Belchite: non ricordo quando e come l’ho scoperta, la collego ad Ernest Hemingway; quando l’interessa sia iniziato proprio non lo ricordo. Ne avevo letto molti anni addietro, mi ero informato e la mia curiosità era cresciuta. Quest’anno eravamo andati in Sardegna, ero tornato a Dublino erano nuovamente le “Quasi idi di marzo”, qualche cosa dovevo inventarmi!
Restavano pochi giorni, così, scartate Istambul e Casablanca, avevo notato come con pochi soldi e comodi orari si potesse raggiungere Mardrid da Venezia, ma i prezzi degli alberghi di Mardid non mi ispiravano, nel mentre ronzò nuovamente quell’ idea; era lì, pronta a concretizzarsi e, per dirla con I.M. Barre ed il suo Peter Pan: “Tutto è possibile se lo desideri veramente”!
Prenotato il volo, prenotata la macchina a noleggio, dapprima con Auto-europe fino a quando 2 Operatrici telefoniche della compagnia Goldcar la prima, della Auto-europe la seconda mi hanno “convinto” che questa opzione non faceva per me convincendomi ad annullare la prenotazione e rivolgermi a un loro concorrente: Budget.
Fatto questo ho contattato l’Oficina de Turismo di Belchite per informazioni su come fotografare di notte, senza intralci: Fattibile 😊 !
Giovedì 12 La sveglia suona alle 2 di mattina, partiamo alle 3 e siamo all’aeroporto di Venezia attorno alle 4.15. Poi la consegna bagaglio, il check-in l’ho fatto online ieri, controlli doganali, attesa e via: alle 6.20 decolliamo per Madrid, dove atterriamo puntuali poco prima delle 9.00.
Il ritiro bagagli è rapido, così come il ritiro della vettura, unico intoppo: ho prenotato espressamente una vettura con pneumatici invernali, ne danno una con “catene da neve” … qualcuno conosce la differenza tra “Avere pneumatici invernali” e “Fermarsi a montare e smontare le catene”?Comunque sia portiamo: mi hanno dato una nuovissima Seat Arona, quando la ritiro ha percorso solo 9km, porta ancora sul parabrezza gli aloni delle scritte da fabbrica e profuma di nuovo.Un po’ di tensione all’inizio cercando di capire la segnaletica ed in attesa che il navigatore si aggiorni (ho portato il mio sul quale ho già inserito i miei riferimenti), e poi via percorrendo ottime autostrade gratuite ed evitando quelle a pagamento.
La prima sosta a Guadalajara al locale Toro Osborne. Nel 2000 avevamo fatto un giro ad Avila e Toledo in cui i tori erano una linea costante. Osborne, Guisando e quelli che avevo finto mi inseguissero per spaventare Assunta; dopo 23 anni cerco nuovamente gli Osborne, ne ho individuati alcuni e memorizzati sul GPS, da quella volta però sembra più complicato arrivarci, ne raggiungerò solo 2 in questo viaggio.
A fine giornata avremo percorso 330km fermandoci per il secondo Toro presso Calatayud, poi ad El Frasno dopo aver sbagliato strada mentre il navigatore si era spento e scoprendo altre graziose località come Villanueva de Huerva e Fuendetodos, il paese natale di Francisco Goya, poi ancora qualche sosta fotografica per i paesaggi prima di raggiungere Belchite dove arriviamo attorno alle 15.40.














L’Oleum Hotel che ho prenotato per 2 notti non è granché, bella e comoda la camera, comoda la posizione, ma in un piccolo paesino e facile, i servizi non saranno nulla di speciale. Il ragazzo che ci riceve parla solo Spagnolo, ma, fortunatamente, siamo latini e ci capiamo.
