Verdun

Dopo 3 giorni di viaggio con le soste lungo il percorso, 6 giorni in Bretagna ed altrettanti in Normandia, al 16′ giorno abbiamo iniziato il viaggio di rientro. Per spezzarlo abbiamo deciso di fermarci 2 notti a Verdun sfruttando la giornata intera per visitare la zona. Ho letto molto della storia della WW1, rare le informazioni insegnataci a scuola, secondo i punti di vista di chi la storia l’ha insegnata e secondo i programmi di scolastici, tanta enfasi sul “Volo su Vienna” e su “Trento e Trieste”, la “Beffa di Bucari” ed altre cose minori; le mie conoscenze sono quindi state integrate da spunti presi da Film e da Libri. Ho visitato altre nazioni dove la stessa guerra è stata combattuta, in altri luoghi e da altri eserciti, ho visto altri cimiteri di Guerra in Austria, Polonia e Romania, ho letto libri narranti avvenimenti ambientati in Alsazia, Lorena, sulla Marna ed, ovviamente, Italia e Slovenia; ho letto anche “I sette pilastri della Terra” relativa ad fatti della medesima guerra, svoltisi in zone che a scuola nemmeno si sognano di citare, libro in cui vengono accennate anche le origini di problemi che riempiono ancora oggi i nostri giornali e telegiornali.

9.05 sabato   abbiamo lasciato l’Alta Normandia dopo esserci gustati delle ottime Gallet/Crepes e siamo arrivati a Verdun poco dopo le 18. È stato uno spostamento tranquillo, sto apprezzando il modo di guidare in Francia: si passa tra limiti di velocità estremamente variabili, 20, 30, 50, 70, 80, 90, 110 e 130 kmh, su strade molto buone e ben tenute, con uno stile di guida rilassato e rispettoso, dei limiti, della segnaletica, dei pedoni e dei ciclisti. Dopo aver guidato per 15 anni in giro per l’Italia per centro e l’est Europa percorrendo in alcuni casi anche 70mila km/anno, prima in Spagna a marzo ed ora in Francia ho trovato un paradiso. Forse qui i controlli li fanno davvero o forse il rispetto delle norme è un valore, fatto è che stiamo pensando a ripetere l’esperienza con qualche variazione.     

Come dicevo, poco dopo le 18 ci siamo accasati al B&B Hotel Verdun Sud; economico ma discreto. Ci hanno dato una camera al piano terra e, appena accasati decidiamo di uscire subito a cercare di cenare: abbiamo imparato che si fa tra le 19 e le 21, al di fuori di questi orari è difficile. Ho identificato 2 possibili obiettivi, ma una volta raggiunti apprendiamo che, entrambi, sono già pieni (tutto esaurito per usare termini nostrani), proseguendo ancora ci imbattiamo in un altro locale, che nel mio mapy.com non compariva, da fuori sembra un bar, ma riusciamo posteggiare subito, nelle vicinanze e, raggiuntolo per informarci, scopriamo che è anche ristorante, hanno posto ed un giardino interno sul retro, si tratta dell’Atypique. Mangeremo benissimo con un prezzo equo accompagnati dalla cortesia del titolare che ci riceve e della figlia che ci serve al tavolo, entrambi si riveleranno pazienti e cortesi ascoltando… interpretando… il mio francese 😊   poi dormiremo bene!

10.05 Domenica    Sveglia presto ed una buona colazione, poi alle 8.30 si parte alla ricerca di alcuni dei luoghi che voglio visitare. Prima tappa il Cimitero / Memoriale di Faubourg/Pavè, ieri sera ci siamo passati vicini, ma non ci avevo fatto caso, oggi lo raggiungiamo e, già posteggiando mi viene un “groppo in gola”: tutte quelle croci uguali ed allineate in file regolari …come soldatini alla sfilata. Non tutti i cimiteri di questo tipo mi fanno quell’effetto, quello americano di Coleville sur-Mer no di certo, neppure quello di Impruneta quelli appaiono quasi asettici da quanto son perfetti,  Faubourg/Pavè è più umano, per quanto possa esserlo un cimitero di guerra.  Al primo impatto sono sopraffatto dalle sensazioni e, quasi per reazione, entro in modalità “Fotografia” ed inizio a guardare con altri occhi, lasciandomi ispirare… Funziona!          

