A distanza di quasi 10 anni dal viaggio precedente siamo riusciti, o per meglio dire, ci siamo decisi. Avevamo sentito spesso parlare dei Mamuthones che avevamo visto in spot pubblicitari ed in fotografia. Nel 2016 avevamo visitato il Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada dove, con piacere, avevo scoperto che si parlava anche di altre tradizioni a noi più vicine. Ne avevamo parlato alcune volte nel corso della primavera precedente ed infine ci eravamo detti, “Ma cosa stiamo aspettando?” … solamente di andarci!A fine luglio avevo iniziato le mie ricerche ed avevo contattato l’Associazione culturale Atzeni ottenendo ulteriori informazioni e alcuni suggerimenti.Avevo contattato una persona indicatami come “specialista nel gestire accoglienza a Mamoiada” e questa persona mi aveva chiesto di ricontattarlo a metà settembre, quando avrebbe aperto le prenotazioni per la festa di Sant’Antonio; lo avevo ricontattato ai primi di settembre e mi aveva risposto che in “qualche giorno” mi avrebbe confermato la disponibilità …. sto ancora aspettando risposta!
Ovviamente mi ero mosso da me, come spesso accade, risolvendo il problema: un albergatore locale mi aveva risposto che era tutto pieno, ma che una sua conoscente aveva ancora una camera disponibile così, contattata la sig.ra Pasqualina, abbiamo prenotato per 6 notti a Mamoiada all’affittacamere Su Hantaru Vetzu; poi ho prenotato il traghetto con Moby: Livorno-Olbia-Livorno, per un totale di 9 notti da passare in Sardegna.
Per le altre 3 notti abbiamo atteso qualche settimana, valutando varie opportunità per poi deciderci per Ulassai in Ogliastra.
“Perché in Traghetto e non in aereo?” ci hanno chiesto in molti… “Caricateli voi Cannonau, Vermentino, Carasau, Pistoccheddus, Olio, Formaggi e quant’altro in aereo“, abbiamo risposto noi all’unisono!
10 Gennaio sabato Con estrema calma siamo arrivati a Livorno verso le h 14 ed abbiamo fatto il pieno prima di raggiungere la Terrazza Mascagni per una passeggiata ventilata e soleggiata, rallegrata da spruzzi d’acqua salata, poi una cioccolata calda in un caffè prima di raggiungere l’imbarco dei traghetti.
Poco dopo le 18.00 ci siamo imbarcati raggiungendo in macchina il ponte 8, poi in ascensore alla reception del 9’ ed infine la cabina al 10’ … un palazzo galleggiante; l’attico era 2 piani più in su.
Ci siamo concessi una passeggiata panoramica lungo i corridoi del 9’ ponte e poi a nanna, dopo aver ammirato dall’alto il porto di Livorno e le luci della città che si allontanavano















11 Gennaio domenica Alle 5 ci svegliamo, alle 5.30 dobbiamo lasciare le cabine e raggiungere il 9’ piano e sorseggiare un costosissimo cappuccino con Cornetti, poi seduti ai tavolini guardiamo le manovre di attracco, prima di salire in macchina e sbarcare.
Sta iniziando in una limpida giornata e decidiamo di raggiungere San Ponziano per ammirare il panorama prima di proseguire all’interno, percorrendo la SS 131 verso Nuoro.
L’idea è di salire al Monte Ortobene ad ammirare il panorama, ma le “Grasse e Grosse” nuvole grigie preannunciano la pioggia che ci accoglie a 30km dalla Nuoro convincendoci proseguire. Imbocchiamo quindi la SS389 proseguendo in direzione sud sempre sotto la pioggia.
Salendo oltre gli 850m, la pioggia si trasforma in “Roba Bianca” un po’ più consistente; potrebbe dire neve, ma di neve vera ne ho vista tanta e su neve vera ho guidato molto: Austria, Germania, Ungheria, Romania, Islanda, Italia, Slovenia, questa non è ancora neve, e “roba bianca”. Smette dopo circa 20km ed avermi rovinato la sosta a Pratobello, unico momento in cui pareva avesse deciso di nevicare davvero. Dicevo smette, a dopo la galleria il cielo si apre e compare in lontananza un bell’azzurro.
