Moggio Udinese

VERSO MOGGESSA  Ho spesso sentito parlare di alcune località “abbandonate” dopo il Terremoto del 1976. talvolta, sia in Italia che all’estero mi sono trovato a visitare borghi o fabbriche abbandonate per diversi motivi, avevo sentito parlare di Moggessa cosi quel 24 febbraio 2019, pur non sapendo quale fosse il percorso migliore raggiungemmo Moggio Udinese per una passeggiata, che poi la destinazione fosse proprio Moggessa era secondario, ci bastava passeggiare un pò in mezzo alla Natura, tantopiù che era una splendida e calda giornata di Febbraio e da molto non pioveva o nevicava. Lasciata la Macchina in paese, nei pressi di un bel baretto, il Berlina Cafee&Bar siamo partiti lungo via Riu proseguendo oltre e notando come la macchina avrebbe potuto essere lasciata al termine di questo tratto in un ampio spazio.

Da questo spazio, nei pressi dell’imbocco di una galleria di servizio del gasdotto, incominciava il sentiero che costeggia un torrente per poi risalire nel bosco, ma offrendo talvolta splendidi panorami. Panorami che ci hanno tenuti in contemplazione in diverse occasioni.  Il punto più alto del percorso è la Forca di Moggessa a 660 mq dove si trova una piccola Cappella Votiva, e da qui una deviazione per altro sentiero sulla destra salendo. Una bella zona, immersa nella vegetazione e molto rilassante, purtroppo abbiamo constatato le tracce del passaggio di quel tipo di “escursionisti”, che riesce a trasportare involucri pieni lungo le salite, ma che è poi così spossato da non riuscire a riportare a “Valle” quelli vuoti una volta che il contenuto è stato spostato dall’involucro allo stomaco. A parte l’idiozia umana, la resilienza della natura è gradevole. La sosta è stata lunga, con tempo per divagazioni nelle vicinanze ed il tempo dedicato è stato notevolmente superiore al previsto ed accortici di questo abbiamo continuato in direzione di Moggessa, scendendo il sentiero che in alcuni tratti appariva peggiore del tratto precedente. Ho trovato interessanti alcune croci poste in questo tratto a memoria di vecchi abitanti del luogo ed abbiamo proseguito sino ad un punto in cui il sentiero appariva meno consistente e leggermente franoso, così, anche data l’ora tarda, abbiamo deciso di rientrare per raggiungere la macchina verso l’ora del tramonto. Mi è stato detto che esiste un secondo percorso, più lungo ma più gradevole che dovrebbe risalire partendo da Campiolo, in una prossima occasione lo prenderò in considerazione come alternativa oppure, rifacendo il primo percorso, eviterò di dedicare troppo tempo al paesaggio

VAL ALBA     Dal Paese di Pradis un breve tratto di strada asfaltata conduce in pochi km ad una selletta ove, oltrepassato un “tornante” il paesaggio cambia e ci si inoltra nella Val Alba, pochi km oltre la stretta strada termina ad un posteggio che può contenere alcune macchine e da dove partono alcuni sentieri, uno dei quali porta in breve al Ricovero Vualt. Quando posso camino, lasciando la macchina molto prima per apprezzare il percorso. Della Val Alba ne avevo letto, avevo una vaga idea di cosa aspettarmi così decisi di lasciare la macchina prima del “Tornante” in un comodo spiazzo con una splendida vista sulle montagne a sud. Da qui risalimmo per constatare come, già dal “tornante”, ci fosse la possibilità di altre deviazioni. Proseguimmo lungo la strada asfaltata per deviare subito dopo, sulla destra per altra strada sterrata e raggiungere i vecchi borghi di Riulade: di Sotto e di Sopra; Poche case, alcune danneggiate dall’ “Orcolat” del 1976, di queste alcune recuperate, una piccola cappella, restaurata da “Alpini”. Dapprima Riulade di Sotto, poi, risalendo un pendio erboso ed un piccolo sentiero in pochi minuti si raggiunge anche Riulade di Sopra, in entrambi i borghi abbiamo incontrato pochissime persone, ma disponibili a dare indicazioni. In entrambi anche fontanelle con acqua corrente. Era il 3 marzo 2019 non c’èra neve.

Giunti al borgo superiore, volendo proseguire verso il posteggio della Val Alba ci è stato suggerito di attraversare il Bosco seguendo alcuni sentieri per non tornare sui nostri passi: Faggi e Faggi sopra ed attorno a noi, foglie sotto di noi. Ad un certo punto tra GPS e mappa digitale abbiamo deciso di risalire direttamente ed in 200m di percorso, 40 di risalita siamo sbucati sulla strada, stretta ma perfettamente asfaltata, per poi proseguire lungo questa, ma con una piccola deviazione sino i ruderi di “Casa Foramiz” proprio dei ruderi, ma in un punto gradevole. Da casa Foramiz abbiamo poi proseguito per pochi minuti sino a raggiungere al posteggio e rilassarci ammirando il panorama e conversando con un escursionista del luogo che ci ha spiegato le possibilità di escursioni nella zona.

Quel giorno decidemmo di non proseguire oltre, ma di rientrare, e raggiungere San Giorgio di Resia per assistere al Carnevale.

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