Normandia

Sbarchiamo anche noi in Normandia….

siamo in viaggio da 10 giorni, gli ultimi sei li abbiamo trascorsi in Bretagna a fare esperienza, ora siamo pronti…

… a convincerci che Normandia non è solo D-Day, è molto di più, talvolta anche molto più attraente ed interessante.

3.05 domenica.       La giornata alterna pioggia a brevi schiarite e ci ha costretti a modificare il programma di viaggio dopo aver lasciato Lannion.  

Entriamo in Normandia sotto un diluvio, siamo nella zona di Mont Saint-Michel, avevo già in programma di non raggiungere questo luogo in quanto consideravo che fosse troppo affollato e per il fatto che, in questo caso, dovremmo dedicarvi una intera giornata. 

Conto di vederlo e fotografarlo da una prospettiva diversa: studiando le mappe ho trovato due punti panoramici a circa 5km di distanza e spero in condizioni di visibilità ottimali, quando siamo nei pressi del primo sta diluviando e proseguiamo, ma avvicinandoci al secondo il cielo schiarisce leggermente, invitandoci a raggiungere Vains, e l’Ecomuseo che, incredibilmente, è chiuso! Ci sono dei camper posteggiati e persone che pranzano ai tavolini; noi, prese le macchine fotografiche e montato il “cannone” su una delle 2 raggiungiamo il punto aperto con vista verso Saint-Michel.   Impreco!   … c’è molta umidità ed una leggera foschia, forse tra me e Mont Saint-Michel anche una leggera pioggerellina, quella che sta iniziando anche sopra di noi!  Scatto solo quattro volte, nella speranza di ricavare qualche cosa di decente e poi, via: hanno riaperto le catinelle! È domenica, probabilmente per questo, nel corso della mattinata, il traffico è stato anche piuttosto intenso, da qui in poi sarà più scarso.           

Proseguiamo verso a nord e raggiungiamo Gouville-sur-Mer durante una pausa degli scrosci di pioggia. Sulla duna sopra la spiaggia ci sono due file di capanne in legno, bianche con tetti colorati, sono la caratteristica di questa spiaggia, spiaggia sulla quale data la bassa marea, sono in corso lavori sull’allevamento di ostriche; al largo si vede il Faro di Senequet. Approfittiamo della schiarita per passeggiare sulle dune e sulla spiaggia prima di proseguire diretti a nord, la prossima destinazione è il Faro di Carteret dove arriviamo, demotivati, sotto un altro diluvio. Con poca convinzione posteggiamo e sotto la pioggia raggiungiamo il faro. Mi avevano segnalato un museo, ma non è così interessante.  

Già che ci siamo passeggiamo lungo la scogliera approfittando di una ulteriore pausa della pioggia ed ammiriamo le spiagge al di sotto del promontorio; da qui speravo di poter vedere, al largo l’isola di Jersey che purtroppo appare solo come una striscia all’orizzonte, sbiadita dalla pioggia che cade al largo; mentre rientriamo alla macchina il cielo incomincia ad aprirsi… poi si apre completamente ed un raggio di sole ci saluta burlandosi di noi mentre ci avviamo. Omonville la Rouge dista altri 50km, è lì che ho prenotato, questa volta un appartamentino, per le prossime 3 notti. Ci arriveremo verso le 6 di sera.        

L’appartamentino non è un granché: ricavato nella cantinetta della casa, vi si accede dal garage… è comunque arredato discretamente e dalla finestra si vede il mare. La casa sorge sulla collina alle spalle del paese, sotto di noi il Municipio, poi si vedono i tetti del paesino, una parte del porticciolo ed il mare. Ha la lavatrice ed è il motivo principale per cui lo abbiamo scelto 😊. 

