Doberdò e Centro Visite Gradina

Al LAGO DI DOBERDO’ c’ero stato diverse volte, una vita fa, ed un’altra volta circa sei anni addietro senza mai approfondire la conoscenza. Non avevo mai dato toppo peso alla zona sino al gennaio 2020.    Il 6 gennaio ci eravamo alzati tardi. Avevamo voglia di fare una passeggiata leggera, una sgambata.  Considerando la giornata ritenevamo probabile trovare, dal primo pomeriggio molto affollamento, quindi iniziammo a scartare diverse destinazioni, così pensando e “googolando” inciampai su Doberdò dove non conoscevo possibilità di camminate nella natura. Spostando ed ingrandendo l’area trovai il CENTRO VISITE GRADINA: aprii il collegamento, lessi qualche informazione, chiusi lo zaino, strinsi le scarpe da avvicinamento, avviai la macchina e partimmo.

Il Centro Visite GRADINA fu una sorpresa, non ne avevo mai sentito parlare e trovai una struttura attrezzata, con Bar, ristorante, possibilità di pernottamento su una “terrazza” naturale con vista verso il mare e la pianura Goriziana e Friulana. Da qui alcuni percorsi. Da subito ci avviammo verso la Casa Cadorna, girando nell’area della ex Cava, per rientrare. L’ambiente non sembrava particolarmente attraente, lo era piuttosto il panorama sulla piana del Lago di Doberdò, ma volevamo un percorso più…. Vario.  Rientrammo, oltrepassammo il Centro Visite e pochi metri dopo iniziamo a risalite per una carrareccia che si avviava in leggera salita verso una zona sassosa ma più vegetata. Appariva subito evidente i terreni ai bordi di quel tratto fossero adibiti a pascolo, il profumo che incontrammo poco oltre lo confermarono. Proseguimmo sino ad un bivio con, sulla destar, un paio di costruzioni abbandonati ed alla biforcazione scelsi di tenere il percorso più a destra ed evidentemente meno frequentato. Un tipico percorso di quelle zone, Rocce calcaree affioranti e terra rossa, vegetazione su entrambi i lati. Pensavo tra me e me come, con la mia ofidofobia, per tutelare le mie coronarie, quell’area possa non essermi consona. Era comunque adatta alla giornata ed alla mia curiosità. Oltre cent’anni prima tutta quell’area brulicava di soldati di diverse nazioni che avrebbero volentieri preferito essere altrove, così osservando la vegetazione, le rocce ed il percorso iniziai a cogliere la presenza di formazioni innaturali che presto iniziai a riconoscere come “trincee”, tante ed ovunque. Dopo circa un km il percorso si ricongiunse al principale che prima avevamo lasciato e da qui iniziammo a trovare alcuni cartelli informativi dai quali apprendemmo come stessimo attraversando aree fortificate di “Seconda Linea”. Proseguimmo per saliscendi e deviazioni. Scorsi nella fitta vegetazione anche un cartello “militare” più recente ma di cui, dato il fogliame non riuscii a leggere il testo. Stavamo percorrendo il Sentiero dei Castellieri, così chiamato per la presenza di un antico Castelliere nei pressi del punto più elevato. Raggiunto un ulteriore bivio, con cartello informativo decidemmo di percorrerli entrambi: Iniziammo con quello che scendeva sulla destra e che conduceva alla Casa Cadorna. Il mio ginocchio non teneva bene cosi optammo per non fare la breve discesa su roccia, anche se attrezzata con corda, proseguii oltre sino ad un terrazzamento naturale con vista sul Lago sottostante per poi rientrare e proseguire sull’altro tratto di sentiero. Il secondo percorso attraversava zona del Castelliere, con poca vegetazione ma un punto di osservazione scavato nella roccia e tratti di trincee. Scendemmo ancora dopo che la “carrareccia” si era trasformata in sentiero, sino ad una ulteriore “terrazza” panoramica, da dove il sentiero scendeva più ripido. A quel punto decidemmo che la breve sgambata era sufficiente ed iniziammo il rientro, questa volta seguendo il percorso principale, fiancheggiato da più Trincee e con più cartelli informativi. Trovammo una deviazione che indicava “stagni di Micoli” ma proseguimmo il rientro. Restava da testare il Bar. Trovammo un bel locale con finestra panoramica affacciata sulla pianura, all’esterno una lavagna menù che invogliava a fermarsi, ma era pomeriggio. Il cappuccino accompagno un’ottima torta. C’erano pochi visitatori ed una ragazza al banco con la quale conversammo gradevolmente apprendendo informazioni sulla struttura e sulla sua gestione. La giornata era stata positiva, avevo scoperto un ambiente interessante sia dal punto di vista naturale che di quello storico. La torta aveva concluso la giornata. Circa 7km di passeggiata con 250m di dislivello complessivo

Quella del 6 gennaio era stata una gradevole sgambata, così piacevole che tornammo nuovamente due settimane più tardi, con i miei persistenti limiti al ginocchio, ma questa volta con scarponi. Ci tormentava una curiosità: cosa sono gli STAGNI DI MICOLI?   Quel giorno li scoprimmo. Tre pozze naturali che raccolgono acqua piovana che in passato venivano utilizzati come abbeveratoi e lavatoi. Lo apprendemmo da un cartello informativo e lo constatammo di persona raggiungendoli uno ad uno. I primi due, più vicini al sentiero sono naturali a tal punto che le tracce di animale selvatico nel fango delle pozze abbondano. In quei momenti, mentre osservavamo gli stagni ho avuto la sensazione che, alcuni animali in arrivo ci avessero sentiti e si fossero fermati a distanza, osservandoci, mi parse di averli sentiti oltretutto l’aria risaliva in quella direzione. Per raggiungere il stagno terzo si prosegue ancora 100m lungo una traccia di sentiero in leggera discesa, questo è antropizzato: è stato rinforzato sui bordi con rocce, probabilmente per proteggerlo da smottamenti che ne avrebbero potuto alterare la qualità dell’acqua. Una sana curiosità porta spesso a scoprire ambienti nuovi ed interessanti. Quel giorno camminammo di meno, percorrendo circa 5km in saliscendi lungo un percorso ad anello attorno all’area degli Stagni di Micoli. Raggiungemmo il sentiero che scende all’omonimo paese, ma preferimmo non percorrerlo per rientrare senza forzare il mio ginocchio. Alcune settimane più tardi si è bloccato il ginocchio, e mentre scrivo sono in attesa di effettuare alcuni esami per un probabile problema di menisco.

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