10-25 Marzo 2024
Ho atteso 40 anni per questo viaggio. Non ricordo il perché, ma già negli anni 80′ pensavo a questa destinazione, rinviando, trovando scuse o non potendo….; nel 2018, dopo aver studiato un po’ di Russo dopo essere andato a San Pietroburgo l’idea era riaffiorata, impantanandosi nuovamente, dapprima per una pandemia, poi per la stupidità umana.
Nel 2023 avevo ricominciato pensarci, cercavo di organizzare, ma, come sempre, le agenzie italiane mi convincevano a rivolgermi altrove. Avevo allora interpellato 2 agenzie Uzbeke, poi a settembre, tramite Evaneos, ne avevo contattata una terza. L’esperienza positiva avuta tramite Evaneos in occasione del primo viaggio Armeno mi aveva convinto a rinnovare la fiducia così, nonostante qualche iniziale dubbio quando “l’esperto locale” sembrava aver memoria corta, proseguii la trattativa per impostare il viaggio quando questo iniziò ad ascoltarmi davvero. Prenotai il volo con Turkish Airlines ad inizio dicembre, poi confermai il programma concordato e riaffiorò nelle mie orecchie la canzone di Roberto Vecchioni. Sarebbero state 2 settimane, partendo da Venezia diretti a Samarcanda il 10 marzo e rientrando da Tashkent il 25 marzo sempre su Venezia, il tutto via Istambul. E’ stato un viaggio intenso, bellissima la nazione ed in generale la popolazione, ottimo il cibo, non soddisfacente l’assistenza fornitaci dalla agenzia locale, C.A.T.I.A. / Silk Road Destination nella persona del loro referente Saidh, il quale pur gentilissimo al telefono ed in occasione della visita presso la loro sede, ha sempre minimizzato i problemi creati da due degli autisti, arrivando al punto che, quello che in passato alcuni miei colleghi definivano “La mia sindrome di Cassandra” s’è palesata anche qui: per i primi 8 giorni, ci hanno affidati ad un autista idiota, attento ai propri interessi ed al proprio cellulare, ma non conscio del fatto che non consegnava pacchi, ma accompagnava Clienti; d’altronde da un pensionato di 71 anni che fa l’autista perché la pensione non è sufficiente, cosa si può pretendere? La ciliegina finale è sarà l’autista di Tashkent, parzialmente non pervenuto.
Ad onor del vero ammetto anche che, al mio reclamo con richiesta di rimborso, hanno provveduto a bonificare quanto richiesto, pur se a distanza di 45 giorni dalla contestazione. La sostituzione dell’autista alle prime avvisaglie come da me ipotizzato gia dal 2′ giorno di viaggio, avrebbe comunque salvato la situazione evitando maggiori problemi, facendo magari passare per un semplice contrattempo il disservizio finale.
10 marzo Domenica: alle 9.45 l’aereo per Istambul decolla puntuale, ma poco prima dell’imbarco Assunta riceve la telefonata di “Papà” che chiama lei, nonostante i due fratelli si trovino, uno a pochi km e l’altro al piano di sopra: “Non arriva acqua calda!” …così Lei attiva immediatamente la badante, che rifiuta di svegliare il fratello al piano di sopra, fratello che viene allora allertato telefonicamente da Assunta! Iniziamo bene questa vacanza alla quale, sino al giorno precedente, sembrava dovessimo rinunciare. Tesi, ma perlomeno siamo siamo partiti.
L’aeroporto di Istambul è enorme: quasi quanto quello di Amsterdam, ma più recente. Dovendo attendere 8 ore il volo per Samarcanda, abbiamo optato per recuparare qualche ora di sonno allo Yotel Airside: ci siamo alzati alle 5.00, arriveremo a Samarcanda verso le 4.20 della mattina seguente (ora locale) per iniziare a visitarla verso le 11 locali; Dormire fa bene 🙂 . Alle 19.30 lasciamo la stanzetta diretti al Gate ed alle 22.15 decolliamo atterrando dopo circa 4 ore di volo, cena inclusa.







11 Marzo Lunedì: “Non è poi così lontana Samarcanda (cit)” …. che ci accoglie come “un libro aperto”, infatti l’architettura dell’aeroporto rappresenta proprio questo e lo immortalo nella prima delle mie 3780 fotografie Uzbeke. Scesi dall’aereo trascorriamo oltre un’ora in lentissimi controlli doganali prima di incontrare l’autista con il classico cartello con il nostro nome e, presentandoci scopriamo che parla Uzbeko e poco Russo; una cosa in comune l’abbiamo però: anch’io parlo poco Russo😊 anzi, pochissimo. I primi 14km che ci separano dall’albergo fanno già sorgere i primi dubbi su Vali, così si chiama il nostro anziano autista, che in piena notte, senza traffico, nella sua città …sbaglia strada.
L’albergo SANGZOR si affaccia sulla Tashkent Ulica, la via pedonale che collega il Registan alla Moschea Bibi-Khanum ed al Bazar Siyob. Ho dovuto insistere per avere un albergo in questa zona mentre l’agenzia, anche dopo aver confermato il viaggio concordato, persisteva a proporne altri più periferici. Il SANGZOR si rivelerà un’ottima scelta, la migliore di tutto il viaggio, avremo una camera d’angolo al 1’ piano, la n. 214, ci arriviamo alle 6.00 di mattina che sta albeggiando.
Abbiamo il tempo per riposare 4 ore prima di fare colazione e poi incontrare Fazlid, la nostra guida nei primi quattro giorni. Ci accompagna ad una vicina banca per cambiare i primi Euro in Sum: cambio di 1:12500. Impiegherò qualche giorno per abituarmi a queste “dimensioni”. Alla banca ho un primo esempio dell’ospitalità Uzbeka: dopo aver atteso in coda, alcuni “clienti” si rivolgono a me, invitandomi a passare, mentre la guida, vistomi perplesso, mi spiega: “Ti fanno passare perché sei Ospite e qui l’Ospite viene rispettato” …. proprio come da noi penso😊, Rach-mat (grazie) è la prima parola uzbeka che ho imparato, così come l’esprimerla portando la mano destra al cuore. Sorridono al mio gesto di ringraziamento mentre li saluto, poi raggiungiamo Vali, l’autista, che ci aspetta oltre la zona pedonale ed apprendiamo che, di sua iniziativa, ha cambiato il programma. Ancora non siamo consci del problema quindi ci adattiamo: ci conduce alla Cartiera Meros, fuori città, destinazione che sarebbe stata in programma 4 giorni dopo, ma senza la Guida; secondo me è una perdita di tempo: troppo turistica anche se sono interessanti i souvenir in carta. Dalla cartiera rientriamo in città diretti al Mausoleo di Gur-Emir e dopo questa visita ci propongono la pausa pranzo. Noi di solito non pranziamo: sfruttiamo i tempi! Così, mentre l’autista, si eclissa, ci facciamo indicare un negozio dove acquisto la scheda SIM della Beeline per 80.000 Sum e la faccio attivare, quindi ci accomodiamo su una panchina nel parco davanti al Registan mangiando un gelato in attesa che guida pranzi e torni. Al suo ritorno iniziamo la veloce visita alle 2 Madrase ed alla Moschea, sino a quando, alle 16.00 esatte, Faizal ci comunica: “Il mio servizio termina ora, sapete rientrare all’albergo da soli?” Restiamo sorpresi, ma non siamo stupidi e l’albergo lo troviamo di certo, ma l’autista dov’è finito viene da chiederci? … e soprattutto: “le altre 2 visite in Programma per oggi? La Moschea di Bibi Khanum ed il Bazar Siyob?” Chiedo. “Le facciamo i prossimi giorni” risponde Fazlid. Così sorge il primo lieve disappunto: ho impostato il viaggio per avere due mezze giornate libere per me, allo scopo di visitare, con i miei tempi, ciò che non è incluso nel programma e, grazie ad una modifica voluta dall’autista, già mi impegnano parte di quelle giornate che credevo nostre?
Orfani di Autista e Guida proseguiamo la visita al Registan prima di raggiungere la vicina piazza e proseguire in direzione dell’albergo che oltrepassiamo per pranzare, verso le 17.00, sulla Tashkent in un locale che non consiglierei se solo sapessi come si chiama :-). Il dolce non lo prendiamo, cercheremo una delle pasticcerie di cui ho avuto notizia.
Costeggiando la Moschea di Bibi-Khanum, attraversiamo parte della città vecchia prima di raggiungere la Pasticceria Chorraha: bella, buona, con personale simpatico e cortese. Dolci e Tea Nero per l’equivalente di neanche 2,5 euro! Nel frattempo si è scaricato il cellulare e mi sono accorto di ciò solo al momento di uscire, poco male: lo metto in carica con il Power-Bank e mi avvio lungo il percorso che ho mentalmente memorizzato, più tardi scoprirò di averlo memorizzato male! Effettivamente la camminata sembra piuttosto lunga e la conferma giunge quando incontro un passaggio pedonale soprelevato che non risultava sul percorso, ma altrove ed altrove siamo! Faccio appena in tempo a spiegarlo ad Assunta imboccando “la retta via”, prima che la stanchezza della moglie mi azzanni alla giugulare. Passiamo dietro al Registan illuminato prima di raggiungere il posteggio al termine della Tashkent e da qui, percorsi altri 150m raggiungiamo all’albergo.
Non augurarmi Buona Notte, ringhia Assunta, sennò ti mordo!























12 marzo Martedì: Ieri avevo chiesto alla guida di poter fare una deviazione durante l’escursione odierna a Shahrisabz. Avevo chiesto di raggiungere Urgut per una sosta al mercato, ritagliando il tempo da altre eventuali soste lungo il precorso. La risposta era stata affermativa.
Le previsioni meteo non sono delle migliori: annunciano un pomeriggio molto piovoso. Considerato ciò, per risparmiare tempo, concordo con la Guida di sostituire la deviazione ad Urgut con un paio di soste lungo il percorso di andata prima che il cielo rovesci il diluvio, così, dopo avergli chiesto di fermarci a Teshik Tosh ed al Mercato di Pereval, entrambi sul percorso e senza necessità di deviazioni; la guida conferma e mentre ci sta spiegando come a Teshik Tosh siano stati girati alcuni film, … l’autista passa dritto! Resta perplesso anche Faizal che, dopo aver parlato con l’autista, ci dice “Ci fermiamo al Ritorno” e lo ribadisce anche dopo la mia obiezione: “Guarda che nel pomeriggio è prevista pioggia!” Raggiunta l’area di Pereval, l’autista parla con la Guida che ci traduce: “non può fermarsi ora, perché il mercato è sulla sinistra e ci son le telecamere di controllo della strada, ci fermiamo al ritorno”, nuovamente nessun esito alla mia comunicazione “Guarda che nel pomeriggio pioverà e non sarà il caso di fermarsi”. Dopo 4km si ferma per farci ammirare un “nuvoloso panorama” ed alla mia richiesta di “Tornare indietro al mercato di Pereval”, insistono: “Nel pomeriggio!”
