Cargnacco

Perché dedicare una pagina ad un paesino che è solo una frazione di un Comune?  Perchè non parlare piuttosto di Pozzuolo del Friuli, e di quanto accadde il 29 ed il 30 ottobre del 1917 quando due reggimenti di cavalleria cercarono di contrastare l’avanzata austriaca nella pianura friulana dopo la disfatta di Caporetto?   Su questo è già stato scritto da altri, più autorevoli ed informati di me perchè questa è storia d’Italia.  Anche Cargnacco c’entra con la storia d’Italia, quella della 2’ Guerra Mondiale.  Due guerre, due località del medesimo comune.

Cargnacco per me è particolare, qualcuno di voi può dimenticare i primi anni di scuola? Abitavo a Udine, ma ho frequentato le scuole elementari a Cargnacco, in via Manzoni ad 8 km da casa, chilometri che percorrevo ogni giorno, andata e ritorno.  Altri tempi?    No, no, tranquilli, non ci andavo a piedi, anche se erano altri tempi, non parlo di altri secoli, nemmeno di altre nazioni meno fortunate, ho solo dimenticato un particolare: mia mamma era maestra: una delle tre maestre che insegnavano a Cargnacco dove, in quegli anni, c’erano tre aule, cinque classi, tre maestre; ora c’è l’edificio, ma non è più una scuola.   Mamma partiva la mattina guidando la sua piccola BMW 700 verde con me seduto sul sedile posteriore, al termine delle lezioni rincasavamo: pendolari sulla tratta nord-Sud.   Per mia fortuna quando arrivavo a Cargnacco entravo in un’aula diversa da quella dove lei insegnava così ci vedevamo solo a ricreazione. Ai miei fratelli è andata peggio: l’hanno avuta come maestra e non li ho mai invidiati in questo.

Essere il “figlio della maestra” attorniato da compagni di classe e di scuola non è una situazione normale, ma ci ho convissuto.  La mattina a scuola qui, il pomeriggio a “dottrina” a Udine alla parrocchia del Carmine dove ho fatto prima comunione e cresima, frequentazioni diverse, io preferivo la Prima!   Loris, Mario, Graziano, Annamaria, Loredana, sono i nomi di alcuni compagni di classe con i quali ho passato questi anni, con i quali sognavo di poter andare a giocare nel pomeriggio e di frequentare la parrocchia con loro: erano la mia prima “compagnia” quella con cui ho avuto le mie prime esperienze di Vita 😊.    Li ho persi di vista dopo gli esami di 5’ elementare, subito dopo mia mamma venne trasferita ad altra scuola di Udine e non ci tornai più.  Anni dopo ritrovai casualmente Loris ed Annamaria: Loris frequentava le superiori in classe con un mio amico e ci incontrammo in qualche occasione, Annamaria frequentava il mio stesso istituto superiore, mi riconobbe lei, chiacchierammo un po’ e ci perdemmo nuovamente di vista.

Devo a Cargnacco la mia passione per Snoopy, Linus, Charlie Brown, per alcuni anni sono stato Charlie Brown con insicurezze e dubbi: la mamma mi controllava dall’aula accanto, la “Ragazzina dai Capelli Rossi” di cui mi ero innamorato era nella mia stessa classe, i compagni che andavano a giocare a pallone nel pomeriggio dopo catechismo, mentre io, ad Udine andavo alla parrocchia del Carmine per tornare subito a casa.  La “Ragazzina dai capelli rossi” fu l’unica con cui continuai ad avere contatti, durante gli anni delle Medie e delle Superiori, era ogni giorno nelle illustrazioni del mio diario, all’epoca si usava ancora il diario, ufficialmente per ricordarsi i compiti per casa, in realtà per tutt’altro!  Crescendo avvenne la metamorfosi, e diventai Snoopy, volavo con l’immaginazione all’inseguimento del Barone Rosso, che ossequiai a Berlino nell’agosto 2015, all’Invalidenfriedhof dove ora lo ricorda solo una lapide.