Belchite, tra la fine di agosto ed i primi giorni di settembre del 1937 durante la Guerra Civile, è stata distrutta nel corso di una battaglia. Hemingway ci era arrivato, pochi giorni dopo, come inviato di guerra e, si dice, che questa esperienza sia stata fonte di ispirazione per uno dei suoi libri: “Per chi suona la Campana”Al termine della Guerra Civile, l’allora “generalissimo” decise che il paesino andasse ricostruito, accanto al “Pueblo Viejo”, conservando le rovine come “monito” e memoria di quanto accaduto. Un’latra cosa fece di interessante: i morti non furono separati tra “Buoni e Cattivi”, “Belli e Brutti”, “Nazionalisti o Repubblicani” od altre suddivisioni: erano tutti deceduti e basta. Un unico monumento, il Trujal, all’interno del Pueblo Viejo li ricorda tutti e poco distante. sotto un’unica croce, sono sepolti i caduti di questa battaglia. Riappacificazione?
Accasati, rinfrescati e dissetati siamo pronti ad uscire: destinazione la Pequena Rusia e le Rovine del Seminaro Menor, subito a Sud del paese. Pequena Rusia è un gruppo di edifici dove erano stati ospitati i “prigionieri” utilizzati nella ricostruzione del paese, mente il Seminario Menor è ciò che resta di una chiesa e del seminario che in quell’area sorgeva prima.
Terminata la visita si rientra al paese, dove ho l’appuntamento, dopo le 17, all’Oficina de Turismo, ho promesso a Marta, che mi ha scritto una mail ieri sera, che sarei passato per confermare le visite. Marta, non parla nessuna delle mie lingue, ma da bravi Latini ci capiamo, quando non basta interviene il mio “Reverso”. Concordiamo le visite per domani, “Il Gran Giorno”: la prima, normale, alle 12 mi servirà a sentire le spiegazioni e valutare l’ambiente per poi “scatenarmi” la sera, tra le h.22 e le h.24 con la “Visita Privata” per fotografare in tranquillità: lo scopo della gita. Terminato l’incontro all’ufficio del Turismo facciamo “spesa” nel vicino negozietto di alimentari prima di rientrare in albergo. Siamo cotti.
Verso le 20 ci decidiamo a scendere per cenare, ma quando ci propongono un tavolino nel bar, invece che nella sala ristorante, circondati da persone che fumano guardando una rumorosa televisione usciamo; troveremo una situazione simile al Bar Gavilan, ma la proprietaria, evidentemente molto più sveglia, ci prepara un tavolo nella saletta adiacente, vuota e tranquilla e, pur non parlando altre lingue, si sforza di interpretare il mio basico e/o maccheronico spagnolo. Il risultato sarà una gustosa ed originale cena, con la signora cortese e discreta che verificherà con regolarità che tutto vada bene, chiuderò con un ottimo “Natillas”, poi crolleremo sul comodo letto.
























Venerdì 13 … a me porta fortuna, da sempre: ci sono addirittura nato!
Cominciamo con una discreta prima colazione, dolce e salata, per poi avviarci. Subito abbiamo in programma il Seminario Menor, che il pomeriggio precedente abbiamo visto nel pomeriggio, ho stimato che al mattino la facciata sarà illuminata dal sole… ho ragione!
Posteggiamo mentre batte un po’ di vento, Assunta mi dice che rimane nei dintorni della macchina per alcune foto, non vuole allontanarsi, io raggiungo le rovine della chiesa e noto dei passaggi, accanto a questa, che proseguono attraversando quelle che sembrano essere le fondamenta di un altro edificio, cosi inizio a salire e scendere su queste strutture percorrendo alcune di queste tracce sul terreno sino ad una stradina che, tra l’erba molto alta, divide l’area da un’altra, sempre con basi di strutture. Decido di non andare oltre e rientrare alla ex chiesa e dopo 10-15 minuti torno alla macchina.
Assunta non c’è: non è in macchina, non è neppure sotto, non la vedo in giro, provo a chiamare, ma il vento è forte ostacola, la cerco nei dintorni e la chiamo inutilmente al telefono; quando rassegnato inizio a guardare nel greto di un vicino torrente, cercando di ricordare se si sono fermate delle macchine o dei camion, mi volto e la vedo rientrare dalla stradina che non ho voluto percorrere prima. Il sospiro di sollievo si ferma quando, avvicinatasi, la vedo in faccia: è agitata. “Mi hanno presa” grida trafelata, e mentre, pensando a quale furfante possa essere stato chiedo: ”Chi t’ha presa?” …“Le Api!” risponde Lei.