Lascio quindi la statale per raggiungere le Piscine di Bau Mela, incontrando tranquille mucche che allattano vitellini in mezzo alla strada o che brucano i bordi della stessa, “concimandone” l’asfalto.
Lasciata la strada per scendere a Bau mela, troviamo anche i Maiali selvatici e poi, per un attimo, vediamo una Volpe sarda. Assunta ha una sua avversione per tutto ciò che è scivoloso, avversione derivante da innumerevoli tonfi succedutisi negli anni, così quando posteggio per imboccare il breve sentiero, Lei preferisce attendermi alla macchina. Il percorso è breve e reso scivoloso dalla pioggia e per il fango, ma le “piscine” sono interessanti.
Solo poche foto, non particolarmente ispirate e via per altre soste lungo il tragitto… la vecchia stazione di Villagrande di Straisili, La fontana Onniga e la stazione di Arzana, dove nel frattempo inizia davvero a splendere il sole. Poi raggiunto Gairo, lo oltrepassiamo e raggiungiamo Gairo Vecchio.
La zona di Ulassai l’abbiamo scelta anche per questo: I ruderi dei Paesi di Gairo ed Osini Vecchi, la cascata Lequarci, I Tacchi, qualche Grotta ed alcuni Nuraghe. Iniziamo con una visita a Gairo Vecchio: Grande ed interessante, ci torneremo altre 2 volte nelle giornate seguenti. È circa mezzogiorno, ma l’albergo ci ha confermato che la camera non sarà pronta prima delle 14, così, dopo Gairo Vecchio, raggiungiamo Gairo Taquisara.
Abbandoniamo l’idea di visitare la locale Grotta e raggiungiamo la Stazione di Ussassai, punto di partenza per alcune escursioni, e facciamo un sopralluogo proprio a Taquisara, per valutare altre possibilità di varianti al programma. Poi raggiungiamo l’albergo ad Ulassai, dopo aver attraversato anche Osini vecchio ammirando il paesaggio sulla vallata e sui ruderi di Gairo Vecchio sulla parete opposta.
L’albergo SU MARMURI è piccolo e grazioso, uno stile di qualche decennio addietro, ma grazioso. Per l’ingresso ci hanno comunicato il codice, mentre la sig.ra Elena la conosceremo il giorno dopo.
Ci resta il tempo per disfare una delle valigie, riposarci un po’ e quindi passeggiare per il paese, dove tutti i ristoranti pare siano chiusi; troviamo il caffè Il Nuovo Portico, dove ci servono una ottima cioccolata calda.
Con un giro di telefonate apprendiamo che la sera potremo cenare solo al Ferro e Fuoco, unico locale aperto.
Siamo svegli dalle 5 di mattina, così alle 22 ci arrendiamo!
12 Gennaio lunedì Al mattino splende il sole e dopo la colazione ci avviamo, alla scoperta di nuovi scorci.
Attraversiamo il paese per risalire diretti alla Cascata Lequarci purtroppo secca e quindi raggiungere la vicina Chiesa di Santa Barbara affascinante e con un bel panorama, rientrando cercheremo di raggiungere i Tacchi ma troviamo la strada interrotta e ci concentriamo allora su Osini Vecchio dove un simpatico signore con il quale abbiamo chiacchierato e che anni addietro è stato in Friuli ed ha bei ricordi, ci dà una dritta per la cena del giorno seguente! Registrata la dritta, facciamo un sopralluogo alla vicina Jerzu, che attraversiamo, raggiungendo il piccolo nuraghe S’Omu e S’Orcu.