Alle 11.10, dopo 2 ore di strada ed un’unica breve ed inutile sosta, raggiungiamo Shahrisabz per iniziare la “passeggiata”, attraversiamo la Porta di Samarcanda, passando sotto i resti dell’Ak-Saray, proseguendo lungo “l’orribile spianata turistica”, per fermarci dapprima in un negozio di artigianato il cui gestore è evidentemente amico della Guida, poi alle due moschee di Kok-Gumbaz e Khazrat al lato opposto del Parco poi fine della visita! Alle 12.50 risaliamo in macchina sotto la pioggia che, come previsto, ha iniziato a cadere copiosa, neppure si degnano di chiede se vogliamo pranzare: si parte e basta! Dopo un po’ chiedo di fermarci ad un bagno pubblico e questo sarà scelto “accuratamente” dall’autista sulla Sinistra della strada “nonostante le Telecamere?”, oltretutto dopo averne saltati altri 5 tutti sulla destra. In Uzberkistan i bagni pubblici si pagano e qui mi ritrovo a pagare anche per l’autista! Dopo pochi km, avvolti dalla nebbia ed in pieno diluvio, ci chiedono se vogliamo fermarci al Mercato di Pereval, che, deserto ed allagato com’è, non merita più la sosta esattamente come avevo previsto al mattino. A Teshik Tosh neanche ci considerano più: Vali guida come un dannato, tra sorpassi azzardati e messaggi in arrivo sul cellulare, che ovviamente legge. Il mio GPS attesterà come il ritorno sia stato più veloce dell’andata, ciò nonostante la pioggia, la fitta nebbia sul passo di montagna ed alcuni chilometri percorsi in più per l’attraversamento della cittadina di Shahrisabz e l’unica sosta del mattino: 2h07” all’andata, 2h00” al ritorno.
Alle 14.45, raggiunta Samarcanda, saluteremo Autista e Guida (il suo servizio non era previsto sino alle 16.00?). Decidiamo allora di raggiungere, per conto nostro, il Bazar Siyob per la visita saltata ieri. La visita al Bazar merita ma, terminato il viaggio, posso affermare che non è il più interessante tra quelli visitati. La cordialità di alcuni venditori è però notevole. Tra fotografie, chiacchiere con venditori ed acquisti vari, assaggiamo anche una “Samsa” da un venditore ambulante, prima di rientrare all’albergo per una breve pausa prima di raggiungere, data la pioggia, un vicino ristorantino il Sayqali Chayana: un paradiso se paragonato con quello adiacente testato ieri.
13 Marzo Mercoledì: Come già accaduto un paio d’anni prima in Islanda e lo scorso in Giordania “il Buon Compleanno si vede dal mattino”: Splende il sole!
Dopo un’ottima colazione incontriamo Fazlid per raggiungere il pessimo autista. Durante la notte, ho trasmesso all’agenzia Locale una mail lamentando i miei dubbi circa le capacità dell’autista e chiedendo allo stesso tempo rassicurazioni sui suoi atteggiamenti nel corso dei prossimi giorni.
Questa mattina iniziamo con la visita l’Osservatorio di Ulugbek, proseguiamo poi alla volta del Mausoleo del Profeta Daniel poi raggiungiamo il Museo Afrasyab per una interessante visita ed una passeggiata sulla collina dove sorgeva l’antica città. Dopo questa sosta ripartiamo in macchina alla diretti al mausoleo Shah-i Zinda che ci rimarrà impresso come uno dei posti più affascinanti della città. Dallo Shah-i Zinda raggiungiamo a piedi il vicino Bazar Siyob, ma ne decliniamo la visita con la Guida in quanto lo abbiamo “Autarchicamente” già apprezzato. Resta allora da visitare l’adiacente Moschea di Bibi Khanum, grandiosa sì, ma non interessante all’interno. Alle 15.45 Faizal ci comunica che “i suoi servizi sono terminati” così ci salutiamo; purtroppo, Assunta si lascia prendere dall’istinto e lascia una mancia esorbitante per il tipo di servizio avuto in confronto a quello delle 3 guide sucessive. Da qui comincia la prima delle 2 mezze giornate libere che avevo tenuto per noi, d’altronde, è un giorno speciale: oggi invecchio!
La cosa che mi ha colpito negativamente di Samarcanda, cosa che avevo gia notato dal primo giorno, è come, attorno ai percorsi turistici principali, sorgano dei “Muri” con annesse alcune porticine. La Tashkent Ulica è quasi tutta così: strada pedonale apparentemente senza vie laterali; stessa cosa attorno al Mausoleo di Gur-Emir. Noi siamo curiosi e dopo aver provato ieri la stradina accanto alla Moschea Bibi Khanum, una porticina decidiamo di attraversarla, è quella accanto alla scuola che si trova davanti all’albergo. Da questa porta non “si va’ nella Città Dolente”, ma in una Città Diversa, che forse si vuole occultare ai turisti: un quartiere di case basse, apparentemente semplici, ma curate con canali di raccolta e scolo dell’acqua in mezzo alle strette viuzze. Incontriamo un gruppo di uomini in abiti diversi dai soliti, alcuni indossano delle fasce e ci rendiamo conto che si tratta di un funerale; le donne le intravvediamo all’interno di una casa mentre gli uomini sono tutti in strada; non sono un reporter così la mia empatia, o forse la sensibilità, mi impediscono di scattare foto o di chiedere il permesso di farlo, passiamo in silenzio velocemente, per non disturbare, mentre sento alcuni di loro chiedersi di che nazionalità siamo, qualcuno dice “Tedeschi”. Poco prima abbiamo ammirato la piccola Moschea Karabay Aksakal, poi raggiungiamo la Moschea Mubarak Mahallah, che ci viene aperta da un simpatico signore che parla solo Russo, ma che, appreso che l’ho studiato senza più averlo parlarlo negli ultimi 6 anni, mi invita con gentilezza a forzarmi, aiutandomi nelle difficoltà. Una bella Persona: si chiama Haydar, gestisce un piccolo negozio di antiquariato che si trova lì accanto ed usa una sala della moschea come deposito. Lo salutiamo e proseguiamo diretti alla Sinagoga Gumbaz, troviamo invece chiuso l’Hamman Dovudi.
Proseguendo siamo usciti dal quartiere all’altezza del Mausoleo Shah-i Zinda e da qui abbiamo proseguito per altri 200m lungo i quali Assunta, distrutta, mi supplica di trovare un taxi per raggiungere l’obiettivo della serata: cenare nella zona del Registan per poi ammirarlo dopo il tramonto. Il taxi lo volevo anch’io così, una volta trovati 2 parcheggiati, abbiamo iniziato la trattativa nella quale si sono intromessi anche due privati che di Taxi avevano solo la loro parola. Dopo alcuni minuti abbiamo raggiunto un accordo: per 3000 sum, uno dei taxi ci avrebbe condotti alla Terrazza panoramica del Registan, (il prezzo ufficiale sarebbe 2200, ma avevo deciso di puntare a 3000 senza lasiare nulla in più).
In 5 minuti, il tassista ha attraversato velocemente il vecchio quartiere raggiungendo, sì la zona del Registan, ma dove ha deciso Lui, poi vedendo i 3000 Sum che gli consegnavo s’è lamentato, facendo intendere di volerne altri ed insistendo ulteriormente al mio diniego, così, seccato, ho fatto scendere Assunta, prima di scendere a mia volta e lasciare i 3000 Sum concordati sul sedile e la portiera aperta! Il ristorantino Shokhrukh Nor non era lontano e le recensioni ne parlavano bene! E’ molto semplice, ma offre offre una discreta scelta, oltretutto, in pieno Ramadan, ci hanno procurano anche una birra. Semplice ma buono, paghiamo l’equivalente di 9,50 euro in due. Il “dolce di compleanno” lo prenderemo più tardi …sappiamo già dove 😊.
E’ il momento per le mie fotografie notturne del Registan. Restiamo li poco meno di un’ora sentendo parlare tutte le lingue, note e non, italiano incluso, prima di imbarcarci su una navetta elettrica che per 50cent di euro ci porterà alla piccola trattoria nei pressi dell’albergo dove ordineremo un’ottima Napoleon sperimentando anche il Salep. Tanti auguri a Me !!





































14 Marzo Giovedì: è il nostro ultimo giorno a Samarcanda, città che ci ha lasciati perplessi: Nuova, Grande, Bella quella che vogliono lasciarti vedere, Interessante quella “nascosta”.
Oggi è la seconda delle giornate che avevamo programmato per averne una metà libera. Il Meteo dice male! Alle 9.00 Vali ci attende al solito posteggio e cerchiamo di spiegargli il nostro programma odierno prima di lasciarlo libero nel pomeriggio. Lui cerca subito di obiettare, poi commette l’errore di chiamare Saidh dell’agenzia nella speranza di farmi cambiare idea e me lo passa al telefono. Appena chiedo a Saidh se ha letto la mia mail del giorno precedente questi si preoccupa e la legge mentre siamo al telefono, poi mi chiede cosa vorrei visitare oggi e mi propone di anche incontrarci al suo ufficio. Si può fare tutto, così con Saidh definiamo il programma prima che questo si faccia ripassare l’autista per spiegare a quest’ultimo il suo compito. Dall’espressione dell’autista traspare come non ne sia entusiasta.
Deciso l’ordine degli eventi ci avviamo: per primo raggiungiamo il Mausoleo di Gur-Emir da dove, a piedi, ci addentriamo nella retrostante “Città Nascosta” alla ricerca di un Mausoleo di cui ho raccolto informazioni: appare anonimo dall’esterno, ma splendente l’interno con il soffitto recentemente restaurato: è l’Ak-Saray ed i 10.000 Sum di ingresso li merita tutti. Da qui, mentre inizia a nevicare, gironzoliamo per quel quartiere nascosto prima di raggiungere l’autista che ci attende per raggiungere poi il Mausoleo di Ishratkhana che scopriamo essere ancora un rudere abbandonato. Qui Vali cercherà di confonderci le Idee mettendoci fretta così, dopo una veloce visita al primo mausoleo, lo informo che vado a scattare “solo” 2 fotografie” anche al mausoleo che sorge sull’altro lato della strada: lui non sa che questo è in realtà il mio vero obiettivo, così attraversiamo la strada ed oltrepassiamo la moschea in restauro entrando nell’adiacente Mausoleo di Abdu Darun con la sua interessante vasca delle abluzioni. Purtroppo nevica e la successiva visita al cimitero che circonda il mausoleo è brevissima; raggiunto l’autista proseguiamo diretti agli uffici dall’Agenzia Locale a conoscere Saidh.