Scambiamo qualche chiacchiera in inglese con la sig.ra Caroline che lo gestisce e ci informiamo per la cena: uno dei ristoranti ci viene fortemente sconsigliato, l’altro sarà chiuso nei prossimi 2 giorni, ma non sa fino a che ora sarà aperto oggi… telefono immediatamente per informarmi: “Ci servono se arriviamo entro le 19.00!!!”  poca scelta, ma al telefono e con il mio scarso francese, non comprendo molto altro, così carico Assunta in auto mentre ancora sta brontolando “Perché chiudono così presto? … Perché dobbiamo andare adesso? ….  Che orari strani! …Devo cambiarmi…!”

… sta ancora borbottando quando posteggio nei pressi del Cafè du Port e continua ancora quando entro spiegando all’addetto che abbiamo telefonato, a quel punto ci fanno accomodare.

Qualche difficoltà nel capire cosa propongono, soprattutto dopo aver scartato le opzioni “Ostriche” e “Lumache”, poi ordiniamo a caso 2 delle 3 pietanze rimaste e quando chiedo una intera bottiglia di Sidro la cameriera si rilassa. All’arrivo dei due piatti che abbiamo ordinato, prego la cameriera di porate anche il terzo: Si tratta di” stuzzichini” uno a base di Olive tritate e spezie, uno di Pesce amalgamato ed un Humus di Ceci… il tutto accompagnato da crostini. L’ambiente è gradevole, affacciato sulla spiaggia e sul porticciolo; gli ultimi clienti si avviano e rimaniamo solo noi all’interno, ed alcuni ragazzi seduti ai tavolini esterni a sorseggiare birra.

Passeggeremo poi sul molo e percorreremo un tratto della spiaggia sassosa che da qui prosegue verso nord prima di rientrare in appartamento per fare il primo carico di Lavatrice prima di rannicchiarci sotto le coperte.

4.05 lunedì.    Si cara!   … Visitiamo un po’ al giorno, qualche cosa oggi, qualche cosa domani… come abbiamo fatto i giorni scorsi” Il Buongiorno inizia dal Mattino! E Prosegue con 173km in macchina ed altri a piedi per le escursioni. Il sole inizia a splendere verso le 10. La prima sosta la facciamo lungo costiera diretti a nord, a Port Racine, poi raggiungiamo Goury dove percorriamo il sentiero che, partendo dal posteggio, raggiunge la Croce in memoria del naufragio del sottomarino Vendémiaire, che è il punto più vicino al Faro di Goury; proseguendo poi tra sabbia e rocce, si aggira il borgo e si arriva al porticciolo dove si trovano l’Ufficio informazioni, un Ristorante ed un Caffè. Lungo la passeggiata, poco frequentata a quell’ora, abbiamo avuto la fortuna di essere sorvolati due volte da uno stormo di rumorosissime Beccaccie di Mare, ma ancora più fortuna per il Corriere Grosso che si è fermato oltre una roccia a circa 15 metri da me.            

Arrivando a Goury abbiamo attraversato il paesino di Auderville, dove ci fermiamo rientrando prima di deviare diretti a Nez de Jobourg, lungo questo tratto ci fermiamo ad ammirare il panorama sulla Baia di Ecalgrain.             

Una breve passeggiata di un paio di km la facciamo al Nez de Jobourg  e, lasciata la macchina, raggiungiamo la punta panoramica, da dove, sotto un cielo che si sta aprendo possiamo scorgere in lontananza e da un’altra angolazione il Faro di Goury a nord, l’isola di Sant’Anne ad ovest e Guersney  a sud-ovest; percorro un po’ i sentieri che scendono dal promontorio, ma sono molto affollati, quindi di uccelli sarà difficile vederne così  rientriamo alla macchina e decidiamo di attraversare la penisola, attraversando Cherbourg diretti alla costa est. Partendo da Nez de Jouburg costeggiamo la Centrale Nucleare ORANO, poi percorrendo varie superstrade ed attraversiamo Cherbourg per proseguire diretti a Fermanville sino al vicino porticciolo di Pignot e quindi sgranchirci le gambe lungo un sentiero che conduce al Faro di Cap Levi.  La tappa seguente sarà un ulteriore faro sulla punta nord-est della Normandia: il Faro di Gatterville. Lungo questo breve tragitto un piccolo cartello indica un villaggio “storico” e Skoda risponde prontamente al mio comando di svoltare a sinistra, seguendo le indicazioni: ottima intuizione! Il piccolissimo villaggio di Vrasville è una perla, con la sua chiesettina e le casette in pietra!            