Per cena faremo una visita alla Pizzeria Da Sergio ad Osini. Poi spegniamo la luce e dormiamo























13 Gennaio martedì Considerando che la strada dei Tacchi è chiusa e non possiamo risalirla per le altre mete che avevamo ipotizzato, attuiamo il piano B: Nuraghe Serbissi! Poi toccherà nuovamente a Gairo Vecchio e per cena prenotiamo a Jerzu Da Concetta seguendo i consigli del simpatico signore.
La salita al Nuraghe Serbissi è facile, basta avere calzature adatte, l’aria è un po’ freschetta al mattino con i -2 gradi alla partenza ma ci scaldiamo camminando; giunti alla parte alta troviamo qualche rimasuglio di “simil-neve” e un po’ di fango sul sentiero, cosa che ci rallenta per la preoccupazione di Assunta di scivolare. Quasi giunti al Nuraghe che sorge in un ambiente già di per sé splendido con panorama a 360°, scopriamo al di sotto di questo, ciò che non ci aspettavamo: la Grotta Serbissi! Affascinante, ampia, facile da percorrere, ha 2 uscite; si snoda proprio sotto la cima su cui sorge il Nuraghe. Poi raggiungiamo il nuraghe e ci offriamo al sole come lucertole ammirando il panorama. Per la discesa decidiamo di attraversare la grotta, entrando dall’imboccatura Est, ed uscire da Ovest riprendendo il sentiero da cui siamo saliti. Tutto il giro lo abbiamo fatto comodamente in 3 ore, soste incluse.
Ci concediamo poi un’altra oretta a Gairo Vecchio per altre fotografie ed una quasi insolazione, prima di rientrare in Albergo per una breve pausa ed una doccia
Passeggeremo poi per Ulassai, prima di avviarci alla volta di Jerzu e passare il tempo che manca all’apertura del ristorante sorseggiando un aperitivo, scoprendo poi che il bar dove sorseggiamo è gestito sempre dai proprietari del ristorante. Un’ottima gustosa e gradita cena!
14 Gennaio mercoledì si parte al mattino…. diretti alla Cooperativa Tessile dove ci accolgono, facendoci visitare la produzione e mostrandoci i telai su cui lavorano; ne avevo già visti di simili, ma è una visita interessante, poi, raggiunta l’esposizione decidiamo di acquistare alcuni prodotti, per noi ed altri da regalare, poi partiamo davvero!
Faremo una prima breve sosta a Villanova di Strasili dove ci “fermano” un paio di murales sulla piazza San Basilio … raggiungiamo quindi la Pischina Bau Araraduli per una breve passeggiata ed una rapida scivolata! Mi sono distratto: suggerendo il percorso migliore ad Assunta e, concentrandomi su di lei, non ho notato che una piastra di granito sulla quale passavo aveva il velo di brina ghiacciato, quindi, con una coreografia improvvisata di movimenti plastici e scoordinati nel cercare di proteggere le macchine fotografiche… le ho salvate! … loro😊! Poi giù ancora, sino all’acqua che, con il cielo limpido ed il sole, è bellissima e trasparente.
Allungheremo poi il tragitto attraversando Fonni prima di giungere a Mamoiada dove la cortesissima e simpatica Pasqualina, ci accoglierà, io contatterò l’Associazione Atzeni per concordare un incontro ed ottenere l’agognato Pass.
Attendendo il Pass abbiamo il piacere di conoscere Delphin, giornalista di Parigi e Peter, Fotografo sudafricano, anche loro li per i Mamuthones. Chiacchierando con Peter scopro che ha lavorato per un periodo a Treviso con un noto fotografo recentemente scomparso.
Prima di andare a dormire ceneremo in un grazioso Risto/Negozio: l’Enoteca La Rossa, saremo gli unici clienti ed avremo il piacere di chiacchierare con i gestori, dei prodotti che vendono, del paese e di molto altro, con il sottofondo di una piacevole musica.




















15 Gennaio giovedì La giornata è bella, mentre per i prossimi giorni le previsioni danno pioggia, anche intensa. Decidiamo di sfruttare la giornata con un giro turistico iniziando con il Monte Ortobene che avevamo saltato all’arrivo.