Saidh è un ragazzo giovane, cortese sì, ma forse non molto abituato ad ascoltare i Clienti: minimizza quando gli spiego le “malefatte” dell’autista Vali, anche se, lo ammetto, non gli ho raccontato tutto; Saidh tenta di giustificarlo adducendo argomentazioni banali subito smontate dalle mie risposte. Solo quando gli spiego che anch’io guido e che so come si risolvono agli aspetti della guida che a Vali paiono insormontabili, allora cambia atteggiamento. Si dichiara inoltre sorpreso che la Guida che ci accompagnava a Shahrisabz non sia intervenuta ai primi problemi, ma non ribatte nulla quando gli spiego di come, la mia sensazione sia stata che entrambi, Autista e Guida, avessero fretta di rientrare a Samarcanda e liberarsi prima possibile; Saidh allora promette di parlare con l’autista e che il problema non si riverificherà più. Terminato l’incontro concordiamo l’ultima meta: raggiungeremo il Cimitero Ebraico nei pressi dell’Afrasyab, da dove avermmo voluto rientrare in città a piedi diretti alla pasticceria Chorraha , ma considerando che sta ancora nevicando insiste affinchè l’autista ci attenda all’ingresso per poi accompagnarci sino alla pasticceria e lasciarci li. Più tardi, ripartendo dal Cimitero, l’autista cercherà nuovamente di creare problemi, sostenendo di non conosce la Pasticceria Chorraha, di cui gli avevo già dato l’indirizzo in precedenza, (oltretutto Chorraha è anche il nome della strada su cui si trova e sempre con Lui ci siamo passati davanti in macchina 2 volte negli ultimi giorni); insisterà affinché io attivi il mio navigatore, cosa che non farò, limitandomi a dirigi, in russo: Avanti, a Destra, a Sinistra ed infine stop una volta giunti a destinazione.
Al nostro ingresso le addette della pasticciera ci riconosceranno immediatamente e noi faremo del nostro meglio, assaggiando sia la parte Salata che la parte Dolce della loro produzione, infine visiteremo l’adiacente Moschea Zudmurod prima di rientrare all’albergo per impacchettare le valigie. Terminata la nevicata, ma con una temperatura prossima allo zero, ceneremo nuovamente, al Sayqali Chayana dove i gestori sono talmente cordiali da meritare un encomio.
15 Marzo Venerdì: Lasciamo Samarcanda sotto il sole, ma con una temperatura di qualche grado sotto lo zero. Pranzeremo a Mitan presso una famiglia locale, per poi raggiungere in serata Bukhara.
L’autista per tre volte “salta” le soste che gli chiedo fingendo di non sentire, sono allibito! Gli spiego allora che desidero fermarmi ad un distributore di Metano/Propano con la lunga fila di macchine in coda, dopo che ne ha già saltati 2 richiesti, ma ferma ad uno con soli Camion: qui la fotografia che voglio fare è impossibile! Lui allora sorride e dice “OK, ci fermiamo a Navoy”. Il giorno dopo apprenderò dalla Guida di Bukhara quanto l’autista sia stato scorretto: “Le code di quel tipo si verificano solo nella regione di Samarcanda”, la guida ci spiegherà anche come Navoy e Bukhara si trovino in altre Regioni dove quel problema non si verifica perché è tipico della zona di Samarcanda.
Sempre fingendo di non sentire, o capire, l’autista “salterà” altre due soste a dei cimiteri particolari che avvisto da lontano. Da quel momento, infastidito, inizierò a monitorare il GPS che sta registrando la traccia, e le mie mappe OpenStreetMap per prevenire ulteriori giochetti. Nel frattempo, raggiunta Mitan e lasciata la strada principale, percorriamo viottoli di campagna attraversando ad una zona rurale periferica. Ad un rallentamento chiedo una sosta e l’autista, e Lui, pur fermandosi, si infastidisce. Poco oltre raggiungiamo la casa dove ci attendono i padroni di casa con due delle figlie e la Guida locale Shahzod che parla un ottimo italiano ed è professore di Inglese. Cucinano all’aperto cercando di coinvolgere anche Assunta mentre io fotografo. Un pranzo interessante, ed abbondante per noi che di solito non pranziamo in viaggio. Al termine insistono affinché indossiamo abiti tipici uzbeki per una fotografia di gruppo prima di ripartire.
Saliti in macchina con la Guida Locale e l’autista, considerato che il programma di viaggio prevede un giro per il paese, chiedo alla guida quanto disti. Dopo uno scambio di frasi tra la Guida e l’Autista, che mi auguro di aver capito male, la Guida traduce: “Avete in programma altre 3 visite lungo il percorso e non c’è tempo per andare in città”, a questo punto sbotto! Ho veramente perso la pazienza, infatti ho capito davvero le “visite” di cui l’autista ha parlato ed infastidito rispondo: “Dì pure all’autista che, La fabbrica di Tappeti e la fabbrica di Ceramiche NON sono nel programma e che nessuno gli ha mai chiesto questo: gli ho chiesto solo la sosta al Caravanserraglio di Navoy e le soste che prima ha saltato; quindi, ora, andiamo a vedere il Bazar!” La visita al Bazar durerà circa 30 minuti durante i quali la Guida ci accompagnerà spiegandoci alcuni aspetti ed ascoltando le mie “lamentele” circa l’esperienza con l’autista.
Un peccato la brevità della sosta: era piacevole interagire con i locali, incuriositi da stranieri che si aggiravano tra le loro bancarelle. Con rammarico siamo ripartiti dopo la brevissima sosta con l’autista che guidava a maggior velocità, sbuffando all’attraversamento di due villaggi con molto traffico. Sbuffasse pure quanto voleva, ma tenendo d’occhio le mie mappe ed il GPS l’ho anticipato facendogli dire dalla “signorina del traduttore online”: “tra 10km ti fermi al cimitero sulla destra”, e mentre lui si fingeva perplesso la “signorina” ripeteva: “tra 5km ti fermi al cimitero sulla DX”, poi nuovamente: “tra 2km ….” Quando gli ho detto “Adesso” Lui, credendosi furbo, s’è fermato, sul bordo della strada, accanto ad un muro, dicendomi… “non c’è niente vedi?”, a questo punto il traduttore gli ha comunicato: “E’ la recinzione del Cimitero!” poi IO aggiungo: “Avanti, la strada a Destra”. Lui si è fermato all’inizio della stradina indicatagli insistendo: “non c’è niente!” …. senza dirgli nulla siamo scesi raggiungendo a piedi l’ingresso del Cimitero ed entrandovi a scattare alcune foto, poi, tornati, abbiamo constatato come l’auto si fosse posteggiata da sola, “all’insaputa dell’autista 😊 “, nell’apposito parcheggio 20 metri oltre.
Abbiamo raggiunto Navoy senza più trovare distributori di carburante “fotogenici”. Nel frattempo avevo imparato a prevenire “l’uomo al volante” così, prima di raggiungere il Caravanserraglio di Malikrabot, ho iniziato a pressarlo: “tra 15km”, … “tra 10 km”, …“tra 5km” sino a quando l’ho avvistato e gli ho comunicato “Eccolo! Ci fermiamo qui!” Non aveva scuse: Il parcheggio era enorme e l’ingresso ben visibile! “2 minute Click Click” mi ha detto Vali, io gli ho risposto semplicemente “Vediamo!”
Il Caravanserraglio non meritava: un portale, una tabella turistica e qualche rudere oltre il portale stesso, null’altro…. a parte il Piccolo Roditore, simile ad una Marmotta, ci ha studiati per alcuni minuti, dall’ingresso della sua tana. Il Caravanserraglio no, ma la Vecchia cisterna d’acqua sul lato opposto della strada quella “si” era interessante. Assunta è rimasta alla macchina, io mi sono preso il tempo necessario ad attraversare l’autostrada, osservare un aereo in decollo, visitare e fotografare la cisterna prima tornare alla macchina. Da lì in poi Vali, pareva un pilota in gara, ma contrariamente a quelli lui, guidando, rispondeva al cellulare. Si è fermato ad un “Pit Stop” per comprarsi del succo di Melograno e ripartire senza scendere, forse perché, nel frattempo, si erano intensificate le telefonate che riceveva ed effettuava. Dopo la giornata con l’inadatto autista, abbiamo raggiunto Bukhara verso le 18.00, poi il driver, scaricate le valigie, ci ha salutati indicandoci l’ingresso dell’albergo e dandoci appuntamento al prospicente posteggio per le 9.00 del mattino seguente e raccomandandoci di essere puntuali, ….. poi VIA sgommando!
L’albergo Safiya dalla strada non si nota, l’unico indizio è un’insegna all’ingresso dello stretto viottolino. Il receptionist, in pessimo inglese, ci ha ricevuti ed ha chiesto per che ora volevamo la colazione al mattino dopo, poi ha lasciato che ci portassimo le valige da noi. Sono bastati pochi minuti per constatare la differenza tra questo ed il precedente albergo prima di uscire per sgranchirci le gambe intorpidite dall’immobilità del viaggio e per cenare. Nei pressi della Lyabi Khause, imboccato un viottolino, abbiamo trovato l’ingresso della attraente Chayxana Hoja Nasriddin: pochi clienti, gradevole l’arredamento, buono il Plov e la birra! Recuperate le forze abbiamo passeggiato ammirarando alcuni dei negozi ancora aperti, prima di rientrare nella angusta e buia cameretta, la n. 104.




































16 Marzo Sabato: “Oggi le Comiche” al Safiya va in scena al mattino presto. Ieri abbiamo concordato per la colazione alle 8.00, ma Assunta è in ritardo e mi suggerisce di precederla, sono le 8.17 quando raggiungo la “Sala Ristorante” che si presenta buia, con le sedie accatastate sui tavoli mentre l’unico tavolo “libero da sedie” ha il piano di vetro coperto di briciole e chiazze del succo spantovi il giorno prima. Sul bancone del Self-Service nulla di commestibile … solo una pinza, un taglierino ed alcuni fili elettrici dei quali alcuni sguainati! Il buongiorno si vede dal Mattino? Una porta spalancata immette nella adiacente cucina dove c’è una signora intenta ad armeggiare con una pentola. Chiedo della colazione in inglese, ma non capisce, provo allora con “Savtrak (colazione in russo)”, ma solo alla terza volta, quando ci aggiungo anche “Dove la Colazione?”, questa lascia la cucina, per urlare qualche cosa dalle scale, tra cui la parola “Savtrak“. Poco dopo, in ciabatte e camicia sbottonata, scende il receptionist della sera prima ed inizia a preparare i tavoli: a preparare, non pulire! Nel frattempo, sono scesi Assunta ed altri due ospiti e tutti presentano sul volto la medesima espressione stupita!
La colazione consisterà in 6 piattini, rivestiti da cellophane, tutti a “temperatura frigo”, contenenti Frutta, Verdura, Formaggio, Salame, Bliny e Baklava; di caldo ci sarà solo il caffè che chiediamo espressamente. Pane? …neanche il profumo!