Il faro di Gatterville non è nulla di speciale, ne abbiamo visti di molto più interessanti in questi giorni, bello è invece il centro del paesino di Gatterville, con la chiesa di Saint-Pierre e la Cappella di Notre dame-de-Bon-Secours entrambe affacciate sulla piazza dove sorge anche il Municipio.             

Sono quasi le 15.00 quando proseguiamo in direzione sud, verso le spiagge di cui ho letto in diversi libri negli anni in cui frequentavo le scuole medie ed i primi anni delle superiori, alle quali si sono ispirati anche molti film, più o meno ben fatti. Il primo libro che ho letto sull’argomento era Il giorno più lungo di Cornelius Ryan. Sbarco in Normandia 6 giugno 1944. Ma, ribadisco, la Normandia non è questo, non è “solo” questo, la Normandie è molto di più, molto altro è.… molto meglio… altrove!  Qui è storia recente.             

Ci fermiamo lungo la spiaggia ad un Bunker con istallazione per artiglieria ed alcune altre postazioni minori nelle vicinanze per poi raggiungere Saint-Martin-de-Varreville dove c’è un Memoriale dedicato alla 2’ Divisione Francese. Qualche cimelio, dei cartelli informativi, un accesso alla spiaggia, i resti di un pontile artificiale insabbiato sulla battigia, alcune fortificazioni d’artiglieria e…   la Normandia è molto altro!    Alcuni cartelli informano ed “implorano” i turisti di non uscire dai sentieri e di non lasciare i cani liberi: è area di nidificazione del Corriere Grosso e del Corriere Piccolo (qui credo che nessuno si sognerebbe di spianare l’area per venire a cantarci canzoni ecologiste).   Mentre osservo le dune e gli uccelli che ci svolazzano, la Normandia mi conferma che queste spiagge sono anche altro: due fantini passano sui sulky trainati da cavalli al trotto, che bello spettacolo.    

Verso 17 abbiamo un certo languorino, proviamo a vedere a Saint-Mere-Eglise se riusciamo a sfamarci?     Dopo 11 km raggiungiamo la cittadina di cui ho letto molto, con la storia della 82’ e della 101’ aviotrasportate e del paracadutista impigliato sul campanile. È una delusione: più grande di altre cittadine e paesini trovati lungo i percorsi, ma terribilmente affollata e turistica: sento parlare più inglese e tedesco che francese. Troviamo un ristorantino che, contrariamente a quanto accade normalmente in altri paesotti, è aperto con orario continuato ed alle 18.00 stiamo ordinando: è lo Chez Jeanne, non una grande esperienza.     

Verso 20.30 saremo ad Omonville per un’altro carico di lavatrice ed ammirare le nuvole sulla Manica illuminate dal sole del tramonto.

5.05 martedì Il programma odierno prevede Utha Beach ed altri luoghi nell’area; prima di partire da Omonville la Rouge facciamo una breve visita alla chiesa ed al cimitero che vediamo dall’alto della casa dove pernottiamo, poi Assunta dice di aver letto del paese di Bricquebec e ne è incuriosita e lo aggiungiamo al percorso: il castello è in centro città, ma chiuso per lavori: vi si accede solo su prenotazione; mentre siamo li inizia a piovere così decidiamo di proseguire in direzione sud/est ed uscire dalla superstrada nei pressi di Ecausseville dove ho letto esserci un Hangar per Dirigibili visitabile. Lo troviamo dopo una lunga deviazione per lavori sulla strada e, raggiuntolo, scopriamo che è aperto solo il pomeriggio, che gioia!        