Belli i panorami, interessante la struttura di Sa Conca, una passeggiata nel parco sulla vetta, tra il Cristo ed alcune chiesette, poi seduti su una panchina affacciata verso Oliena apprezziamo il sole ed il panorama, prima di avviarci diretti ad Orgosolo.
Orgosolo ci accoglie con una serie di Murales uno più bello dell’altro e dopo un’oretta rientreremo a Mamoiada per visitare nuovamente il Museo delle Maschere Mediterranee. Ci è stato raccomandato di tornarci perché, dalla nostra precedente visita, è stato soggetto a modifiche ed integrazioni, io ne rimango deluso: lo ricordavo più ampio, vi trovo comunque l’edizione in lingua Sarda del “Piccolo Principe” aumentando così la mia collezione.
Dopo la visita passeggiamo ancora per il paese: un sopralluogo per cercare la posizione di alcuni dei falò che da domani verranno accesi poi, prima di ritirarci, ceniamo nuovamente all’Enoteca La Rossa!
16 Gennaio venerdì Oggi è Sant’Antonio!
Ci rilassiamo la mattina, con una breve passeggiata salendo e scendendo per le stradine di Mamoiada, fotografando scorci interessanti e cercando altri falò, prima di spazzolare, come pranzo, un tagliere ad un negozio di Souvenir e stuzzichini, l’ASSANTHIA.
Poi sarà ora di passare velocemente all’affittacamere prima di “Entrare in Servizio”: alle 14.30 sarò all’Associazione Atzeni dove stanno preparando il loro falò, poi di corsa alla Chiesa di S. María Assunta, dove la mia “Assunta” si è fermata per assistere alla messa al termine della quale ci sarà la benedizione del primo fuoco, quello di S. Antonio.
Assisto alla processione che gira tre volte attorno al fuoco, dopo la benedizione e poi, i responsabili di ogni fuoco prendono la loro parte di tizzoni ardenti, per accendere il Falò nelle loro borgate, come un “lievito Madre”, infine nuovamente da Atzeni per dolci, vino; prendo due dei loro calendari per la bellissima fotografia che presenta, sul fronte, ne ha altre due sul retro, molto tristi dopo che mi hanno spiegato il significato: ricordano due loro giovanissimi componenti che sono “mancati” l’estate precedente.
Questa sera decidiamo di cenare, “in privato”, presso l’affittacamere, così acquistiamo qualche cosa al Market Zamburru dove ci serve la graziosa e cortese “Giusy”, acquisto anche un paio di birre artigianali da La Rossa. Sarà una cena tranquilla e rilassata, con un accesso ai sogni anticipato.
Domani sarà dura! … mi hanno avvisato!































17 Gennaio sabato
Il Gran Giorno! La prima uscita ufficiale dei Mamuthones.
Mi era stato spiegato che queste giornate sono le più sentite, le più tradizionali, le più belle… e così sarà! Non so ancora completamente conscio di cosa mi attende, ma so dove e quando, all’incirca anche quanto durerà! Iniziamo al mattino con una sgambata per il paese, brulicante di turisti, di negozietti aperti e sbocciati fantasiosamente in qualche ambiente che i giorni prima era chiuso….
Un aperitivo ed alcuni stuzzichini prima di rientrare alla camera per la “mia Vestizione” preparando l’attrezzatura e le vettovaglie da escursione: le due fide Canon di cui una con il suo “impermeabile” (minaccia pioggia), due barrette energetiche, cappellino di lana e guanti…. Sarà lunga!
Alle 14 mi presento all’associazione ed accedo all’aree riservata, Assunta resta fuori, ci terremo qualche volta in contatto telefonicamente.