Mentre siamo così “ammaliati” dal servizio ricevo il messaggio di Saidh, il referente dell’agenzia, che chiede “Come va il viaggio?” Immaginate la risposta? NO, non la Immaginate 😊! Gli ho scritto genericamente del disservizio all’Hotel aggiungendo “…. Non manderei altri turisti italiani qui…”, gli ho inoltre scritto che l’autista ieri ha cercato di farci saltare parte del programma inventando visite inesistenti, ma Saidh ha semplicemente risposto “…di solito non abbiamo recensioni negative su questo albergo…” e per quanto riguarda Vali, “..potrebbe aver ragione lui, se volete inserire visite fuori programma qualche cosa lo dovete saltare… ma gli riparlerò”. A Saidh spiegherò nuovamente come a Vali fosse stata chiesta UNA visita fuori programma mentre questo ne aveva inserite di sua iniziativa altre DUE diverse e mai richieste oltre che non a programma, saltando inoltre quasi tutte le altre “soste” richieste; gli ripeterò poi il dubbio già espresso 3 giorni prima chiedendogli: “Come si comporterà Vali nel lungo trasferimento Bukhara- Khiva?” A questo quesito nessuno ha mai fornito risposte, o meglio: la risposta la darà Vali, 2 giorni dopo, quando infine ci litigherò!
In leggero anticipo siamo al posteggio, dove l’inetto Autista ci informa che la Guida è in ritardo ed arriverà verso le 9.30, così approfittiamo per una gradevole passeggiata mattutina ammirando alcuni edifici fuori programma. Alle 9.03, è arrivato anche il messaggio di Saidh che informa del ritardo.
La sig.ra Shohsanam, appare da subito una persona interessante. Scopriremo anche che ha una forte personalità: sarà la migliore guida di tutto il viaggio! In macchina raggiungiamo il Parco Samonid, da dove, finalmente a piedi, inizieremo le visite. Lungo il tragitto abbiamo scorto alcuni elementi interessanti ed ho spiegato a Shohsanam come, il giorno seguente al termine delle visite programmate, vorrei farmi accompagnare ad un punto preciso e da lì rientrare a piedi attraversando la Città Vecchia, si dichiara interessata anche Lei ed aggiunge che farebbe volentieri con noi quel percorso, pur non nel programma. Attraversando il parco Samonid raggiungiamo il Mausoleo Ismail Samani e da qui proseguiamo verso il Mausoleo Charma Ayub. Lungo il percorso chiacchieriamo con la Guida facendo conoscenza e, dopo una prima parte in cui pare un po’ trattenuta, ascoltando le mie perplessità circa l’autista si fa spiegare meglio il concetto e chiede se a Shahrisabz e Mitan non ci fossero guide con noi, allora approfondisco, ed infine Lei commenta: “Ora capisco perché Vali vi teme!”. Da quel momento in poi con Shohsanam parleremo molto più schiettamente ed amichevolmente: veramente una Bella persona! Chiacchierando ha capito benissimo cosa ci piace, così, raggiunto il Bazar lo attraversiamo in lungo ed in largo, facendo acquisti, compriamo anche il Pane per la colazione del giorno dopo, non si sa mai 😊.
Lasciato il Bazar, raggiungiamo la moschea di Bolo Hauz di fronte alla quale pranzeremo nell’omonimo ristorante continuando le interessanti conversazioni. Terminato il pranzo visiteremo l’Ark, poi il complesso di Kalon, il Toqi Zagaron e le madrase Ulughbek e Abdullaziz Khan. Raggiungeremo la piazza Lyabi Khause verso le 18.30; Shohsanam sembra non avere orari, Lei alle 16.00 non ci ha comunicato la fine del servizio come aveva fatto il collega di Samarcanda, considerata la Sua disponibilità, concordiamo di incontrarci il giorno seguente, sempre verso le 9.30. Noi ceneremo nel medesimo ristorante della sera prima, passeggiando poi per altri negozi; infine, a nanna!
17 Marzo Domenica: “Oggi le Comiche” Seconda puntata! Raggiungiamo la “Sala Ristorante” verso le 8.30, dopo aver lasciato maggior tempo per preparare la sala dove ci sono già altri 2 clienti; sul nostro tavolo compaiono già i “sei piattini monodose incellophanati ed a temperatura frigo”, copie esatte di quelli di ieri. Sul bancone svetta solo un Tetrapak del succo; manca il Pane, anzi no, quello lo abbiamo portato noi ed alla presenza del cameriere, ne offriamo anche ai due turisti, questi, sorridendo, declinano l’offerta. Il cameriere imperterrito ci chiede se desideriamo d’altro, da bere ovviamente: 2 caffè e 2 bicchieri di succo d’arancia (il Tetrapak del Succo è sul bancone, ma non scorgo bicchieri).
Il caffè arriva, il succo No, il cameriere è svanito! Trascorsi inutilmente altri minuti, cerco nella vuota cucina adiacente, quindi nei ripiani nascosti della sala colazione e non trovando bicchieri od altri contenitori mi avvio alla reception; incontrando l’addetta sulle scale questa mi chiede se cerco qualche cosa, ovviamente “cerco i bicchieri!” così lei risponde che li fa portare, infine, trascorsi inutilmente altri minuti, raggiungo la reception dove la stessa addetta risponde nuovamente che li fa portare, “ok” rispondo io, “ma li faccia portare adesso, perché sto facendo colazione ora, non domani!”. A quel punto si alza, mi segue, va in cucina e finalmente porta i bicchieri ed accortasi che stiamo spezzando il NOSTRO pane, accenna un sorriso. All’uscita si scuserà dicendo che “Il cameriere non ci poteva servire perché aveva urgentemente dovuto andare in negozio” … io ovviamente non credo agli UFO, ma non ho chiesto a comprare cosa fosse andato al negozio.
Raggiunto il punto d’incontro constatiamo come la guida non sia ancora arrivata, poco male: approfitto per fare un’ispezione nei dintorni della piazza e, scoperta una stazione dei pompieri, mi lancio e con qualche parola di russo, dichiarandomi “un ex collega italiano”, chiedo di poter scattare foto ed avuto il consenso mi scateno 😊 prima di aggiungere Assunta, Autista e Shohsanam. Con Lei concordiamo la giornata: inizieremo con due siti saltati ieri, poi i 3 obiettivi in programma per oggi, infine raggiungeremo il Cimitero Ebraico per proseguire a piedi; mentre spiega questo all’autista, alle parole Cimitero Ebraico, Vali ha una reazione stizzita e fa capire che la sosta deve essere breve; “questo non capisce un C…O!” mi ripeto, infatti Shoshanam gli spiega nuovamente il concetto per cui al Cimitero Ebraico il suo servizio finisce perché sappiamo camminare, Lui si tranquillizza.
La moschea Chor Minor è Piccola ma particolare, vale la pena vederla: la Casa Mausoleo di Fayzulla Khodjaev, è molto interessante, gradevole il siparietto degli sposi impegnati nel loro servizio fotografico. Da qui proseguiamo diretti alla località di Kalaya per visitare Chor-Bakr, un interessante complesso religioso, poco afollato, che include moschea, necropoli e diversi mausolei. Passeggiamo osservando anche dei bambini estasiati da un pavone. Poi raggiungiamo il Sitorai Mohi Xosa, la residenza estiva dell’ultimo Khan di Bukhara, questa comprende il Palazzo principale, un enorme giardino ed il Palazzo dell’Harem, c’è anche un interessante museo dedicato ad abbigliamento d’epoca. Una rilassate passeggiata al caldo sole di marzo ed un Tea sotto la struttura in legno prima di ripartire con la bianca carrozza condotta dal cocchiere Vali, alla volta di Bogoudin dove visitiamo il Mausoleo di Bakhouddin Naqshband.
Raggiungeremo l’ingresso dell’enorme Cimitero Ebraico di Bukhara, proprio mentre sta chiudendo. Il poliziotto di guardia purtroppo non ha la medesima cortesia di quello incontrato fuori dalla Sinagoga di Samarcanda e ci risponde che, per motivi di sicurezza, non ci può far entrare fuori orario. “Sicurezza in un Cimitero?” Si son fatte le 16.00 e Shohsanam ha deciso di accompagnarci, così ci incamminiamo verso nord, attraversando parte del vecchio quartiere ebraico e raggiungendo il centro in brevissimo tempo per cenare, tutti assieme, al ristorante Termir’s, anche oggi Shohsanam sarà nostra gradita ospite.
Ci saluteremo verso le 20.30 poi noi proseguiremo per un gelato da Giotto ed una passeggiata per negozi dove acquisterò un disegno che ritrae un danzatore Derviscio stilizzato. A nanna presto: Vali, prima di scappare dopo averci consegnati al Cimitero Ebraico, ha raccomandato di “Essere pronti alle 8.00 di mattina perché la strada è lunga e brutta quindi partiamo un’ora prima del previsto”: lui ha detto 600km a me ne risultano 450, il GPS ne registrerà 433. Non ho obiettato nulla perché a noi va bene partire presto e fermarci lungo il percorso per arrivare a Khiva nel tardo pomeriggio, come da programma.









































18 Marzo Lunedì: Alle 7.50 saliamo in macchina; abbiamo saltato la colazione che oggi, finalmente, appariva degna di quel nome mangiando poco e velocemente per essere puntuali. 40 km dopo Bukhara inizia il deserto, sempre più brullo. La strada non è male, anzi, diventa un’autostrada a 4 corsie. Nel corso della mattinata, la foschia lascerà spazio ad una giornata limpida.
Vali guida velocemente, non rallenta neppure quando cerco, in corsa, di fotografare alcuni soggetti. Trascorse poco più di due ore e percorsi 180 km, per la prima volta in sette giorni, chiede se vogliamo fermarci, ma lo fa nel mezzo del nulla. Ovviamente gli dico NO: sto attendendo un punto che si trova 38km più avanti e che non può non conoscere se lo conosco io, si tratta del monumento che segna il Confine tra 2 regioni! Gli spiego che ci fermeremo lì e visti i suoi dubbi, gli faccio leggere il punto sulle mappe, ma lui finge di non conoscerelo, anche quando gli mostro una fotografia! Occhio allora alla mappa allora! Il monumento lo avvistiamo da 4 km di distanza ed ha tutto il tempo per rallentare e fermarsi. Mentre scendo ripete il suo concetto: “2 Minute Click Click!”, ovviamente non lo ascolto più, oltretutto so, che 500 metri oltre c’è un’altro monumento ed IO ho bisogno di muovermi … e non solo. La pipì la farò in un avvallamento del Deserto Rosso poco oltre la Stele di Xorozem. Fotografie ne scatterò più di due, mentre anche Assunta si sgranchirà camminando, poi avviandomi a piedi comunicherò all’autista: “Cammino fino al monumento seguente, vieni lì” il tutto mentre Assunta risale in macchina per scendere una volta raggiunto il monumento successivo. 15’ minuti di pausa in tutto, breve vero? Poi si riparte, più veloci di prima, sino a quando un poliziotto lo ferma ad un controllo poco oltre.