Al Museo dello sbarco di Utha Beach l’ingresso costa 10 euro a persona. Non è male nel complesso, ben strutturato e con buone informazioni, in un paio d’ore lo visitiamo, poi una passeggiata all’esterno dove, nel frattempo, sono arrivati nugoli di visitatori e dove, portata del vento che si sta rinforzando, sta arrivando la pioggia.

Meteo sostiene che tra un paio d’ore cambierà, ma che a nord è meglio. Decidiamo così di vedere ancora un paio di Monumenti nei dintorni e di cercare un posto dove mangiare, ma sono già le 14.40 e non vogliamo tornare al ristorante di ieri, ma non troviamo altro, sappiamo già che ceneremo nell’appartamento dove siamo già attrezzati bevendo la bottiglia di Sidro che la sig.ra Caroline ci ha regalato.            

Decidiamo di credere alle informazioni meteo, di saltare il pasto ed avviarci verso nord-ovest, diretti a Goury. Ieri, lungo il percorso, abbiamo notato due Boulangerie e speriamo di trovarne una aperta. Siamo fortunati: a Brix Le Beau Parlè è aperta e deserta, giovane e cortese cameriera sta cucinando Crepes… io ordino i miei soliti Eclair con un caffè. Fatto il pieno di zuccheri proseguiamo ed in 40 minuti, costeggiamo la Centrale ORANO e raggiungiamo nuovamente Goury… soleggiata, ma affollata e ci avviamo così lungo la costiera che attraversa Auderville diretti a Port Racine.

Un paio di soste per strada, poi deviamo verso la vicina Omonville la-Petit: un’altra chicca! Poche e belle casette, pare ci sia anche quella dove ha vissuto di Jaques Prevert, ma non la raggiungiamo, ci limitiamo ad ammirare la chiesetta ed il cimitero che fotografo per la mia “raccolta a tema” poi mi volto per cambiare angolazione e…: “Buongiorno sig. Prevert, buongiorno signora Prevert, state pure tranquilli, non volevo disturbare” …ne approfitto e scatto un paio di fotografie alla tomba!    

E’ tempo di rientrare a “casa”, dove, posteggiata la macchina, ammirando il panorama scorgo uno sparviero che scruta, si tuffa e riparte con la preda; ora ceniamo anche noi, la lavatrice non serve più e domani, si parte presto. Nel frattempo, prenoto l’albergo per le prossime due notti: andremo a Le Tillieu, in Alta Normandia.

6.05 mercoledì.     Ci siamo preparati la colazione in appartamento, la macchina è stata caricata ieri sera. Alle 9 di mattina lasciamo la piccola località che ci ha ospitato nelle ultime tre notti ed alle 10.30, dopo 97km ed alcune soste lungo il percorso, raggiungiamo il posteggio di Point du Hoc, uno tra i punti più iconici del D-Day, del quale ho letto su alcuni libri già da quando, alle scuole medie, nessuno spiegava nulla della WW2, peggio di quanto accada oggi mi si dice, per mia fortuna la mamma aveva un buon metodo per invogliarmi a leggere ed imparare… ricevevo libri sugli argomenti che mi incuriosivano.               

Affollato Point du Hoc dove la visita non dura molto, dopo 35 minuti siamo già ripartiti: un solo Bunker accessibile, gli altri tutti recintati e chiusi, due di questi avrebbero dalla terrazza su di essi, ma chiuse per questioni di sicurezza. Il sito, per comprenderlo meglio, andrebbe visto dall’alto, posizione da cui sarebbe possibile percepire meglio la “modifica” all’area causata da bombardamenti aerei e navali; dal basso gli stessi Bunker smembrati non danno sufficiente idea di cosa sia successo sul luogo. Mentre siamo li sento un rombo che riconosco identificandone la provenienza e, in una frazione di secondo, pur non avendo il “cannone”, ma un semplice 18-200mm questa volta i quattro Dassault Rafale che mi salutano riesco a fotografarli, immagini un po’ mosse, ma ci sono!             