La conosco, la guardo e deduco “Ok, non è successo nulla, sta bene e si è solo spaventata” ma provate voi a tranquillizzarla! … le maledizioni che ha tirato a quelle povere api! L’anno punta due volte ma non ha segni visibili o bubboni, allora rinfreschiamo le punture con un po’ di acqua intanto che si calma, poi, parlando, si riprende ed allora ci riavviamo. Ci fermeremo a 800m da lì, sotto il Cerro del Calvario, salirò velocemente da solo, mentre continua il rosario di anatemi contro le api. Al mio rientro le arie si saranno calmate, proseguiremo allora per una passeggiata al di fuori della recinzione del Pueblo Viejo, fino all’Arco di San Rocco.
La visita guidata inizierà alle 12, abbiamo oltre un’ora di tempo e decidiamo quindi di dissetarci e rilassarLa, con una spremuta d’arancia, incontreremo così l’Aguas Vivas, un bar a quell’ora, con un bellissimo interno che scopriamo essere anche un ristorante, quindi, informatici sull’orario, comunichiamo che torneremo verso le 14, dopo la visita.La visita inizia dal Portal de la Villa in Piazza Goya; arriviamo in leggero anticipo e posteggiata la macchina ammiriamo la zona, fotografando anche il gregge che passa prima che il portone del “Pueblo” si apra per accedere, presentare i biglietti ed iniziare la visita.
Siamo all’incirca 30 visitatori, la guida, Maria-Jose, ha un bel modo di fare ed attraverso il suo amplificatore spiega, in spagnolo, la storia dell’assedio e le caratteristiche dei diversi edifici, volendo è possibile ascoltare la spiegazione in inglese o francese dal telefonino tramite n QR Code: capiamo comunque a sufficienza lo spagnolo che, parla molto chiaramente e lentamente, posso così ascoltare fotografando e memorizzare le inquadrature per questa sera.
La visita dura 2 ore, poi sarà “Gusto Puro” all’ Aguas Vivas (affittano anche appartamenti), seguiti due cameriere molto cortesi e pazienti: ordineremo 2 OTTIME birre e la bellezza di 3 piatti: Entrecôte per me, Calamaretti alla piastra per Assunta ed alfine una Verdura Grigliata mista che divideremo allegramente, lasceremo una mancia che hanno pienamente meritato.
La lunga giornata proseguirà con la visita alla collina del santuario di Nuestra Senora del Pueyo, bel panorama ed interessante il monastero, che, purtroppo, è visitabile solo la domenica. Al rientro passeggeremo per alcune stradine di Belchite (nuova) prima di rientrare in albergo per una Siesta! La giornata è ancora lunga.
Alle 20.30 siamo pronti per birra e tapas al vicino Bar Ernesto (si riferisce a quell’ Ernest?) prima di raggiungere il Pueblo Viejo alle 21.30 ed attendere la fine della visita di gruppo, per iniziare la Mia “Visita privata” alle 22: è il regalo che mi sono fatto!
Juan, così si chiama il ragazzo che ci accompagna, parla Francese ed Inglese, anche poche parole di Tedesco, è simpatico; mi chiede dove e come vorrei fotografare e, indicatogli i luoghi concordiamo l’ordine. Torre del Reloy, San Martin de Tours, Piazza della Croce, Casa de la Domi, Chiesa de San Agustin, Casa Aragonesa, e qualche altra pausa tra le facciate. Assunta mi fa da assistente illuminando alcuni settori mentre fotografo, Juan lo fa a Sant Agustin, dove non si può accedere, lo farà Lui, al posto di Assunta per illuminare un paio di settori interni, mentre fotografo dall’esterno.
Nel corso della serata, iniziata con cielo limpido, s’è alzato un vento da nord che porta umidità e nuvole, ma va bene così: sino al giorno prima il meteo prevedeva una serata piovosa: sono stato fortunato!