Costeggiamo il fiume Amudarya oltre il quale si scorge il Turkmenistan, passiamo la struttura del confine tra le regioni di Xorozem e d il Karakalpakstan che tento di fotografare mentre Vali non rallenta. Deviamo lungo una strada laterale mentre sto chiedendo di fermarci alla stazione del paese successivo e Vali mi spiega che, non passiamo per quel paese, ma percorriamo un’altra strada; bene, allora “Fermati ora che fotografo quel treno che sta passando!” Infatti non si ferma: rallenta proseguendo lentamente e si mostra indispettito quando abbasso il finestrino per fotografare, poi prosegue verso il Ponte di Ferro sul fiume Amudarya, ponte che scorgo da lontano mentre Vali spiega come sia proibito fotografare o fermarsi in quanto zona militare. la coda di macchine ferma prima del ponte la scorgo da lontano! Sono le 11.30, attenderemo oltre 20 minuti affinchè un treno attraversi il ponte, ponte che ha funzione sia stradale che ferroviaria. Nel frattempo, mi sgranchisco le gambe e raggiungo il posto di controllo dove, fingendo di non sapere nulla, mi informo: “Posso fare fotografie?” mi rispondono: “No, è zona militare”, ma mi suggeriscono di scattare, attraversandolo, dall’interno della macchina. Obbedisco!
Quando il passaggio si riapre, Vali scalpita: i limiti di velocità nei paesi non esistono più, s’innervosisce ai semafori e ad uno fortunatamente“manca”, 2 signore ed un bambino che stanno attraversando, non rallenta neppure quando lo chiedo espressamente…… Ho raggiunto il “Limite di Sopportazione” così, considerando che non sono neanche le 13.00, a fronte di un programma che recita “soste lungo il percorso se volete anche per pranzare”, rammentando che Saidh mi ha garantito che l’autista si sarebbe fermato a richiesta…… dopo aver scorto da lontano un cimitero gli intimo: “Fermati la e segui la macchina nera che gira a destra!” Lui ha capito perfettamente, ma non vuole eseguire, così prima della strada indicatagli entra in uno spiazzo tra 2 edifici, sulla sponda di uno stagno ed alzata la voce urla “C’è un fiume, non si passa!”; Italiano lo sono Sì, ma non significa stupido, così dopo avergli detto: “è uno stagno, non un fiume” chiamo al telefono Saidh che risponde immediatamente e, in viva voce, gli spiego l’ennesimo problema, “Non volontà dell’autista a fare il suo lavoro”, l’autista nella sua lingua ribadisce il suo concetto: “Fiume non si passa senza ponte“. A Saidh spiego “No Fiume: Stagno, lui prosegue e seconda strada gira a destra quindi aggira stagno”.
Vali credendosi furbo riparte in direzione opposta a quanto indicato. Solo quando anch’io alzo la voce allora si ferma e fa retromarcia, mentre Saidh è ancora in linea, quindi riprende la strada ed a quel punto, ad alta voce, gli intimo: “vtroy na sprava (la seconda a destra)” strada che finalmente imbocca, poi insito: “Priamo (Avanti in russo)” e dopo 30 metri siamo al cancello del Cimitero di Yangyariq che Vali attraversa in macchina senza rispondere nulla quando, sempre in russo e sempre in vivavoce gli chiedo: “Che cos’è questo, l’ingresso vero? ..ma dov’è il fiume?”
Scendiamo mentre Vali chiama qualcuno al telefono e lo sentiamo urlare da lontano per qualche minuto. Siamo stufi di lui: dopo 8 giorni di suoi mezzucci, decidiamo di prenderci “il nostro tempo”, visitano l’ampio il cimitero per soli 20 minuti, nel frattempo altri 15 li ha già persi da sé con i suoi giochetti. Quando risaliamo infierisco prendendolo per il “culo” ed indicandogli, sempre in russo, il percorso: “oltre il cancello vai a sinistra”, “Alla strada grande vai a destra……” ed ancora “Continua dritto verso Khiva per 30km”. Lui ora guida sempre più veloce e fa altre 2 telefonate ….
Dopo 25 km, entrando a Khiva è costretto a fare una inversione perché hanno chiuso una strada così, sempre prendendolo per il “Culo” quando si ferma per chiedere informazioni gli dico “Questa è la Stazione, noi andiamo all’hotel….”, poi, raggiunta la alla città vecchia vi accede dalla porta nord in contromano nonostante la palese segnaletica di Divieto…. Infine, mentre lui indeciso cerca tra le stradine, scorgo l’albergo ed affondo un ulteriore colpo al suo ego:” Quello è l’albergo Grand Vizir, non c’è fiume, andiamo lì”: Si ferma, scarica le valigie e sgomma via! Siamo liberi, ma siamo arrivati all’albergo alle 14.00 mentre il programma concordato con l’Agenzia recitava: “… possibilità di pranzare e di soste lunge il percorso, ed arrivo a Khiva nel tardo pomeriggio”. Questo in 6 ore non ci ha neanche mai chiesto se dovevamo andare in bagno! Un autista così non lo avevo mai incontrato, neanche in Romania, quando, credendo che non capissi la sua lingua, uno parlava al telefono di me raccontando alla ragazza con cui conversava di come avrebbe allungato il percorso per farmi pagare di più, elemento che è poi rimasto muto quando gli ho detto, nella sua lingua, di offrire una cena alla fidanzata con i miei soldi, ma senza attendersi un Leu in più di quanto indicava il tassametro”.
L’albergo Grand Vizir di Khiva è accogliente, cortesi ed efficienti i ragazzi del servizio, ancora di più quello che ci ha raccontato di studiare l’italiano e con il quale, per aiutarlo, ci siamo intrattenuti più volte a conversare, discreta la camera n. 209, al 1’ piano.
Oggi è una giornata soleggiata, domani sarà nuvolosa, così, decidiamo di scaricare la tensione con una sgambata in città. Sarà una gradevole passeggiata per viottoli e stradine affollate da turisti, apprezzando la cordialità delle persone che, sorprese dal fatto che ci aggiriamo da soli, colgono l’occasione per soffermarsi a chiacchierare in inglese. Dopo il tramonto ceneremo alla Bir Gumbaz Tea House, un misto tra negozio e ristorantino, semplice ma gustoso con un servizio cordiale e discreto. Il rientro notturno all’albergo Grand Visir sarà una gradevole passeggiata per tranquilli viottolini.
19 Marzo Martedì: Lila è la guida che si occuperà di noi oggi e domani mattina, è una simpatica mamma di 25 anni, ci descrive la città con il medesimo entusiasmo di cui ci racconta dei due figli, Israel e Bahora. Camminiamo molto ripercorrendo talvolta viuzze già percorse ieri. Iniziamo dalla Porta di OTA ad ovest, entriamo nella vicina Madrasa ora trasformata in albergo e ci spiega la storia del Minareto incompiuto di Kalta. È una giornata fresca e leggermente ventilata, così approfitterò di una sosta per un Tea per tornare velocemente all’albergo a prendere un Gillet che avevo dimenticato. Si può fare senza problemi, la città e piccola …. e la gente Non Mormora 😊.
Anche qui Assunta è scatenata con gli acquisti, ma decido che è ora di smettere di lasciarla accettare sempre il prezzo richiesto, senza mai contrattare, così al primo anello che “non Contratta” lo faccio io al suo posto 😊
Nel corso della giornata visiteremo numerosi edifici, Madrase, Palazzi, Moschee…. poi Lila ci saluterà ed Assunta inizierà a lamentarsi per la stanchezza (lo sono anch’io, ma lo nascondo bene 😉 ). Proseguiremo da soli, uscendo dalla Porta Darvoza quella ad Est, per visitare la vicina moschea prima di rientrare nella città dalla stessa porta e proseguire verso altri edifici e piazzette prima di rtornare alla Bir Gumbaz Tea Hosue ed accasciarci su un tavolino; ieri ci è piaciuta sia la cena che la signora che ci ha servito, la stessa signora che ora sorride dopo averci riconosciuti. Oltretutto qui servono anche birra, nonostante il Ramadan! Dopo cena rifaremo la gradevole e fresca passeggiata sino all’hotel.



































20 Marzo Mercoledì: Lila e l’autista odierno sono puntuali un po’ meno noi, partiamo che sta piovendo. Lila è più loquace di ieri, in macchina, ammirando il paesaggio e cercando di carpire immagini durante il viaggio, si fa quasi fatica a seguirla, oltretutto, dopo averci spiegato le cose ci interroga per vedere se stiamo attenti e se abbiamo capito 😊
In un’ora siamo Toprak Kala dove, fortunatamente, non ha piovuto, il terreno è asciutto e batte un discreto vento sotto un cielo nuvoloso ma che permette buona visibilità sui dintorni, poi ci spostiamo ad Ayaz Kala. Una sosta fotografica ai piedi delle fortezze prima di raggiungere il Campo di Yurte dove lasciata la macchina iniziamo la salita, dapprima su un tratto sabbioso, poi su sassi e roccette. Sono solo 50 metri di dislivello che ad Assunta sembrano infiniti, ma solamente per la sua paura di scivolare con scarpette leggere inadatte al terreno. La Sua curiosità e l’amorevole aiuto del marito le consentono di giungere in “vetta” da dove apprezzerà il panorama e la vista sulla seconda fortezza. Più lenta sarà la discesa, prima della “sosta tecnica ai box” e dello scambio di saluti e regali con Lila prima di ripartire, dopo un’ora abbondante di visita, diretti a Nukus che raggiungeremo 2 ore più tardi. L’autista parla solo uzbeko, ma è professionale e capisce al volo quando gli si chiede una pausa. Decidiamo di saltare la visita alla fortezza di Kyzyl Kala perché mentre arriviamo inizia a piovere forte, smetterà 20 km più avanti per non ricominciare più sino a sera. Lungo il percorso faremo svariate pause per fotografare Treni, Camion per il trasporto del cotone, Miniere a cielo aperto, Sculture sul fianco di colline.
Avevo letto che Nukus è stata costruita all’epoca dell’URSS ed in effetti i grandi viali e le architetture confermano ciò. L’albergo Jipek Joly e gradevole e la camera 205, al 1’ piano, è ampia e pulita. Ci daranno la medesima stanza anche al ritorno dall’Aral. Cortesi gli addetti al servizio. L’albergo si trova a metà strada tra il Bazar ed il centro dove si trova il tanto pubblicizzato Museo di Arte Sovietica. A noi interessa la vita quotidiana e la Cultura locale, prima dei musei, quindi raggiungiamo il Bazar.