La “vestizione dei Mamuthones” è una cerimonia riservata, in pochi accedono (all’altra associazione mi han detto funzionare diversamente, dove molti accedono per poco tempo ed in zona limitata), qui pochi accedono, ma si possono muovere nel rispetto reciproco e soprattutto della Tradizione: si accede ad alcune aree solo se accompagnati: siamo Ospiti, in “casa d’altri”! Non conosciamo la tradizione, io in particolare sono qui per Osservarla, Viverla e cercare di capirla, immortalarla in fotografia; Dolphin, giornalista Francese, è qui per lavoro, Peter, fotografo Sudafricano pure, sono gli unici con cui ho rotto il ghiaccio. Con gli altri 8/10 non faccio in tempo, siamo tutti presi, chi a Fotografare, chi a Filmare in molti cerchiamo di non impallare le fotografie degli altri. Dopo un’ora abbondante la vestizione termina e tutti, Mamuthones e Issohadores si dispongono nel cortile recintato, attorno il falò acceso, a provare prima della partenza… i fotografi al di fuori dal “cerchio”, concentrati sul soggetto. Ho cercato raccogliere informazioni su come si snoderà il percorso, su come mi devo tenere rispetto agli “Interpreti Principali” senza grandi indicazioni, ma con molta cortesia. Un po’ di cose le inizio a capire da me! Quello che non ho capito ancora non lo immagino neanche!
All’apertura del portone mi sono guadagnato una posizione vicina ai Mamuthones, ma la ressa che trovo fuori mi sorprende, Delphina davanti a me ed io restiamo sopraffatti, emarginati dalla folla che attende fuori; ci facciamo sorprendere e, senza accorgercene li abbiamo persi! Delfina è sorpresa e rimane quasi immobile così la sorpasso ed accelero attraversando la folla, diretto alla chiesa di Santa Maria Assunta dove raggiungo il gruppo che sta già “Omaggiando” il Falò principale, 2 minuti e ripartono e li perdo nuovamente. Decido allora di tornare sui miei pasi, verso la sede della Associazione, proprio mentre l’altra compagnia arriva a sua volta alla Chiesa. Oggi le due associazioni, con i loro Mamuthones e Issohadores, gireranno il paese fino a sera, raggiungendo ognuno dei circa 40 falò del paese, per portare l’augurio di una nuova buona annata, risvegliando la terra e la natura dopo l’inverno. Le associazioni si sono divise il paese, Atzeni quest’anno attraversa il centro e la parte Alta. Nei pressi dell’associazione spiego di averli persi e mi danno una indicazione generica del percorso, così, ripartito velocemente, li ritrovo quasi subito.
Chi non impara dai propri errori è costretto a ripeterli ed io non li perderò più: attraverserò la ressa come un rompighiaccio, li sorpasserò in qualche tratto ma non li perderò Più … è troppo interessante vedere la tradizione, starci in mezzo anche se non la posso sentire come loro.
È interessante vederli organizzarsi prima di raggiungere ogni singolo Falò, indossare le maschere, eseguire le coreografie attorno ai Falò e quindi osservare le persone che offrono Vino e Dolci ai Mamuthones e Issohadores, talvolta anche ai Turisti, ovviamente, solo dopo aver offerto ai Primi… “Siamo Ospiti, la festa e la tradizione sono La Loro festa e Loro Tradizione”.
In un paio di occasioni mi sentirò al telefono con Assunta… Io ho capito più o meno come funziona, lei li attende, insieme ad un’enormità di altri turisti estranei al Paese ed alla Tradizione, presso la chiesa Signora di Loreto, in centro paese, ma anche spiegandole dove andare, non riesce ad uscirne.
Ai falò ci passano, sostano brevemente, quindi proseguono verso il prossimo. O ti muovi con loro, o li aspetti ad una delle soste. Io voglio fotografare e li seguo, li precedo, li affianco, li ammiro! Ho perso il conto dei falò quando, percorrendo via Asiago, Assunta mi scrive che è all’affittacamere, e, dato che è vicina decido di raggiungerla. E’ già l’ora blu! Sono stanco ed ho fame. Se io sono così cotto, mi chiedo, come sono loro, con i 30/40kg di Vestiario e Campanacci che saltano come stambecchi (o meglio dire Mufloni) attorno ad ogni Fuoco dalle ore 15? Capisco ancora meglio il valore che ha per LORO questa TRADIZIONE.