Lasciata Point du Hoc da pochi chilometri ci fermiamo all’ Embusquè una paninoteca accanto ad uno dei tanti, troppi, musei sullo sbarco. A bordo di un vecchio Autobus a due piani adattato a “sala ristorante” pranzeremo con un ottimo Croque monsieur, prima di raggiungere l’enorme Cimitero americano di Colleville sur-Mer. Anche qui una mezz’ora ci basta, cimiteri di guerra ne ho visti molti e questo è uguale, se pur più grande, a molti altri. Mi rendo conto che per vedere solo un po’ più approfonditamente la parte D-Day, ci vorrebbe “one more day” ma la Normandia è anche molto altro e molto meglio; decidiamo così che basta!  

Un caffè, con il mio Eclair, lo prenderemo a Longues sur-Mer, poi raggiungeremo l’autostrada N13, prima che si trasformi in A13 deviando poi verso nord, lungo la A29 che oltrepassa il Ponte di Normandia con 5,60 euro di pedaggio uno dei tanti ponti ad unica campata realmente esistenti in Francia da decenni, questo sarà il 3’ che vedo, un altro lo troveremo, sempre sulla Senna, la mattina del 9 maggio. Qui evidentemente, non hanno manie di grandezza, li fanno e basta, ma li fanno davvero, non per giocare a “chi ce l’ha più lungo”, che sia perchè servono?

Tra il Ponte di Normandia e l’hotel Saint Christophe percorriamo altri 40 km. Sono le 17 quando prendiamo possesso della camera n. 16 al 2’ piano. Il paesino, se così si può chiamare da quant’è piccolo, è grazioso e tranquillo: 3km da Etretat, 16km da Yport, nei pressi del Capo di Antifer. Chiediamo all’addetto al ricevimento dell’hotel di prenotarci un tavolo al vicino ristorante O’4 Seasons, abbiamo capito che spesso così bisogna fare per non trovare ristoranti pieni. Approfittiamo della giornata soleggiata per una passeggiata di 2km sino all’inizio del Valleuse d’Antifer, una vicina area naturale, e nel borgo di Le Tilleul e, consideranto l’ambiente, i dintorni e l’hotel decidiamo di porre un semplice quesito al Receptionist: “E’ possibile pernottare una notte in più?” Affermativo!  Confermato! …partiremo il 9 mattina!        

Il ristorante O’4 Seasons apre alle 19 e noi siamo puntuali: mangeremo molto bene anche se la scelta appare piuttosto limitata, quello che non ci piace e che nonostante fossimo arrivati per primi ed avessimo chiesto al Receptionist di “un tavolo tranquillo”, cercano di appiopparci i tavoli peggiori, sino a quando insistendo con la cortesissima cameriera questa ci permette di accomodarci ad un tavolo migliore in un’area leggermente rialzata, non in pieno passaggio tra Cucina e Sala e non in piena battuta di sole, senza tende, all’ora che precede il tramonto. La cameriera verrà “ripresa” dalla proprietaria, ed a fine serata, saremo gli ultimi ad uscire senza che abbiano riempito la sala, pagando 87 euro. 

La sera seguente, dopo aver nuovamente prenotato e dopo che proprietaria e cameriera, pur avendoci riconosciuti e prenotato sempre tramite l’hotel, cercheranno di appiopparci nuovamente i medesimi orribili tavolini, così alla risposta negativa alla nostra richiesta di averne uno diverso, sempre con la sala semivuota, saluteremo recandoci altrove.

7.05 giovedì.   In questo Hotel abbiamo deciso di non utilizzare la prima colazione, che faremo sfruttando il panificio adiacente all’Hotel: ottimo panificio ed ottimi Croissant, ottimi Pain au Chocolat !!!           

Il mattino ha l’oro in bocca, io il Pain o Chocolait ed alle 8.00 partiamo alla volta di Yport, sostando lungo la strada a Vattetot dove Assunta scorge, ed utilmente annota, un attraente ristorante.