E’ un vero bazar, più spontaneo e ruspante di quelli di Samarcanda e Bukhara, ancor più di quello di Mitan. Arriviamo percorrendo una strada di case basse per poi attraversare il largo viale ad un semaforo prima di superare la stazione dei microbus per immergerci tra le bancarelle e nella folla di persone interessate e curiose, sorprese di vedere due occidentali a loro volta sorpresi di trovarsi in quel luogo brulicante di vita. Qualcuno nega il permesso di fotografarlo, altri ci invitano a farlo, molti si informano da dove veniamo, una signora chiede di vedere le fotografie che scatto. Questo è uno degli aspetti che cerco nei miei Viaggi: il contatto con le persone locali, la vita quotidiana e la natura, prima dei musei. Siamo distrutti, ma entusiasti quando decidiamo di lasciare il Bazar, scegliamo di attraversare un altro settore del “posteggio” dei mezzi pubblici prima di salire un ponte pedonale per scendere dalla parte opposta oltrepassando il viale.
S’è alzato il vento e lungo le ampie strade, senza il riparo degli edifici si sente bene, inoltre sta accumulando nuvoloni scuri. Allunghiamo il percorso per vedere un altro scorcio della città prima di andare a cena. Ho già memorizzato 3 ristoranti ed uno in particolare è nel mio mirino, spero solo che Assunta resista! Passiamo nei pressi del Museo e proseguiamo verso ovest girando al secondo incrocio, diretti al mio obiettivo. Da fuori è una struttura semplice ed Assunta è perplessa mentre io da una finestra ho già adocchiato la cucina e scalpito. Assunta implora che sia un ambiente gradevole, non ruspante, così, sicuro per quanto ho scorto dalla finestra Le propongo: “Entriamo, guardiamo e mi dici subito SI o NO, se è NO usciamo ed andiamo al prossimo”.
Il SÌ consiste nell’accelerata di Assunta verso i tavoli 😊. E’ stata la miglior cena dell’intero viaggio al SOFRAM Restoran dove abbiamo pagato l’equivalente di 17 euro scarsi, in due. Pioveva all’uscita, ma l’albergo era dietro l’angolo a 50 metri, poi durante la notte un Black -Out ed il rumore della pioggia per alcune ore.
21 Marzo Giovedì: Inizia quella che per me è forse la parte più attesa. Dopo una semplice colazione si parte diretti al Campo di Yurte sul lago Aral per rientrare a Nukus domani sera. Portiamo solo uno zaino contenente il necessario per la notte e qualche ricambio per entrambi oltre al mio zaino fotografico. Le valige le lasciamo in albergo. La Jeep ci attende sulla porta: una Toyota dotata di snorkel, portapacchi rinforzato sul tetto, ruote tassellate e sospensioni rialzate…. dà l’idea di cosa ci attende, ma la realtà supererà la mia fantasia. La signora che gestisce la società che organizza l’escursione si presenta e scambiamo qualche battuta mentre si occupa anche del carico di quanto servirà per la cena e la mattina seguente.
Ruslan, così si chiama l’autista per questi due giorni, parla uzbeko e poco russo, capisce qualche parola di inglese. È sveglio, in gamba e simpatico si rivelerà un ottimo guidatore di fuoristrada, oltretutto comprende al volo le necessità dei Clienti, talvolta le anticipa. Sarà Il miglior autista in questa esperienza Uzbeka.
Dopo 20 km raggiungiamo Mizdakkhan, una antica necropoli islamica che sorge su colline, con i mausolei più antichi sulla sommità ed un panorama sulla pianura circostante. È enorme, è interessante. Due km oltre si scorge la fortezza di Gyar Kala. Ruslan ci spiega: “avete 45 minuti disponibili alla necropoli, poi altri 30 circa alla fortezza”, lui ci attende alla macchina. Questo sì, è un autista! Risaliamo la necropoli, visitiamo l’interno del primo mausoleo per poi proseguire sulla collina attraverso le varie strutture. Osservando da lontano la Fortezza di Gyar Kala mi ricordo quanto ci ha detto Lila il giorno precedente: “Con la pioggia il terreno argilloso di queste fortezze diventa scivoloso e può non essere sicuro visitarle”; a Mizdakkhan è già scivoloso nonostante qualche camminamento in pietra e ghiaia. Decido così di non visitare la Fortezza dedicando più tempo alla Necropoli. Mentre visitiamo ricomincia a piovigginare poi, saliti in macchina, raggiungiamo la base della Fortezza ed abbiamo la conferma che la salita non è affrontabile né a piedi né in macchina. Abbiamo comunque dedicato più tempo alla necropoli, qui ci saremmo impantanati facendo 3 passi avanti e 2 indietro. Ripartiamo in direzione nord verso a Kungirot che raggiungeremo dopo 90km di strada dritta ed ampia, ma con asfalto degradato. Lungo il percorso chiedo a Ruslan se sia possibile una sosta alla Stazione ferroviaria di Kungirot per alcune fotografie e mi spiega che oggi non raggiungeremo la città, perchè svolteremo poco prima verso ovest, la attraverseremo invece domani al rientro. Comunque, quando arriviamo in zona sta ancora diluviando mentre proseguiamo lungo la strada che conduce al Kazakistan ed all’altopiano di Ustryurt. Chiederò alcune soste per fotografare treni e quelle che mi dice essere una Fabbrica di Soda ed una Cava di sale, in queste soste, mettendo i piedi giù dalla Jeep, avrò i primi assaggi di quello che più tardi sarà una costante lungo le piste dell’altopiano di Ustryurt: il fango! Ci fermiamo Kyrkkyz davanti ad una costruzione isolata con un container accanto ed una piccola scritta “Kafe Diyor”, Ruslan ci spiega di non preoccuparci, “non è un negozio e neppure un magazzino, niente paura”. Siamo perplessi, ma la scala in granito all’esterno stona con quello che vediamo, in effetti l’interno ci sorprende. È un Cafè-Ristorante pulito, con pavimento in Gres porcellanato, due saloni ed alcune “salette privé” affacciate alle finestre, siamo gli unici clienti. Il menu è in Russo ed Uzbeko, ma con fotografie nitide dei piatti. Anche i bagni sono molto puliti. Pranzo inatteso, ma gradevole. Quando usciamo ha smesso di piovere.
Rientriamo sulla strada asfaltata proseguendo per alcuni km, svoltando poi destra sino a quella che Ruslan spiega essere una stazione di pompaggio di Gas, a capitale Uzbeko-Coreano, oltrepassata questa, svoltiamo in direzione nord lungo una stradina asfaltata larga poco più della Jeep. Pochi km ancora e lasceremo anche questa fascia d’asfalto per proseguire su pista fangosa.
Urga con i resti del Faro, della Fabbrica di Pesce, del cimitero Cristiano Ortodosso e la vista sul lago Sudochie; una torre Radio russa risalente agli anni 70/80 ora abbandonata, un’altra piccola stazione di pompaggio, il tutto intervallato da chilometri di steppa e nulla durante i quali scorgeremo diversi volatili, tra cui Oche e Rapaci poi una Volpe. Raggiungeremo il villaggio di Qubla-Ustryurt, anche questo costruito all’epoca dell’Urss, ma ancora abitato, con la sua vecchia pista di volo in cemento, la scuola, le poche case e qualche Dromedario. Ruslan noterà la mia curiosità per alcuni lontani mucchi di roccia accatastati e si fermerà spiegandomi che sono vecchie tombe.
Dopo un’ora, mentre il cielo si apre offrendoci l’azzurro serale ed una bellissima luce ci fermiamo ad uno spiazzo panoramico affacciato sul Lago e su ciò che una volta ne era il fondale. Poi “la discesa Ardita e le grida di Lei” quando s’accorge di quanto sia inclinata e sconnessa pista 😊.
In altri 15 minuti raggiungiamo il campo di Yurte dove la prima sorpresa è l’alta temperatura interna prodotta dalla stufa a Legna. “Caricate di 3-4 pezzi di legno ogni 2-3 ore, altrimenti si spegne” ci raccomandano. Abbiamo appena il tempo per una sgambata nei dintorni prendendo conoscenza dell’ambiente e preparare il contenuto degli zaini, prima di raggiungere la struttura usata come ristorante. Siamo in pochi: noi, una coppia polacca di Danzica ed i due conducenti. Purtroppo, la luna quasi piena e le velature di nuvole non mi permetteranno di scattare le fotografie notturne che immaginavo, ne farò di altro tipo. Sarà una notte ventosa, torrida all’interno della Yurta e quasi insonne!
Da Nukus abbiamo percorso 375km partendo alle 9.20 per arrivare all’accampamento dopo circa 10 ore incluse le pause. Abbondante il fango sull’altopiano, ma nulla in confronto a quello in cui navigheremo domani, attraversando il vecchio fondo del Lago Aral.







































22 Marzo Venerdì: Il sole sorge alle 7.20 ci hanno informati ieri sera. Alle 6.45 io ed i Polacchi ci auguriamo il buongiorno mentre Assunta ancora tenta di dormire nel “tepore” della Yurta. Le nuvole, basse all’orizzonte, nascondono l’orizzonte. Poi la colazione ed alle 9.00 si parte per una intensa giornata: impiegheremo più di 10 ore per rientrare a Nukus dopo 355km.
Ruslan scende alla “spiaggia” dell’Aral, nei pressi di un secondo campo di Yurte più recente, ma in posizione meno panoramica. Dopo la passeggiata sulla battigia risaliamo il costone diretti all’altopiano, proseguendo verso sud. Lungo questo tratto sull’altopiano faremo ripetute fermate di cui due notevoli: la prima per raggiungere e visitare una necropoli che Ruslan dice risalire al 7’ secolo e dove venivano seppelliti viaggiatori periti percorrendo quel tratto della Via della Seta; la seconda sul bordo dell’altopiano, nei punti in cui i terreni, franando, generano i Canyon; poco oltre scenderemo per un’altra rampa ardita, raggiungendo il fondo del vecchio Aral, dove la “barriera di Fango” e la bravura di Ruslan mi stupiranno. Fango talmente profondo e viscido che in alcuni tratti la macchina viaggia intraversata e compensata dai suoi controsterzi, avanzando su quella che in condizioni secche sarebbe una pista. Troviamo una Lada Niva impantanata ed abbandonata e, per un tratto, scorgiamo anche le tracce dei 4 occupanti che hanno proseguito a piedi, diretti ai pozzi di estrazione del gas che si trovano 30 km più avanti.
Raggiunti i pozzi c’è una camionabile stretta, costruita su un basamento di rocce, la costeggiamo sino a quando Ruslan trova un punto da cui riesce ad arrampicarvisi sopra; La velocità non aumenta, ma almeno si pattina di meno.