Nel 2022 l’Aurora Boreale, nel 2023 Petra, 2024 Samarcanda, 2025 Marrakech, ora Belchite; mi piace festeggiare scattando fotografie insolite. Una buona abitudine da non perdere.Alle 00.45 siamo a nanna!
Sabato 14 Il tempo è cambiato, batte un vento fresco e minaccia pioggia.
Dopo colazione partiamo diretti a Teruel. Ho studiato 2 percorsi alternativi da valutare a seconda del meteo, opto per il 2’ che si mantiene a quota leggermente più bassa e con meno strade montane. Percorreremo 176 km arrivando a Teruel dopo circa 5 ore e molte soste lungo il percorso.
La prima sosta al Santuario della Virgen de la Aliaga; poi ad Utrillas dove, prima di fermarci al Museo de Treno Minero, cercherò di raggiungere alcune vecchie strutture minerarie, abbandonando l’idea per la quantità di fango che trovo sul percorso dissestato, lungo il tragitto frequenti scrosci di pioggia ci costringono a saltare alcune soste.
Devieremo a Perales de Alfambra per acquistare acqua da tenere in macchina ed in camera e pochi km oltre per raggiungere un ponte ferroviario dismesso, sul quale è stata istallata una “scoltura” chiamata “Il treno dei sogni”. Da qui, sino a Teruel, costeggeremo una vecchia linea ferroviaria, fermandoci ad alcune stazioni abbandonate, prima che la pioggia si infittisca impedendoci altre soste; raggiungiamo il Parador de Teruel alle 14.30.La receptionist parla Inglese, è la seconda persona che lo parla da quando siamo partiti da Madrid.
Albergo bello, curati gli spazi comuni, ma alcuni dettagli denotano la scarsa attenzione al cliente: La mattina dopo, prima di partire, come mia abitudine verifico se dimentico qualche cosa ed aprendo il cassetto di un comodino trovo cose lasciate da ospiti precedenti: Medicine, Creme e 2 tappi di bottiglia, quando mostro la foto al Receptionist di turno rimane basito, figuriamoci come sono rimasto Io in un 4 stelle; La sera precedente invece, per ottenere 2 martini lisci al bar, abbiamo dovuto attendere un’eternità: Non c’era nessuno che presidiasse il bar e le 2 cameriere che servivano i tavoli del ristorante preparavano da se le bevande per i vari tavoli, quando hanno deciso una di queste ha servito in fretta anche noi. …4 stelle! … in cielo.
Prima di queste due esperienze ci siamo svagati: verso le 16.00 abbiamo raggiunto il Posteggio Glorieta, nel centro città, lasciandovi la macchina per addentrarci nel centro storico: Piazza del Torico, la Catedral. L’ingresso alla Catedral per i Vecchietti come noi costa 5 euro a testa ed include la visita al vicino Museo del Tesoro della Cattedrale, entrambi notevoli!



















Dopo la passeggiata per il centro ci concediamo una pausa “spremuta d’arancia”. Una delle cose (per noi) brutte è che la maggior parte dei ristoranti serve la cena dalle 20.00, se non addirittura dalle 20.30; erano circa le 18.30 e non avevamo voglia di attendere abbiamo così iniziato a cercare ristoranti con orari umani così, scremando le recensioni, abbiamo individuato quello che alcuni “recensori” definivano “scarso” ma che a noi, tra le righe, pareva accettabile e che serviva cibarie ad orari più ampi. Tapas Y Copas, non solo ci ha ricevuti e serviti, ma ci ha impressionato positivamente come servizio, qualità e prezzo; anche qui abbiamo lasciato la meritata mancia! Buona la Carne, ottime le “Uova Rotte” e le Verdure grigliate, così come le Birre.





















Domenica 15 Dopo la sorpresa nel comodino di cui ho già parlato e la lamentela alla reception siamo partiti, diretti al Posteggio Glorieta.
