2001

Il secondo Viaggio in Nepal, auto-organizzato dopo aver appreso che, nella stessa settimana, ci sarebbero state due festività, una religiosa Hindu ed una Nepalese, il LOSAR.  Assunta mi diede subito l’ordine di organizzare. Prenotai subito i biglietti per il volo, poi l’albergo, per la festività del Losar contattai una persona di Kathmandu che mi era stata suggerita da una collega cinofila di Verona, e con il contatto nepalese pianificammo il programma.  Ritirai i biglietti il venerdì prima di partire, il sabato vincemmo all’enalotto la medesima cifra del prezzo del Volo, era il segno: I monaci di Bouddhanath ci aspettavano.

19.02 Lunedì – Decollo da Trieste nel tardo pomeriggio per Monaco con AIR DOLOMITI, poi con QATAR AIRWAYS si parte per Doha.   La medesima rotta di due anni prima.

20.02 Martedì – Atterrati a Doha poco prima delle 6.00, alle 8.15 decolliamo alla volta di Kathmandu. All’arrivo a Kathmandu una esperienza fastidiosa: alla dogana un piccolo poliziotto in divisa trasandata ci fa spostare dalla fila e mi indica un banco separato, senza guardare i passaporti mi chiede di aprire il bagaglio a mano e, viste le macchine fotografiche dice che deve controllarle quindi presa la borsa va nella saletta adiacente apre una porta che immette sull’esterno ed esce,  noto che gli altri poliziotti hanno una divisa “migliore” ed allora scatto, passaporto in mano, intimando ad Assunta di “non muoversi”, oltrepasso due poliziotti che non dicono nulla ed inseguo il primo poliziotto il quale accortosi che lo sto inseguendo giunto al posteggio lascia cadere la borsa scappando di corsa; alcune persone in borghese assistono la scena senza intervenire. Recuperata la mia borsa, rientro al controllo passaporti recupero Assunta e facciamo le operazioni doganali.  Sono Basito!  Assunta resta incredula quando le spiego l’accaduto.  Gli altri poliziotti e doganieri, alcuni dei quali hanno assistito alla scena, non fiatano.  Raggiunto il posteggio degli arrivi attendiamo inutilmente la vettura che l’albergo doveva mandare, quindi decido di telefonare per informarmi e mi rispondono di “essersi dimenticati”, aggiungono di prendere un Taxi che lo pagheranno loro!    I taxi che trovo sono allucinanti: rottami su 4 ruote!  Quando ne trovo uno libero ci accordiamo e saliamo, mi occupo in prima persona di caricare le valige, ma nel bagagliaio ci sarà posto solo per una ed un bagaglio a mano, il portellone del bagagliaio non si chiuderà e la valigia spunterà dal portellone per tutto il tragitto. Abbiamo optato di tenere gli altri bagagli in cabina con noi, si fermerà per strada ad un distributore per rifornirsi e, ancora “frizzante” per esperienza in dogana, passerò alcuni minuti a guardare chiunque si avvicini tenendo d’occhio la valigia “sporgente” pronto a scattare, come quando da giovane facevo sport. Lungo il percorso, dal pavimento dei sedili posteriori e di quello del passeggero, l’intrattenimento consisterà nel vedere l’asfalto scorrere sotto di noi attraverso alcuni buchi, ruggine passante! L’avventura termina con l’arrivo all’HOTEL MARCO POLO BUSINESS dove il receptionist si occupa del tassista e dei bagagli scusandosi. L’albergo sarà la nostra base nei giorni seguenti senza ulteriori originali esperienze. Ci assegneranno una bella camera, spaziosa, all’ultimo piano, da dove una scala porta alla terrazza panoramica, ci sono pochissimi clienti. Questa sera ceniamo in albergo, devo smaltire l’adrenalina accumulata in aeroporto e nel Taxi.

21.02 Mercoledì – Dopo una rilassante colazione usciremo per il nostra prima meta: trascorreremo la giornata nella zona di Pasupatinath dove si celebra una importante festività Hindu. Una infinità di gente, in una coda lunga almeno un km, attende pazientemente di entrare al tempio, altrettanta lungo le strade limitrofe brulicanti di fedeli. Dopo l’esperienza del giorno prima ricordo ad Assunta di tenere lo zaino sul davanti piuttosto che sulla schiena, troppo tardi: la custodia della macchina fotografica che aveva in una tasca esterna è “evaporata”, solo la custodia, la macchina fotografica la stava usando!    Sarà l’ultimo inconveniente del viaggio.  Giunti al Tempio ci immergiamo nell’umanità brulicante che ci circonda.  Poliziotti gestiscono il traffico dei fedeli, talvolta in modo rude. Noi, nel recinto del tempio non possiamo entrare, ma alla porta ci permettono di avvicinarci, poi proseguiamo tra le bancarelle fino a raggiungere il ponte che attraversa il Bagmati per poi risalire verso il tempio superiore. Una infinità di Sadhu, santoni induisti, si è accampato in ogni spazio disponibile. Restiamo nell’area sino all’imbrunire, per poi rientrare all’albergo, cambiarci, e cercare, con esito positivo, un ristorante dove eravamo stati due anni prima: l’ARNIKO