Arriviamo a Yport dove quasi tutto è chiuso: la stagione non è ancora iniziata. Assunta svuota un negozietto di souvenir prima di passeggiare sulla spiaggia di ciotoli tra barche e cabine pittoresche poi, seduti sulle panchine azzanniamo i Croissant che abbiamo comprato questa mattina.

Al rientro deviamo per entrare nel borgo di Vaucottes, con le sue splendide casette e la minuscola spiaggia prima di proseguire alla volta di Etretat dopo che non abbiamo trovato possibilità di posteggio per raggiungere la vista sulla Aguille de Belval, che disterebbe 4km a piedi, ma sotto un sole che alle 14 inizia ad essere troppo “verticale” e posteggiando più lontano decidiamo di evitare.       

Etretat è molto affollato, trovo a stento un posteggio poi passeggiamo sul lungomare guardando le scogliere a sud ed a nord e ci concediamo un gelato prima di ripartire; la cittadina si sta “ingolfando” di turisti: domani è Festa Nazionale e sarà un lungo “Fin de semaine”.

Spostandoci ancora, scopriamo che il percorso per raggiungere il Faro di Antifer è anch’esso tutto assolato, quasi 3 km dal posteggio, mentre leggermente più avanti scopriamo il Vallone di Bruneval, ombreggiato sia il percorso che il posteggio. Scendiamo fino al Monumento ed alla sottostante spiaggia, apprendiamo così un fatto avvenuto nel febbraio del 1942 di cui non sapevo nulla: l’Operation Biting.         

Interessante la storia, bello lo scorcio della spiaggia verso nord, orribile invece la diga artificiale che si vede a sud per permettere l’attracco di superpetroliere.       

Verso le 17 rientreremo in albergo per una doccia prima di cena. Prenotando all’ O’4 Seasons riscontriamo quanto già raccontato e constatata la mancanza di empatia da parte della proprietaria, abbandoniamo l’idea della cena in quel Locale. Assunta ha fortunatamente annotato il nome del ristorante adocchiato in mattinata che è aperto e, pur senza prenotazione e con la sala quasi piena ci indirizzano al migliore dei 6 tavoli ancora liberi.  Una delle migliori cene del viaggio, dopo quella di Le Conquet, qui, al Le Puits Fleuri.

Dopo cena una passeggiatina per il borgo ed un paio di fotografie alla chiesetta ed al cimitero all’ora del tramonto, purtroppo ho portato una sola delle Canon, lasciando in albergo quella con il grandangolo, più adatto a foto notturne.       

Al rientro abbiamo prenotato l’albergo a Verdun, per le sere del 10 ed 11 maggio, tappa intermedia sulla via del ritorno

8.05 venerdì.  Anche oggi sveglia presto, colazione acquistata al Panificio “le Petit Accent” e poi via.

Alle 8.30 siamo ad Etretat dove abbiamo deciso di arrivare presto per raggiungere la scogliera nord, dove c’è la chiesetta, prima che i turisti si alzino ed invadano la zona. Oggi è la Festa delle Liberazione e la città sarà piena per il lungo Week End. Pago il posteggio per 5 ore poi risaliamo la scalinata. Abbiamo fatto bene ad arrivare presto, lungo la salita incontriamo solo un’altra coppia nessun’altro ancora sul pianoro panoramico su cui sorge la chiesa.

Ci accomodiamo su una panchina a mangiare le Brioches, Pain au Chocolait e Croissant nei pressi del Monumento all’ Oiseau Blanc, il nome dell’aereo con cui nel 1927 è stata tentata la prima trasvolata atlantica. Con i carboidrati della colazione siamo pronti ad esplorare i sentieri che percorrono la cresta della scogliera, verso nord.        