Con Assunta decidiamo di uscire nuovamente a cercarli, e li troviamo subito mentre passano davanti al Museo per entrare in un ristorante con alcune comitive di turisti; allora guardo l’ora, cerco di ricordarmi quanti e quali fuochi hanno già passato, quali NON hanno ancora passato e dove si trovano e riconduco Assunta alla Chiesa Signora di Loreto, un Falò è li, altri 4 sono nei dintorni… non avevo ancora visto così tanta gente; ora lo spettacolo non sono solo le figure della tradizione, ma anche il pubblico inizia a farne parte. Alla Signora di Loreto non vediamo nulla così trovo un punto dove fermarci a vederli passare per poi anticiparli agli ultimi 2 fuochi prima del rientro all’associazione, OTTIMA SCELTA! Abbiamo preso posti perfetti, in vicoli strettissimi e ci sono passati accanto, poi giunti all’Associazione ci informano: faranno un Saluto “PRIVATO” ai due componenti “mancati” l’estate precedente e chiedono di non seguirli, nessuno, né di noi né del pubblico lo farà: è una “LORO” sensibilità un “Fatto Privato”; poi il rientro e Svestizione circondati da Parenti, Amici, Figli, Nipoti… continueranno, tra loro, questa bella ed impegnativa giornata piena di significato.
Per noi è ora di rientrare dopo aver salutato Enzo, Bonario, ad altri di cui non ricordo più i nomi. Assunta mi riaccompagna all’affittacamere, e per strada acquistiamo due birre artigianali ed un po’ di ottimo formaggio e prosciutto, i ristoranti sono pieni, io comunque non avrei neanche la forza di leggere un menu ed attendere, mangeremo all’affittacamere anche oggi. Mi avevano avvertito, ma ha superato la mia immaginazione. Una gran bella, faticosa ed unica giornata che, credo, non dimenticherò.
Tra ieri ed oggi ho scattato 1600 fotografie. Morfeo non lo saluto neanche, crollo prima di vederlo!
18 Gennaio domenica Minaccia pioggia.
Facciamo un’ottima colazione prima di avviarci ad Orgosolo dopo aver visto un paio di scorci di Mamoiada.
Ci arriviamo che piove, entriamo in un caffè che diluvia, ne usciamo che pioggerella… ma i murales sono molti, alcuni sono eccezionali, alcuni rammentano la storia d’Italia oppure rappresentano l’opinione di alcuni sardi nei confronti di Politici, locali e non, altri raccontano particolari della storia Sarda: un museo a cielo aperto si può dire, forse anche opere d’arte dico io.
Quando ricomincia a piovere raggiungiamo la macchina e rientriamo.
Ceneremo con una ottima pizza alla Pizzeria ILLEGALE, un ambiente interessante.