22.02 Giovedì – Assuntasi è alzata presto, prima di me. La vedo discutere con il suo zaino, zaino che sembra più grande del solito, poi riesce a chiuderlo e non ci faccio caso. Prima della partenza dall’Italia, tramite internet, ho contattato il titolare di una agenzia turistica, tibetano in esilio, con il quale ho concordato un programma legato alle celebrazioni del Losar e mi ha organizzato una macchina con autista per alcuni giorni. Gli avevo comunicato come volevo programmare le giornate e cosa desideravamo fare e mi aveva dato dei suggerimenti per alcune variazioni che ho accolto. Oggi è il primo giorno del mio programma con autista, raggiungeremo i templi di Changunarayan e poi torneremo Bhaktapur.   Changu e un paesino sulla cresta di una collina a circa 50 km da Kathmandu, a nord di Bhaktapur.  Arriviamo di mattina presto e l’autista ci attenderà, senza impegno di orario, nel posteggio all’ingresso del paese.  Il panorama è splendido in una giornata limpida: la pianura a sud, le cime dell’Himalaya a nord.    Entriamo a Changu percorrendo la via principale costeggiata da negozietti per turisti ed oltrepassate un paio di fontane giungiamo alla zona dei templi: da qui entriamo in uno spazio di pace, tranquillità e gentilezza.    Da un sentiero che sale dall’altro versante sbucano 5 bambini/e uno più piccolo dell’altro, alcuni portano degli zainetti più grandi di loro sulle spalle, TUTTI ci salutano cinguettando cinque “NAMASTE”, ovviamente rispondiamo: tutto come da noi vero?   Ci rilassiamo affascinati da questo gruppo di Templi, osserviamo le persone che portano offerte e che, a modo loro, ne hanno cura. Rientrando ci fermiamo attratti da alcuni oggetti, per comprare dei souvenir, tra cui una Campana Tibetana ed una Maschera rituale in legno quindi, raggiungiamo l’autista e proseguiamo alla volta di Bhaktapur che già avevamo visitato nel 1999.     Arriviamo, salutiamo l’autista che ci attenderà senza problemi di orario, ma gli diciamo circa per che ora, e partiamo.  Entriamo in citta pagando i 5 dollari di ingresso che, intervistato come straniero per un parare, dichiaro di ritenere corretti e non eccessivi se utilizzati per la conservazione della città.  Entriamo in Durbar Square ed Assunta ha una “mutazione”: Oltre allo zaino sulle spalle ha ora una Borsa in una mano ed una fotografia nell’altra: vuole dirmi qualche cosa, ma è indecisa, allora la matematica viene in mio aiuto e faccio 1+1 …. ” COSA HAI PORTATO PER SITA? E COME PENSI DI TROVARLA?” con la sua gentilezza risponde: “Mi aiuti tu !” (non un punto interrogativo, proprio quello esclamativo!)    ….come faccio a non assecondarla?    Fotografia in mano ci dirigiamo verso la piazza dove, due anni prima, c’era la bancarella della Madre di Sita, ma non riconosciamo nessuno, allora chiediamo nelle bancarelle adiacenti, sino a quando troviamo un ragazzo che parla discretamente l’inglese e che riconosciuta la bambina della foto, ci invita a seguirlo. Pochi passi ed assisto alla scena di un film:  Assunta vede la Bambina e scatta in avanti … la Bambina la riconosce ma è timida e sorride senza muoversi, il ragazzo ci spiega che la madre è morta un anno prima e ci fa da interprete, arrivano anche altri vicini e conoscenti della Bambina, e pian piano lo zaino di Assunta inizia a dimagrire… dimagrire e dimagrire ancora… rigurgitando di tutto, solo “Eta Beta” riusciva molti anni fa in operazioni di tale portata.    In seguito la prenderò in giro sostenendo che, da quel giorno, anche in Nepal festeggeranno la Befana 😊.     Il giro per Bhaktapur ricomincia, ed incrociamo una “processione” di personaggi con maschere di legno che suonano strumenti musicali e girano fermandosi in alcuni cortili delle case, ci fanno capire di non voler essere fotografati così, a malincuore smetto, sono un ospite a casa loro.  Rientriamo a mangiare qualche cosa sulla terrazza della CAFE’ NYATAPOLA prima di tornare a salutare Sita e rientrare a Kathmandu.  Oggi BABBO NATALE e LA BEFANA sono stati qui! Ceneranno all’ ASTAMANGAL dell’hotel Annapurna.