Poi, quando l’affollamento aumenta ed il sole punge, ridiscendiamo per una stradina ombreggiata sino ad una chiesa circondata da un grande cimitero che include un settore, che scopro essere “inglese”, della WW1. Poi, all’ingresso del cimitero, dove sorge un monumento ai caduti, inizia una cerimonia di commemorazione, con discorso delle personalità e picchetto d’onore di Pompieri in divisa e pubblico, tra i quali molti spettatori di ogni età che, all’inno nazionale, si commuovono.        

Una giornata calda e soleggiata, molti gitanti in giro a festeggiare la Festa della Liberazione e noi, accaldati, raggiungiamo il Valleuse d’Antifer il cui posteggio, oggi, è pieno e ci incamminiamo lungo la stradina asfaltata che conduce alla spiaggia per poi risalire.              

Alle 17 siamo nuovamente all’albergo dove decidiamo di sorseggiare qualche cosa di fresco. Io una Birra: rossa, ottima, fresca che mi ha ricordato la Smithwjck’s Irlandese. Incuriosito dal marchio, mai sentito, e dal sapore, ho chiesto informazioni e l’addetto mi ha reso edotto: si trattava di una birra prodotta in una Abazia a 60 km da lì; la curiosità mi ha spinto a cercare ulteriori informazioni fino a portarci ad inserire questa “Fonte di Elisir” nel programma di viaggio del giorno seguente.  

Considerata la giornata festiva ed il traffico che avevamo visto alla vicina Etratat e nei posteggi di Antifer, abbiamo ritenuto più opportuno non avviarci alla ricerca di un ristorante e, constatato che un negozietto nei pressi dell’Albergo era aperto 7 giorni su sette, ci siamo entrati, acquistando alcuni prodotti locali, tra i quali delle ottime Madeleine era Il Viveco Market di Le Tilleu. Una serata tranquilla cenando in camera con l’intenzione di alzarci presto il giorno seguente.

9.05 sabato. La sveglia suona alle 6.30, quasi tutti i bagagli sono già in macchina ed alle 7.30 visitiamo il nostro “Panificio di Fiducia” acquistando le scorte di carboidrati prima di avviarci.

Dapprima due brevi soste nelle vicinanze, a fotografare due istallazioni che abbiamo notato al centro di un paio di rotatorie sulla strada che da Le Tilleu porta a Le Havre, poi in direzione sud diretti all’Abazzia dai Saint-Wandrille.

Dopo una “divagazione” alla ricerca di un Cafè e di un Eclair, percorsi 90km raggiungiamo la Boutique de l’Abbaye, lo spaccio, se così si può ancora chiamare, dell’Abbazia. Chiude alle 12, arriviamo 20 minuti prima e ci fiondiamo all’interno per acquisti, è affollato, scopriremo poi che la maggior parte dei clienti fa parte di una comitiva di Auto Storiche posteggiate nel cortile dell’Abbazia, comitiva che partirà alla chiusura del negozio. 12 bottiglie di birra ed una quantità indicibile di altri souvenir mi costeranno 116 euro.

Terminata la scorreria, ho appena il tempo per caricare il bottino in macchina, e tornare a fotografare le vecchie macchine che si stanno avviando e poi addentrarci nel parco dell’Abbazia, ombreggiato ed attraente.

Terminata la visita, ci imbattiamo in una insegna: La Cailoville, creperie è scritto in piccolo, mentre sul menu dicano Gallette, alla fine sono la stessa cosa: Buone!  Ci rifocilliamo, visitiamo ancora un po’ il borgo e via… dopo 429 km arriveremo a Verdun

Inizialmente pensavamo di fermarci in Normandia per 5 giorni: i primi tre nell’estremo nord della regione, ad Omonville la-Rouge, le altre due in Alta Normandia, nei pressi di Etretat, a Le Tilleu. Abbiamo prolungato di una giornata solamente, anche se entrambi avremmo preferito di piu, gli impegni di Assunta però, quelli, che nessun’altro è in grado di gestire, l’hanno costretta al rientro; l’idea di approfondire le conoscenze con questa regione, che è molto più di un D-Day, inizia a ronzarci nella testa.

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