Zuglio e Fielis

Della Pieve di Zuglio ne avevo sentito parlare sin da quando ero bambino. L’avevo vista passando lungo la SS52 ogni volta che percorrevo la statale diretto alle montagne dalla Carnia od a Mauten, in Austria.

Nel giugno 2018 dopo aver trascorso 3 giorni di vacanza a Sutrio camminando per montagne nei dintorni, prima di tornare ad immergerci nell’umidità della “laguna” abbiamo deciso di raggiungere la Pieve. Dopo la visita avremmo voluto fermarci a mangiare ma al ristorante della Polse, risposero che non avevamo prenotato e stavano per chiudere. Proseguimmo risalendo la strada per vedere se a Fielis ci fosse qualche cosa. C’era e c’era a tal punto che non ci parlarono nè di orari nè di prenotazioni, ci fecero accomodare all’aperto un angolo ombreggiato vicino ad uno splendido albero. Quel giorno scoprii la mia passione per il “File d’Aspe” e conobbi la signora Marina che lo aveva preparato; memorizzai il posto: TRATTORIA MONTE DAUDA.

Fielis ci piacque: un piccolo paesino suddiviso in 3 micro-frazioni con una chiesetta che all’epoca era in restauro. Ero in pieno periodo di “allenamento” nella speranza di “smarrire” alcuni km di troppo e di prepararmi per affrontare una “vacanza” in una città dove prevedevo di camminare molto, ogni giorno degli otto che ci avrei trascorso. Tornammo ad “allenarci” tra la Pieve e Fielis a fine luglio ed ebbi la fortuna di trovare la chiesa aperta, pur se in restauro e di ammirarne velocemente alcuni particolari, prima della sgambata in salita e del pranzo dalla sig.ra Marina. Venimmo a sapere che il 16 agosto ci sarebbe stata una processione per il Santo Patrono, ovviamente ci tornammo pernottando alla Polse e mangiando dalla sig.ra Marina. Visitai nuovamente la Pieve e la chiesetta di Santa Maria in Monte che si trova subito sotto ad essa. Fu un’ottima occasione per qualche foto in più alla chiesa di San Rocco, ed alcune lunghe e veloci sgambate prima di partire, 8 giorni dopo per il nostro “Tur de Force” nella “Venezia del Nord”

Il gennaio successivo, decidemmo per altre due notti in zona, riuscimmo a trovare posto per pernottare solo ad Arta, al MIRAMONTI, gustando un’ottima cena al ristorante AL COMUNE RUSTICO , il resto furono camminate:

  • Alla Pieve di San Floriano: partendo dal cimitero di Imponzo lungo il sentiero per arrivare sino alla Pieve, 310 m di dislivello in circa 1ora e 20 minuti, con tutte le tappe por fotografare e verificare di non perdere i componenti della spedizione impegnati a sbagliare sentiero quando mi distraevo per fotografare; 
  • Per risalire lungo strada che da Fielis sale verso malga Dauda: gran parte del percorso lo abbiamo fatto su neve e ghiaccio senza arrivare alla malga, ma decidendo per una deviazione lungo il percorso che ci ha portati faccia a faccia, con l’effetto VAIA!      Come tutte le cose, vedere dal vivo è diverso dal vedere in TV o sui giornali. Ammetto di essere stato preso dall’angoscia nel vedere come, ciò che una volta era un bosco di abeti si fosse trasformato in un ammasso di legna schiantata e spezzata: da bambino giocavo a SHANGAI, ebbene quel giorno mi sono trovato in mezzo ai “bastoncini” di quel gioco.    Per scattare alcune fotografie cercando inquadrature adatte, ho dovuto scavalcare e talvolta passare al di sotto degli alberi schiantati.  Dopo “l’immersione” nell’Ex Bosco abbiamo proseguito e raggiunto un punto da dove il bosco si poteva vedere dall’alto mostrando chiaramente come la parte schiantata fosse una “fascia” di bosco, che si allargava nel punto dove la parete della montagna diventava più ripida, effetto vento, l’aerodinamica è una scienza che mi affascinava da piccolo.   Dopo circa 4 ore di camminata mista a contemplazione e scatti e 340 m di dislivello, siamo ridiscesi. Per consolarci siam tornati ovviamente alla Trattoria DAUDA.
  • Alla chiesetta di san Niccolò di Alzeri, piccola e piacevole chiesetta, con tracce di antico sito archeologico nei pressi del cimitero a nord del paese.
  • Pieve di Santa Maria oltre But;

Malga Dauda siamo riusciti a raggiungerla il 1’ settembre 2019. Avevamo pernottato la sera prima al LA POLSE che fortunatamente aveva cambiato gestione, in meglio. In quell’occasione avevamo anche dato un’occhiata all’orto botanico ed all’erboristeria. Era venuta con noi anche Antonella. Io trotterellavo davanti per forzare le gambe e fotografare, loro frenavano dietro parlando. Non so come, ma i 670m di dislivello in poco più di 5km li abbiamo percorsi tutti anche se in 2 ore e mezza, abbiamo acquistato formaggio, abbiamo conversato con alcune mucche e vitelli curiosi ed al secondo tuono proveniente da alcune nuvole a sud, abbiamo compreso quanto fosse meglio scendere.  Per scendere ho impiegato 40 minuti prendendo la pioggia nell’ultimo km e raggiunta la macchina, dopo aver recuperato le giacche a vento, ombrelli e cappellini impermeabili son ripartito in salita per portare “Generi di Riparo” alle “signore” che non hanno voluto usare nulla ☹: “un proverbio dice: “a far la barba all’asino, si perde tempo e si infastidisce la bestia” 😊.    Il pranzo dalla sig.ra Marina ha risolto tutto. Si mangia bene pagando poco!  Quando poi mi hanno permesso di visitare la “vecchi a Latteria” e ne ho potuto fotografare gli interni, la pioggia era solo un umido ricordo.

Per quanto riguarda la Pieve di San Pietro in Carnia, finalmente l’ho vista, e ci torno ad ogni occasione: bella in posizione panoramica, ben tenuta, diciamo che sto recuperando il fatto di non averla visitata prima.  La macchina può essere lasciata in uno spiazzo nei pressi de La Polse di Cougnes, per chi ha problemi di mobilità può proseguire per ancora 800m sino ad uno spiazzo ai piedi della rampa che porta alla Pieve, e da quest’ultimo spiazzo una breve salita conduce al cancello prima di salite gli ultimi antichi gradini di pietra, che qualcuno ha avuto la “geniale” idea di dipingere di rosso, per renderli piu visibili e certamente deturpati. Passato questo obrobiro, la bellezza prende la forma di una chiesetta con uno splendido chiostro all’ingresso nord, un interno interessante, in particolare se ammirato dalla piccola stanza che si trova al di sopra dell’altare. Sul retro della chiesa, dietro il campanile, un piccolo cimitero e subito sotto la cripta “ossario”. Dallo spiazzo a terrazza sotto il campanile e dal cimitero una splendida ed ampia vista panoramica sulla valle sottostante. Si, merita andarci!

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