23.02 Venerdì – Goraknath Sanku VajraJogini. Un’altra delle giornate programmate con l’autista, per visitare tre località fuori città ed alcuni Templi di cui avevo letto su Lonely Planet e che mi aveva suggerito il contatto della Agenzia.      Sono tutti nella zona di Parping, iniziamo con Goraknat, salendo una collina proseguendo oltre al monastero di Sanku che vedremo al ritorno e salendo ancora in una vegetazione non molto ricca ma in mezzo a migliaia di “Preghiere al Vento”, poi scendiamo.  Dal monastero sottostante esce la “musica” delle preghiere, ci avviciniamo e 2 monaci ci invitano ad entrare, nella sala delle preghiere, così osserviamo gli strumenti, i libretti che sfogliano pregando ed ascoltiamo i “gorgheggi” ed i suoni. Non abbiamo portato nulla in dono, non ci aspettavamo questa ospitalità, allora offriamo le due cioccolate che avevamo con noi.   Proseguiamo la salita in una altra direzione sino ad un tempietto scavato in una grotta.        Vajra Jogini è diverso: si raggiunge percorrendo una lunga ed ampia scalinata con gradoni sconnessi; inizialmente in pieno sole, poi prosegue all’ombra di grandi alberi ed infine raggiunge il tempio.   E lunga e talvolta mi fermo ad attendere Assunta, a metà salita trovo un piccolo altare ed una fontana, hanno appena sacrificato un agnello e lo stanno sciacquando nell’acqua. In cima alla scalinata Il tempio è all’ombra di alberi, c’è molta gente, capannelli di persone, forse gruppi familiari, che preparano le offerte: animali sacrificati e vegetali, riso, incenso….. Un ambiente interessante.

24.02 Sabato – Con l’autista raggiungiamo il Tempio di Budhanilkantha, a nord di Kathmandu, c’è una grande statua di Buddha disteso in mezzo ad una vasca d’acqua e ricoperta da una tenda. Osserviamo una coppia di sposi, eleganti e colorati, arancione e rosso dominano. Al termine della visita proseguiamo per Bouddhanath, è il 2’ giorno del Losar, il “Capodanno Tibetano”.  Il secondo giorno viene festeggiato tra Partenti.     La zona che circonda lo Stupa è gremita, tutti si muovono in senso orario attorno allo Stupa e facendo girare le campane della preghiera, in alcuni spiazzi ci sono gruppetti di monaci che pregano e raccolgono offerte.  Sentiamo in lontananza un rullio di tamburi, un ritmo veloce e ripetuto, quasi una marcia allegra e veloce, accompagnata da strumenti a fiato, si fa sempre più vicino sino a quando la folla si apre e compare una vecchia Mercedes, tutta ricoperta di garovani rossi ed arancioni. La macchina avanza preceduta da personaggi in costume che continuano a suonare la “marcetta” la Mercedes e circondata da bambini festanti che si arrampicano sulla macchina che a passo d’uomo procede accanto allo Stupa. La macchina ci passa accanto e scopriamo che è un matrimonio Hindu: sono gli sposi che avevamo visto al mattino, proseguono ed il ritmo si fa sempre più distante scomparendo tra i viottoli. Che bello Viaggiare! Che bello assistere a cose nuove e diverse dalle nostre, che bello scoprire altri luoghi usi ed abitudini.      Noi proseguiamo immersi nel brulichio di Bouddanath, saliamo lo Stupa, ci giriamo attorno più volte, arriva il tramonto ed è sempre affollato, i monaci continuano a pregare…    Decidiamo di rientrare all’albergo. In serata ceniamo in un ristorante con cucina “Nepalese” dove mi verrà regalato un copricapo.   Ci prepariamo per la giornata seguente, sarà la più bella, il vero scopo del viaggio.