Dopo 120 km circa di pista fango e buche, percorsi in 4 ore, raggiungeremo i primi villaggi nei dintorni di Moynaq, la cittadina famosa per essere stata un tempo uno dei principali porti sul Lago ARAL e che ora ospita un piccolo museo ed i resti di 13 navi nei pressi del museo ed un’altra all’interno di un parco cittadino poco lontano. Interessante il vecchio quartiere di case basse, che, ci dicono essere stato il nucleo della vecchia città portuale, curioso invece il gran numero di recenti grandi edifici e di palazzi residenziali, costruiti, forse, in forma di “risarcimento” ad una città stravolta dalla Catastrofe Ambientale causata dall’uomo e da una errata politica “industriale”. Dopo la pausa pranzo ed una visita alla cittadina, si riparte. Raggiungeremo Nukus, poco prima delle 19.00. Decideremo di non uscire per cena, mangeremo alcuni biscotti che abbiamo ed una barretta di cioccolata; faremo una abbondante colazione domani. Oggi dobbiamo preparare i Bagagli per domani, facendo attenzione ai pesi, dato che avremo un volo interno con franchigie bagaglio inferiori.
23 Marzo Sabato: Colazione alle 7.00, alle 7.30 partiamo diretti all’aeroporto da dove decolliamo alle 9.30 per atterrare a Tashkent alle 10.50. All’arrivo, dopo aver ritirato i bagagli ecco la sorpresa negativa: in una ressa di Autisti che attende i propri clienti con il cartello con il loro nome, nessun cartello ha il nostro.
Saidh ci aveva detto che, talvolta qualche autista resta addormentato, ma lo sostituiscono immediatamente, così dopo 20 minuti di inutile ricerca, chiamo dapprima la guida, che dovrebbe essere con l’autista, e non ricevendo risposta da questa, contatto Saidh. Lui sostiene che l’autista è già lì, noi non lo troviamo e gli chiedo di verificare fornendogli la nostra descrizione e l’indizio della nostra Valigia Rossa, l’unica l’unica di quel colore nei dintorni. Molti autisti sono ripartiti con i loro clienti ora ne sono rimasti solo 5, e dopo altri 15 minuti ne noto uno, che parla al telefono guardandosi attorno; lo guardo, ma il suo il cartello recita “AER MES”, quindi non è nostro. Poi quello al telefono si avvicina e mi chiede: “CATIA?” (C.A.T.I.A. è il nome locale della Agenzia con cui abbiamo organizzato). L’autista ci prende una valigia mentre io, con la più grande ed Assunta con il trolley lo seguiamo sino ad un pulmino bianco da 16 posti; lui ci lascia caricare i bagagli ci fa salire e si avvia. Parla Uzbeco e poco russo, una costante! Sono passati 45 minuti da quando siamo usciti dall’area Arrivi.
Dopo pochi minuti, ci chiama la Guida, quella che secondo il programma di viaggio avrebbe dovuto riceverci all’aeroporto con l’autista, e scopro che parla un pessimo Italiano, opto allora per l’inglese e mi spiega che Lei ci aspetta a Khast-Imam per la prima visita; resta il dubbio sull’autista, così, in viva voce, riesco a far pronunciare il nome all’autista e la Guida mi conferma essere quello giusto. Un attimo dopo chiama anche Saidh chiedendoci se avessimo trovato l’autista che ci attende all’aeroporto con il cartello con il nome, solo dopo alcune spiegazioni e dopo avergli inviato la fotografia del cartello, comprende che noi non siamo “ARE MES” nemmeno come soprannome e che non mi risulta che nessuno ci abbia mai chiamati in questo modo. Mentre parlo di ciò al telefono l’autista strappa il foglio e lo getta dal finestrino sorridendo: Problema risolto! Benvenuti a Tashkent!
L’odierno programma prevede il passaggio in albergo per depositare i bagagli, poi procedere con le visite: Khast-Imam, Bazar Chorsu, Piazza di Amir Temur, Piazza Indipendenza, Museo delle Arti Applicate ed il Museo dei Temuridi, ma si svolge in “Formato Ridotto” per venire incontro al loro disservizio: gireremo la città con i nostri bagagli sul pulmino, salteremo a piè pari Piazza Indipendenza, ed il Museo delle Arti applicate, mentre la Piazza Amir Temur si ridurrà ai 100m che separano la Stazione della Metropolitana dal Museo dei Temuridi, mentre la Guida ci racconta, in pessimo Italiano misto a spagnolo, inframezzato da abbondante inglese, cosa avremmo potuto ammirare nella piazza se solo ci si fossimo passati.
Ma la Metropolitana in che parte del programma compare considerando che la vogliamo visitare, domani, nella nostra giornata libera? Infatti, non è proprio programmata, eppure, pagando noi il biglietto anche per la Guida, la prendiamo dal Bazar Chorsu diretti al Museo dei Temuridi dove l’autista ci ha preceduti per attenderci là. Il resto non conta!
Dopo 40’ di visita al Museo dei Temuridi, basata sulle informazioni che già ci erano state esposte a Samarancanda, Shahrisabz, Bukhara e Kiva, abbiamo chiesto di interrompere la visita e proseguire oltre, mentre la guida ci rispondeva che, dato che erano quasi le 16, il suo servizio era terminato! Con l’apposito pulmino abbiamo raggiunto l’Hotel MAWRA da dove, scaricate le valigie, l’autista è ripartito; nel frattempo, con l’ausilio della Guida, avevamo appreso come, dopodomani, il 25 marzo, quando partiremo con Turkish Airlines alle 9.40, saranno o lo stesso autista od un suo collega che passeranno a prenderci in albergo tra le 6 e le 6.30 del mattino, perché Turkish richiede un anticipo di almeno 3 ore sul volo. All’arrivo in albergo gli addetti alla Reception “non trovano la prenotazione”, non la trovano neppure quando gli fornisco la copia dell’elenco Servizi Prenotati dalla Agenzia C.A.T.I.A., ma la trovano immediatamente dopo aver chiamato al telefono Saidh ed averlo passato al più “attivo” dei Receptionist presenti. Bello L’albergo, panoramico l’ascensore che ci porta, alla camera 509 del 5′ piano; interessante il panorama dalla finestra affacciata sulla parte di città vecchia sottostante.
Il ristorante dell’albergo funziona solo per la colazione, ci suggeriscono allora di raggiungere il Ristorante LAGMAN HOUSE, sono 600m a piedi: è tipico con cucina locale e, dicono, apprezzato da molti clienti dell’albergo. È uno strano ristorante, forse l’unico raggiungibile a piedi, frequentato da numerosi “locali”; si affolla notevolmente dopo il tramonto, al termine del “Digiuno del Ramadan” scopriremo, ma prevedendo ciò, ho convinto Assunta ad uscire e raggiungere velocemente il locale, dove, dopo averci dapprima detto di non aver posto, forse impietositi dalla nostra rassegnazione o forse perché siamo “Ospiti Stranieri”, ci raggiungono per strada invitandoci a tornare ed il posto si trova. Ristorante ampio ma semplice ed interessante, da visitare con curiosità ed un pizzico di flessibilità. Il servizio è veloce anche se appare difficoltoso scegliere data la vastità di scelta ed i nomi dei piatti poco noti accompagnati da fotografie non corrispondenti, però come spesso ci accade la fortuna ci aiuta. All’uscita fotograferò la “griglia” dove preparano gli spiedini. Dopo una sosta ad un negozio di alimentari ancora aperto e dopo aver comprato il “dolce” per la sera, finalmente rientriamo a collaudare la doccia della camera e poi, via sino a domani,







































24 Marzo Domenica: Organizzando il viaggio, avevo insistito per tenere “libera per noi” questa giornata, per poter visitare autonomamente e con i nostri tempi ciò che ci aggradava e di obiettivi ne avevo molti.
Ieri abbiamo “perso” 45 minuti cercando l’autista ed impegnato circa 3 ore visitando il Bazar Chorsu dove abbiamo spesso atteso che la Guida, già dispersiva di suo, conversasse con persone incontrate e probabilmente, considerate le pause, anche che cambiasse valuta da “cambiavalute” non ufficiali che nel mercato si trovano. Il Bazar era un mio obiettivo odierno per gli acquisti di rito, così come lo erano alcune fermate della Metropolitana, di queste un paio viste velocemente ieri quando, invece che attenderci al Chorsu l’autista si era spostato al Mercato dei Temuridi. Abbiamo così deciso di vedere per conto nostro le due piazze che ieri abbiamo “saltato” sostituendole ad alcuni dei miei obiettivi e subito il Mio “programma Libero” di oggi è saltato. la giornata inizia però bene con una super-ottima colazione in una affollatissima sala dell’Albergo Mawra.
Dopo colazione la fortuna mi assiste ancora nella ricerca della versione uzbeka de IL PICCOLO PRINCIPE per la mia raccolta: camminiamo fino al Chorsu, oltrepassiamo le fermate degli autobus e da lì, dopo la Madrasa Kukeldash inizia il viale dove si dovrebbe trovare quella che mi era stata indicata come Libreria; giunto qui comprendo come non si tratti di “una” Libreria, ma è la strada stessa ad essere piena di Librerie, inizio così ad entrare in tutte, dapprima chiedendo in russo, poi scrivendo sul telefonino per tradurre in Uzbeko. Alla 6 libreria trovo, finalmente, il “mio” libretto ad un prezzo inferiore all’euro, decido così, nonostante la copertina piuttosto rovinata, di acquistarlo per poi proseguire alla ricerca di uno migliore. Dopo altre 3 librerie accade l’imprevisto: mi emoziono! Accade che il commesso legge la mia richiesta, sgattaiola fuori dalla sua postazione e mi fa cenno di seguirlo sino ad un espositore dal quale estrae il Libretto in buone condizioni e me lo porge. Gli chiedo il prezzo e Lui mi fa capire che vuole scrivere sul telefonino, penso voglia scrivere il prezzo o forse spiegarmi l’edizione…, così accade che Lui inizia a digitare ciò che a me appare più un poema che un prezzo e, terminata l’opera, mi rende il telefono e leggo rimanendo di stucco, emozionandomi per una cosa che avevo visto solo nei film o che credevo accadesse solo nei romanzi: “Sei Ospite, voglio farti un regalo” recita il mio telefonino traducendo quanto il Commesso ha scritto. Basito, Ammutolito, Emozionato, … non riesco a dire altro che “Rach-mat (Grazie)” portando la mano destra al petto. Mi vergogno ancora: non sono riuscito né a dire altro, né a pensare di ricambiare il regalo tale è stata la mia sorpresa.