Il cielo si stava aprendo, aveva quasi smesso di piovere, batteva vento ma volevamo passeggiare ancora per Teruel anche se alcune chiese non erano accessibili per le messe in corso mentre alcuni luoghi avrebbero aperto alle 10. Abbiamo così passeggiato incrociando poche persone: erano tutte alla Pasticceria Granier, e come non capirli? Alla Pasticceria siamo riusciti a trovare il nostro tavolino gustandoci dolci e caffè, per poi avviarci alla Scala dell’Ovalo prima di ripartire in macchina diretti a Cuenca.
Siamo stati fortunati con il meteo: guidanto verso Cuenca abbiamo risalito alcuni passi montani tra i 1400m e 1610m, temperature basse, in qualche caso appena sopra zero gradi, spruzzi di neve ai bordi della strada e per circa metà percorso nuvole grige sempre davanti a noi, per nostra fortuna le catene da neve sono rimaste in bagagliaio.
Lasciata Teruel abbiamo costeggiato, da lontano, l’aeroporto alla nostra destra, proseguendo verso Albarracin e fermandoci talvolta per ammirare, gole, torrenti o ruderi di castelli, o per brevi passeggiate come alla Cascata del Rio Fuente del Berro prima ed alle Sorgenti del Tago poi.
Fermandomi al Bacino artificiale del Toba ho potuto ammirare un gruppo di Grifoni nelle falesie ed infine siamo arrivati a Ventana del Diablo presso Villalba de la Sierra, con la splendida vista sul fiume sottostante e sul borgo del Poblado del Salto mentre, sulla parete opposta, a neanche 80m di distanza in linea d’aria, si vedevano alcuni nidi di Grifone.
Eravamo quasi a Cuenca, che ho deciso di raggiungere “da Sopra”, sono così tornato indietro attraversando Uña e sostando ancora per vedere la cascata creata dal bacino artificiale, poi gli ultimi 35 km in altopiano nella natura, prima di raggiungere Cuenca.
Alizaque Lodge propone comodi appartamenti. Il nostro, l’ 1B, era al primo piano affacciato sulla strada, ampio, con un grande soggiorno ed angolo cottura, camera e Bagno/Doccia; fermata dell’autobus a 50m, posteggio libero un po’ più lontano a 400m circa, quello accanto è riservato ai residenti.
Un sano riposo, una doccia e via… dopo il tramonto, alla ricerca di qualche cosa da mettere sotto i denti! Picaro è stata la meta anche perché non c’era molto altro in zona, senza scendere alla città nuova od attendere ristoranti super-eleganti che avrebbero aperto alle 20/20.30. Picaro si trova dietro alla Cattedrale, davanti alla statua di Alfonso VIII; alle 19.30 ci siamo accomodati ad un tavolo Tranquillo e riservato, quasi un “privè”, in un ambiente gradevole, dedicato alla Vespa Piaggio costruita in spagna. Non molto vasta la scelta del menu, ma la birra!!! …Alhambra special, Ooottima!
Siamo tornati all’appartamento percorrendo in salita le stradine pedonali della città vecchia e guardando i ristoranti, vuoti, da poco aperti.
Lunedì 16 La luce limpida del mattino ci invita ad alzarci presto. La giornata si annuncia calda e soleggiata anche se l’aria mattutina è ancora frizzante, siamo pur sempre tra i 950 ed i 1000 m slm.
Abbiamo acquistato qualche cosa da tenere in frigorifero per fare colazione: Frutta, Succhi, Bevande al Cacao ed alcuni dolci, questo come entreè, poi… si vedrà.
Ci avviamo dapprima al Castello per ammirare il panorama da quel Mirador, poi scendiamo percorrendo il viottolo che si snoda tra le case ed alcuni Conventi, passando da diversi punti panoramici e dal “Cristo del Pasadizo”, raggiungiamo il Ponte pedonale San Pablo, che decidiamo di non attraversare, per non perdere tempo inutilmente, poi raggiungiamo la Cattedrale. L’ingresso si costa 9 euro … in due… sì, perché noi siamo “Seniores” ed abbiamo l’accesso ridotto 😊.