Quando mamma aveva le riunioni pomeridiane di lavoro ero il bambino più felice del mondo: mi portava con lei, mi lasciava alla Canonica con il Parroco ed i compagni di scuola e con loro andavamo a giocare a pallone, era “Vita Intensa”!   Quel Parroco che a me pareva grande grosso e forte, sempre con la tonaca, era sempre con noi, poca lezione in aula, tanto gioco.   Negli anni seguenti, quelli delle scuole medie, ho letto tutti i libri della serie “Don Camillo” e nella mia immaginazione Don Camillo aveva le sembianze di quel parroco di Cargnacco: Don Carlo. Io lo vedevo così!  La casa parrocchiale era una vecchia costruzione con un cortile sul retro e nel cortile un grande albero, oltre alla strada una piazza ampia, con una strana grande chiesa rossa, un campo di calcio sul retro. Don Carlo non ci ha mai detto di averla “costruita lui” quella chiesa, l’ho saputo dalle maestre, lui era Don Carlo Caneva!  

Uno dei lati positivi della mamma era che quando mi interessava un argomento non aveva mai problemi a procurarmi i libri, ne ho letti molti ed ho sempre continuato a farlo. Ho letto “Il Sergente nella Neve” e “Centomila Gavette di Ghiaccio”, entrambi erano famosi; chissà se oggi qualcuno li legge ancora? Quando seppi che anche Don Carlo aveva scritto un libro, ho voluto leggero così mamma lo ha subito comprato, forse pensavo di trovarci anche Peppone pur sapendo che non era ambientato nella bassa padana ai margini del grande fiume, ma anche Peppone una volta è stato in Russia.   Chissà chi oltre a me ha in casa ed ha letto “Calvario Bianco”. 

Mario Rigoni Stern, Giulio Badeschi e Don Carlo Caneva avevano alcuni punti in comune: hanno scritto libri che trattano dei medesimi fatti, non perché si sono copiati tra loro, avevano semplicemente vissuto la medesima esperienza in prima persona, due come soldati il terzo come cappellano militare. Li avevano inviati in Russia, nel posto sbagliato, al momento sbagliato, per motivi sbagliati, forse neanche lo volevano. La strana chiesa rossa della mia infanzia è il “Tempio Ossario” di Cargnacco, loro ed alcuni dei loro compagni di avventura sono tornati dopo un lungo viaggio, altri sono stati riportati in Italia molti anni dopo e si riposano in questo Tempio, di tutti gli altri “Ci resta il Nome”.

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Ecco perchè Cargnacco.

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2 risposte a "Cargnacco"

  1. Annamaria 18 febbraio 2021 / 20:37

    Buona sera Fabrizio, ho letto la descrizione dello spaccato di vita vissuta a Cargnacco, di quando eravamo dei fanciulli, e improvvisamente ho sentito le farfalle nello stomaco, quelle che bloccano l’appetito. Improvvisamente mi è tornata in mente la maestra Zampieri, bellissima, tua mamma, che adoravo e sono sicura, ricambiata, i Topolino, che mi prestavi ogni settimana dopo averli letti, le corse attorno all’edificio scolastico per rincorrersi, la merenda condivisa che la mamma di Mario passava dalla ringhiera. Eravamo spensierati, molto vicini alla felicità, ma soprattutto era il nostro “sabato del villaggio” di leopardiana memoria. Annamaria

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    • fabrizio lucchese 19 febbraio 2021 / 9:01

      Una gradevole ed inaspettata sorpresa !
      Il Sito / Blog, nato quasi per caso nel quale, lentamente, inserisco alcune fotografie ed alcuni ricordi di viaggio …. e non, è una cosa che ho iniziato a fare senza particolari aspettative. Trovarmi improvvisamente a leggere questo inatteso commento che mi ha ricordato ulteriori particolari ciò che, concordo, appare come il nostro “sabato del villaggio”: questa è stata veramente una gradita sorpresa. Grazie ANNAMARIA.

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