25.02 Domenica – Ho letto che il Losar “Capodanno Tibetano” viene festeggiato nel corso di più giorni, il 3′ è dedicato a festeggiamenti con Amici e Conoscenti, oggi è il 3′! Il contatto dell’agenzia è un Profugo Tibetano e fa parte della comunità, ci ha organizzato la partecipazione ai festeggiamenti della Comunità Tibetana di Kathmandu che dureranno tutto il giorno, dalle 11 circa, fino a sera. I festeggiamenti si tengono in un centro culturale nei pressi di Bouddanath. L’autista ci accompagna e ci accordiamo per trovarci a sera inoltrata, dopo il tramonto. La giornata sarà lunga, non sappiamo cosa aspettarci. Ci siamo portati acqua, cioccolata e biscotti. L’ingresso del centro, a 200m dallo Stupa, immette in un cortile con un grande albero, una palazzina gialla di 3 piani con terrazze su un lato, sugli altri lati il cortile è delimitato da edifici. Nel cortile sono state sistemate delle sedie attorno ad uno spiazzo. All’ingresso ci offrono Tsampa, il loro Te al Burro. Facciamo un giro ad osservare e quando la gente inizia a prendere posto scelgo due sedie in posizione tale che durante il giorno resti ombreggiata e con il sole alle spalle. Alcuni personaggi tengono discorsi per noi incomprensibili ma di ovvio contenuto e poi: “Via alle Danze”!   Monaci di diversi monasteri in abbigliamento “cerimoniale” eseguono “Danze Rituali” che sino ad ora avevo visto solo come documentario alla TV, ora Assunta ed Io siamo NEL documentario! Nelle pause tra le varie rappresentazioni-danze diversi ospiti si avviano verso una sala portando Pentole, Bottiglie, Vassoi e Scatole; prima che riesca a farmi spiegare come funziona, alcuni monaci ed alcune donne passano a distribuire cibo e bibite… a TUTTI, nessuno escluso senza che nessuno dica “Prima gli Italiani” o qualche altra nazionalità: “Prima il Rispetto” è il sottofondo in quell’ambiente.   Scopro come ciò che viene condiviso sia stato portato dai presenti e condiviso, ognuno porta qualche cosa, allora, apriamo le cioccolate ed i biscotti e giriamo a distribuire a nostra volta: siamo ospiti e le usane locali vanno apprese e rispettate! Girando, noto che ci sono pochissimi “occidentali”, conto 4 coppie, noi compresi, due sono spagnoli e ci salutiamo, gli altri non so. Stimo ci sia un migliaio di perone. I festeggiamenti continuano sino a sera e, dopo le rappresentazioni sacre dei Monaci, iniziano le danze ed i canti tradizionali della comunità. Ci spiegano che quasi tutti sono in costume tradizionale. Verso sera, prima che faccia buio, usciamo diretti allo Stupa che è affollatissimo, anche qui persone in costume che danzano ed intonano cori. In uno spiazzo alcuni monaci recitano preghiere, quelle che per noi sembrano canzoni stonate, il tutto attorno ad una montagna Riso, frutta e Verdura, frutto delle offerte dei laici. Che esperienza!  Festeggeremo la giornata cenando in un Ristorate Tailandese dove il Cameriere ci consiglierà la versione “Poco Piccante” non oso pensare come sarebbe stata quella più piccante! HAPPY LOSAR a Voi, che dal marzo 1959 lo festeggiate in esilio nel disinteresse del mondo, grazie a Voi che ci avete ospitato.

26.02 Lunedì – La giornata tranquilla, dedicata agli acquisti a Kathmandu. Nel negozio di un sarto Assunta ordina una giacca su misura, sarà pronta in 2 ore!  Giriamo per la città tutto il giorno, nel pomeriggio uno scroscio di pioggia sarà l’unica occasione per indossare le nostre giacche a vento, poi in serata cena all’IMPERIAL PAVILLON, cucina cinese, i sapori ed i piatti sono completamente diversi dai “cinesi” che troviamo in Europa.

27.02 Lunedì – Torniamo alla collina di Swoyamboudnath poi nel pomeriggio passeggiamo per la città facendo gli ultimi acquisti, torniamo verso l’albergo a piedi per fermarci a cenare all’ARNIKO, rientriamo all’albergo a preparare le valigie, la mattina dopo si parte presto 

28.02 Martedì – alle 8.30 si decolla da Kathmandu per Doha, per arrivare in serata a Trieste via Monaco.  Anche questa volta una bellissima panoramica sull’Himalaya ed un bel film durante il volo. Quei monaci e quelle persone così aperte ed ospitali hanno lasciato il segno.

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