La cattedrale mi sorprende, per ricchezza, e quantità di elementi, poi accediamo al patio sul retro ed al punto panoramico sulla valle prima di uscire e proseguire con la visita della cittadina. Torre Mangana e la terrazza panoramica sotto di questa, poi, tra altri Mirador e viottoli iniziamo a scendere verso la “Città nuova” dove faremo una passeggiata ed una sosta alla Salon da Te Carralero dove scherzando con un paio di commesse “pranziamo” con loro prodotti Salati e dolci. Siamo scesi a piedi, ma non aspettatevi anche che risaliamo… l’autobus lo prenderemo alla fermata Colon, pagheremo al conducente 1,2 euro a testa di biglietto ed arriveremo sino all’Arco di Bezudo per ammirare il panorama da lì. Fa veramente caldo ed il sole batte… noi andiamo a riposare, torneremo fuori più tardi.
La sera ripartiamo verso le 16.30, dopo aver anche impacchettato le valigie, per passeggiare ancora fotografando, scendendo dal “Castro” sino alla città nuova dove i ristoranti che cerchiamo verso le 19, ci rispondono di attendere sino alle 20.30 ☹ … tutti! La strada la conosciamo: fermata Colon, Autobus, all’autista 1,20 euro e discesa Plaza Mayor dove un ristorante ha la coda all’esterno, allora raggiungiamo il vicino da Picaro che ha ancora posti liberi e ci accomodiamo al medesimo tavolino della sera precedente. Ottima cenetta!




















Poi ancora una passeggiata per la città alta semideserta, prima di raggiungere l’appartamento, docciarci ed addormentarci











Martedì 17 Abbiamo deciso di partire presto: alle 8.30 abbiamo caricato la macchina per aggiungere il Parador, e vedere il panorama da quel punto prima di partire: lo immaginavo meglio.
È quindi il momento di lasciare anche Cuenca diretti all’aeroporto di Madrid. Percorreremo altri 185 km riconsegnando la macchina verso le 14.30, dopo diverse soste lungo il percorso. Attraversiamo la città ed imbocchiamo l’autostrada gratuita A40.
Avvicinandoci ad Alcazar del Rey, notiamo una chiesa sopra un paesino e decidiamo di deviare per raggiungerla; un paesino piccolo ed bel un panorama dalla collina della chiesa, poi ripartiamo alla volta di Belinchon, dove, dallo spiazzo attorno alla chiesa, ammiriamo il paesaggio, parzialmente “deturpato” da vasti campi di pannelli solari, d’altronde qui hanno deciso di investire in rinnovabili, Solare, Eolico… convincendo il dr. Rubbia a collaborare con loro quando in Italia non è stato considerato; ora, qui, magari hanno un black-out come accaduto lo scorso anno, ma risparmiano in energie fossili, comunque stata una scelta che apprezzo se non altro perché l’hanno fatta!
Panorama a parte, decidiamo addentrarci nel paesino per cercare un bar, che troviamo subito. Sulla piazzetta principale si affacciano il Municipio, un negozietto di alimentari, due caffè, c’è una fontana ed un mercatino, da lì una piccola scalinata conduce ad una statua molto curiosa ed al caffè che si trova accanto. Simpatico il caffè e la signora che ci serve, graziosa la bambina che gioca con il telefonino sgranocchiando patatine. E poi, via, verso altre tappe: Fuentiduena de Tajo, Villarejo de Salvanes, dove entriamo nel paesino dopo aver deciso di non raggiungere il Toro Osborne in quanto la strada sterrata è troppo sconnessa.
Poi si prosegue, facendo attenzione a quali autostrade percorrere: alcune sono nazionali e gratuite, altre sono in concessione ed a pagamento. Nei pressi dell’aeroporto raggiungo il distributore Repsol per rifornire prima di restituire la vettura. Dopo 870 km di tour è Game Over! Restituiamo la Seat, entriamo in aeroporto, consegnamo i bagagli, ed attendiamo; Assunta decide di acquistare un ottimo ma costosissimo panino, poi ci imbarchiamo.
La Fiesta è finita … tornate a casa!