Terminata questa esperienza abbiamo raggiunto nuovamente la Madrasa Kukeldash deviando verso l’adiacente Moschea Dzhuma, per addentrarci nell’area del Bazar Chorsu diretti alla stazione della Metropolitana, dove con 2000 sum, (meno di 20 cent) abbiamo acquistato il biglietto per poi visitare alcune delle stazioni ed ammirare allo stesso tempo l’umanità viaggiante con questo mezzo, a nostra volta ricambiati dalla curiosità di molti di loro, incuriositi da noi e dalla nostra provenienza. Ci fermeremo alle fermate Alisher Navoy e Pachtakor, Kosmonavtilar, Uzbekiston, Ming O’Rik, Yunus Rajabiy ed Amir Temur… a fine giornata mi accorgerò di averne dimenticate altre 2. “Uscimmo a riveder lo Sole” a piazza Amir Temur, cercando una panchina ombreggiata: Assunta, vuoi per il caldo, vuoi per la permanenza in metropolitana, vuoi per altri motivi, è affaticata e leggermente stordita. Aggireremo la piazza raggiungendo infine il centro commerciale Poytaxt. Curioso l’ambiente: sono quasi tutti negozi di abbigliamento, al secondo piano molti laboratori di sartoria. Assunta decide di cercare una maglia leggera: siamo partiti dall’Italia con vestiti più pesanti senza aspettarci temperature come i 25 gradi che indica un termometro alle 11 di mattina e, trovatala, la indossa immediatamente sostituendola alla più pesante camicia.
Usciti passeggiamo sino alla Sayilgosh Kochasi detta anche “Broadway”, ho letto che qui molti artisti espongono i loro prodotti. In effetti trovo dei “venditori” con quadri ed altra oggettistica esposta, ma mi colpisce come lo stile della maggior parte dei quadri esposti, siano identici ad altri già visti in altre bancarelle o negozi della cittè e di Samarcanda, Shahrisabz o Bukhara. Più interessanti sono altri banchetti che espongono articoli “Vintage” come vinili Uzbeki e Russi, Giocattoli e vecchie Macchine Fotografiche russe e cinesi. “Vorrei, ma non posso, …..fermarmi a guardar, comprare qualcosa di quello che vedo, qualcosa mi attira ma mi tratterrò…” è il “motivetto riadattato alla situazione” che fa da sottofondo a questa visita. Nell’area pedonale ci sono molti noleggiatori di “giochi per bambini”. Forse in passato era diverso, ora appare più un’attrazione per turisti con una accozzaglia di prodotti, pochi dei quali realmente artigianali od artistici, ma anche questo è spettacolo. Raggiunta Piazza Indipendenza ammiriamo la struttura del colonnato, sormontato dalle belle statue raffiguranti Cicogne, che sorge nel parco tra i diversi edifici Governativi, nelle vicinanze l’edificio più interessante è comunque il vecchio palazzo del Granduca Nicola, purtroppo chiuso.
Assunta si sente nuovamente a disagio, e cerchiamo ombra al porticato della Galleria d’Arte dove troviamo anche una panchina per una pausa rinfrescante e dissetante. Poi decidiamo di tornare verso il Centro Commerciale Poytaxt dove avevo adocchiato un Caffe con tavolini, considerato, che tutto ciò che abbiamo visto nei dintorni sono solo Ristoranti oppure banchetti di Caffè da asporto senza possibilità di sederci. Sarà una sosta lunga, sorseggeremo del Tea Nero, in attesa che Assunta si riprenda, cosa che, lentamente avviene. Quando Assunta conferma di sentirsi in forma come se avesse mangiato una confezione di spinaci, percorriamo nuovamente la Sayilgosh Kochasi verso piazza Amir Temur, ed attraversiamo la strada che la circonda per ammirare finalmente la piazza sfiorata il giorno prima con la guida a ciò preposta. Dalla parte opposta della piazza rientreremo in Metropolitana diretti a Chorsu per un paio d’ore di acquisti e qualche fotografia prima della chiusura.
Gli acquisti saranno intensi, in un primo negozio ci danno l’impressione di non volerci servire dando risposte parziali ed affrettate mentre gli addetti parlano tra di loro, così, infastiditi dall’atteggiamento usciamo diretti ad un altro negozio, dove una signora più sveglia, nonostante molti altri turisti si aggirino tra le merci, ci segue, risponde alle domande, comunica i prezzi ed alla fine incassa felice quanto concordato. Fatto ciò, restano ancora gli acquisti “alimentari” ed allora saliamo al primo piano della struttura a cupola acquistando Noci e Semi di Albicocca tostati prima di dirigerci alla zona delle “cucine” dove ieri ho adocchiato una venditrice di Formaggio Esiccato con 2 occhi ammirevoli. Troviamo la ragazza che sta chiudendo il banchetto, ma ci riconosce e si rende disponibile facendoci assaggiare 4 tipi diversi, sino a quando dico “ok, il gusto è giusto!”. Concordiamo il prezzo per 400g, ordino mezzo chilo ed impacchetta 560g per poi incassare quanto contrattato per i 400g, infine le scatto anche un paio di fotografie 😊.
Mentre a Chorsu alcune bancarelle iniziano a chiudere ed il sole cala all’orizzonte, s’è fatta l’ora di rientrare all’albergo. Acquistiamo qualche cosa da mangiare al piccolo supermercato lungo la strada che porta all’hotel. Prepareremo le Valige e mangeremo un paio di panini prima di appisolarci per la sveglia mattutina. Domani sarà un lungo giorno
25 Marzo Lunedì: Mi alzo alle 5.30 mentre Assunta resta a dormire, poi ci chiariamo “a modo nostro”: Ieri le ho rammentato che l’autista passerà tra le 6 e le 6.30 come ci ha detto un paio di giorni addietro; Lei ha inteso che scendiamo alle 6.30, risolto il malinteso, alle 6.10 rendo la scheda magnetica alla Reception e chiedo il foglio di registrazione. Dopo qualche minuto l’addetto mi raggiunge chiedendomi “Signore, ha pagato?” Basito rispondo tranquillamente “Funny” … “All’arrivo non trovate le prenotazioni, alla partenza non trovate i pagamenti, sembra una barzelletta!” Immediatamente torna con il Modulo della Registrazione comunicandomi d’aver trovato il pagamento.
Non è finita qui, manca ancora l’ultimo atto: il “Disservizio Finale”. Attendiamo, attendiamo ed attendiamo sino a quando alle 6.25 arriva un pulmino identico a quello di due giorni prima, ma con un autista diverso; carichiamo le valigie, saliamo ed attendiamo ancora, sino a quando il Recepniost ci informa che “non è il Nostro pulmino”; allora scendiamo mentre altri 3 turisti si imbarcano e partono. Sono le 6.33 quando chiamo Said spiegando il “problema” ed avere ragguagli e mi informa che “l’autista dovrebbe essere per strada, comunque, verifica e mi fa sapere”, gli ricordo che alla richiesta, l’autista mi aveva comunicato come orario, tra le 6 e le 6.30, mentre pur avendo cercato Said 3 volte ieri ed avergli mandato alcuni messaggi non ha più dato notizie, “Ti richiamo io” ripete chiudendo la telefonata. Tra le 6.40 e le 6.58, dopo aver visto partire altri quattro pulmini diretti all’aeroporto chiamerò Saidh ancora 5 volte ricevendo sempre la medesima risposta: “E’ per strada” senza però indicare mai su quale strada e di quale città; all’ultima chiamata neppure mi risponde. Il Taxi chiamato dall’albergo e pagato da noi (non dall’agenzia di Saidh) è arrivato in un minuto ed ha raggiunto l’aeroporto dopo 15 minuti di strada; una volta scesi ci siamo “immersi” nella caotica ressa passando ripetuti controlli di documenti. L’aereo è poi partito con oltre un’ora di ritardo.
Riguardo a Saidh, sto ancora attendendo informazioni su dove si trovi l’Autista! Evidentemente per lui andava tutto bene: avendo incassato tutto 40gg prima della partenza non aveva altro di cui preoccuparsi. S’è comunque rifatto vivo, dopo quasi due mesi, a seguito della mia contestazione per confermandomi di aver provveduto al rimborso.
Il Volo di 5 ore è stato rilassante: ho dormito dal decollo per circa un’ora sino alla distribuzione del pranzo, per poi riprendere da dove avevo lasciato. Ad Istambul altre 5 ore sono volate tra negozi ed un Tea, prima di imbarcarci alla volta di Venezia, dopo la scossa adrenalinica del Cambio di Gate all’ultimo istante. L’ultimo brivido mi ha atteso a Venezia, quando non trovando le chiavi della macchina nel bagaglio dove solitamente le tengo, abbiamo dovuto aprire e disfare la valigia più grande prima di trovarle; evidentemente, soprappensiero, le avevo spostate in un’altra valigia. È andato tutto bene, tranne che per il primo e l’ultimo Autista che hanno palesato la superficialità dell’Agenzia. La recensione richiesta da Evaneos sul viaggio è stata negativa così mi hanno richiamato il 29 marzo per approfondire le informazioni circa i problemi riscontrati; nel corso della chiamata ho specificato come fosse mia intenzione chiedere un rimborso dall’Agenzia, trasmettendo per conoscenza la richiesta anche ad Evaneos cosa che ho fatto il 31 marzo mentre Il rimborso è pervenuto poi il 16 maggio seguente.




Riepilogando: l’Uzbekistan è stupendo ed abbiamo deciso di tornarci, forse già appena rinnoviamo il passaporto. Samarcanda ci ha delusi, probabilmente perché avevo aspettative altissime, al contrario abbiamo apprezzato Bukhara e Khiva. Interessante, ma non una passeggiata, l’escursione al Lago Aral che rifarei dedicandoci maggior tempo, Tashkent mi ha incuriosito ed avrei piacere di “viverla” meglio.
Per quanto riguarda i Servizi: Le città si girano benissimo da soli, le guide sono utili per approfondire alcuni aspetti. Il punto dolente sono stati gli autisti, soprattutto per la superficialità dell’Agenzia che avrebbe almeno potuto sostituire il primo ai miei primi segnali, il secondo poi è parzialmente “Non Pervenuto”. Un autista può certamente essere utile per gli spostamenti lunghi da città a città, purché sia adatto a ciò che il cliente si aspetta, altrimenti conviene optare per voli interni come quello Uzbekistan Airlines che abbiamo utilizzato nel trasferimento da Nukus a Tashkent, ma esistono anche altre compagnie aeree per voli interni.
Dopo la mia esperienza, quindi, non consiglierei l’Agenzia da me utilizzata, anzi, parlando almeno un po di inglese si può fare da soli. Per quanto riguarda Evaneos invece era il secondo viaggio fatto tramite loro: il primo in Armenia era stato eccezionale così, entusiasta per quella esperienza, mi sono affidato nuovamente alla loro intermediazione; riconosco come si siano attivati subito dopo la mia recensione telefonandomi per avere maggiori dettagli. Condivido comunque quanto viene detto nella pubblicità televisiva di Evaneos: “talvolta in viaggio si possono verificare dei contrattempi”, ma quando i contrattempi vengono causati proprio dai servizi forniti da quelli che chiamano “esperti locali”, allora non si può chiamare contrattempo, ma un vero e proprio un problema!