19 Gennaio lunedì Ultimo giorno in zona. Abbiamo deciso di raggiungere Fonni; le notizie in TV e gli avvisi su internet parlano di un quasi “Diluvio universale e cataclismi” forse altrove, o forse … non so: io ho visto di peggio. Piove sì, talvolta abbondantemente, ma non così forte, probabilmente la conformazione geologica è diversa. Raggiungiamo Fonni, dove acquistiamo 2 scatoloni di Savoiardi Sardi (Mi pareva che una volta li chiamassero “Pistochedduos” ora parlano di Savoiardi) … e le tradizioni? comunque, sono loro e ne compro 2 scatoloni, poi uno scatolone di Carasau, di più non posso, stiamo terminando lo spazio in macchina. Proviamo a girare Fonni, interessante anche questo, con Murales in stile diverso da quelli di Orgosolo. Lo giriamo velocemente, poi come la pioggia si infittisce e si alza anche un forte vento entriamo in un bar. Quando ripartiamo, raggiungiamo il santuario di San Cosimo che avevo visitato ne 2016, ma lo troviamo completamente chiuso, così optiamo per tornare a Mamoiada ed Assunta chiede di tornare al Museo dove vuole comprare degli orecchini che aveva adocchiato l’altro giorno. Museo chiuso! … per maltempo :o.Avremo la medesima sfortuna la sera: LA ROSSA è Chiusa per Turno, come alcuni altri ristoranti, ASSANTHIA alle 18.30 espone il cartello “CHIUSO” nonostante l’orario esposto ne annunci la chiusura alle 19.30, ILLEGALE che avrebbe dovuto essere aperta, non lo è, raggiungo AGRI PIZZA VISERA che espone il cartello con l’orario informando che il turno di riposo è il giovedì , mentre oggi e lunedì ed allora busso (c’è la luce accesa dentro) ed un signore mi apre e mi dice “oggi siamo chiusi”. Assunta, nel frattempo, è rimasta al negozio di alimentari che sta chiudendo e mi comunica che Giusy, la graziosa e gentilissima addetta, ci ha trovato una soluzione: c’è una “pizza al taglio aperta, sembra sia l’unico locale che rispetta gli orari di apertura al pubblico e che non teme la pioggia, così ci incamminiamo sotto il diluvio sino a raggiungere “S’ARZOLA Pizzeria al Taglio”, dove ci stanno aspettando così, finalmente mangiamo qualche cosa di caldo. Mi avevano detto che a Mamoiada sono molto orientati all’ospitalità… oggi si sono contraddetti. Neanche il Comune mi darà un cenno di vita quando, al ritorno, invierò una PEC segnalando l’inconveniente. Forse qui è normale, altrove no.
20 Gennaio martedì Questa mattina salutiamo la gentilissima Pasqualina, la padrona di casa da Su Hantaru Vetzu dove abbiamo trascorso 6 notti. Ci regala anche una Bottiglia di Cannonau (lo berrò a casa e sarà ottimo). Prima di partire passeremo al negozio LA ROSSA (oltre che Enoteca è anche Negozio) dove acquisteremo Formaggi sino a riempire il frigo portatile, poi Birra artigianale colmando ogni piccolo spazio rimasto in bagagliaio prima di avviarci. Vorrei tornare, Sono stato benissimo da Pasqualina, ci è piaciuta l’accoglienza da Atzeni, le cene da La Rossa e la Pizza, ho scoperto che a Ottana ed Orotelli ci sono delle tradizioni altrettanto interessanti e tornare a Mamoiada non mi dispiacerebbe, ma se devo trovare locali pubblici che usano gli orari per tappezzare pareti, anche no. La strada per Olbia scorre piovosa sotto la macchina, non lunga, ma piovosa, poi pasticceria che pensavo di trovare al Centro commerciale Terranova oggi e chiusa. Non piove più, ma tira vento così ci sediamo ad un caffè, acquistiamo ancora qualche cosa di pronto per cena al supermercato poi raggiungiamo il porto, e saremo tra i primi ad imbarcarci, ceneremo prima di andare al bar per un digestivo, poi convincerò Assunta a tornare in cabina a cercar di dormire: è preoccupata per le raffiche di vento. Si convincerà poi, che 237m di Moby Fantasy da quel vento verranno semplicemente spolverati. Buonanotte!


21 Gennaio martedì Vedo le luci della costa toscana mentre lentamente il cielo inizia ad albeggiare, poi il messaggio, di lasciare le cabine, così ci traferiamo al ponte 9 per un Cappuccino in attesa dell’attracco. Scendiamo velocemente e ci avviamo verso la zona della Terrazza Mascagni; non c’è vento, sopra è sereno, ma sulla terraferma le nuvole sono ancora fitte.
Faremo una colazione decente alla Baracchina Bianca, nei pressi dell’Accademia Navale, prima di avviarci verso casa che dista 420km.
Un gran bel viaggio, ora dovrò selezionare le 2400 fotografie che ho scattato in questi giorni, …ci torneremo? Lo spero!