Una breve occhiata anche al limitrofo cimitero “civile” e ad alcuni monumenti e cimeli esposti attorno al Cimitero Militare, poi si prosegue risalendo in macchina la collina verso la zona dei campi di battaglia, dove ci scorrono accanto monumenti, croci, cippi; una breve pausa al Monumento ad Andre Maginot per poi raggiungere il Memorial de Verdun.

L’ingresso al Memoriale costa 10 euro a persona, include anche il Forte Douaumont che visiteremo più tardi. Il Museo è ben strutturato, interessante, ben spiegato. L’attenzione alle mappe esposte ed ai filmati, presentati mi porta a vedere non più quella Guerra come mi è stata presentata a scuola, quella importantissima, conclusiva per l’unità d’Italia, ma coma un insieme di diverse aree geografiche e temporali, in cui il nostro 15-18 appare quasi una cosa marginale. Frequentando le scuole superiori ho avuto professori che ci invitavano ed insegnavano a raccogliere informazioni da più fonti diverse e poi ragionare con la nostra testa senza prendere tutto per oro colato… ora non bastano i Media e le TV, esistono i “dis-social network” come li chiamo io, talvolta, dove di rado qualcuno si ferma riflettere, usando del senso critico, su quanto legge e sente, sul significato delle parole e sulla disinformazione spesso celata dietro notizie irrilevanti,  pochi si pongono interrogativi seri… Oggi si beve tutto quello ciò che riflette nostri desideri o le nostre paure!  Tutto è facile, se ci viene fornito pronto e con poche parole!     

Il Memoriale di Verdun è interessante e rimescola alcuni miei punti di vista; il Forte di Douaumnot è crudo, fuori e dentro, poi c’è l’Ossario di Douaumont terribile!   Redipuglia 100mila, Oslavia 57mila, Monte Grappa 22mila … Tolmino, Lido di Venezia dove c’è un mio nonno e molti altri ancora.     

Qui sono in 130mila nelle cripte e 15mila fuori dicono, oltre a tutti quelli sparsi nei cimiteri dei dintorni. Non è una questione di numeri, è il concetto, se poi penso che, solo a Gaza parlano di oltre 70mila la, dove non è né WW1 né WW2 ma mera attualità; allora sì che le parole di F. Guccini risuonano: “…Ancora non è contenta di sangue la Belva Umana…”;   …ma, se è belva, può essere umana?      

L’Ossario non si descrive, si visita all’interno e fuori senza fiatare, poi, chi lo desidera può proseguire attraverso i boschi che lo circondano, percorrendo stradine che in estate sono chiuse al traffico e che conducono, magari, sino ai ruderi del villaggio di Louvemont Cote-du-Poivre nel mezzo di boschi incantati.  Del villaggio restano solo le pietre di alcune case ricoperte dalla vegetazione, una cappella ricostruita sulla base della chiesa distrutta e qualche vecchia lapide dell’antico cimitero.

Mi colpiscono due cose in questo luogo: l’arco di un portone sepolto dalle rovine su cui ora cresce l’erba e la targa sul recinto del cimitero che recita: “1916-2016 Trenta studenti sono venuti il 20 aprile 2016 con i loro professori a rendere omaggio…”        

Il temporale che si avvicina ci richiama alla realtà, così risaliamo in macchina per raggiungere il centro di Verdun,   per oggi abbiamo visto abbastanza, ora raggiungiamo una città vivente.              

Posteggiamo nei pressi di Porta Saint-Paul e da qui ci incamminiamo sino alla Cattedrale, per poi ridiscendere verso il fiume alla ricerca di un locale dove sgranocchiare qualche cosa, difficile verso le 16 di pomeriggio. Ci accoglie la Brasserie d’Agnes dove in pratica pranziamo alle 17.00, varrà anche come cena. All’uscita inizia piovere, così, raggiunta velocemente la macchina, rientriamo all’hotel per preparare le valige che caricheremo prima di sorseggiare una birra rossa, in compagnia di Peter un ingegnere inglese appena arrivato con al sua splendida “Morgan” con carrozzeria in alluminio; un tipo simpatico e particolare con il quale approfittiamo per fare un po di allenamento in Inglese, poi ci ritiriamo. Non avrò incubi, nonostante quanto visto nel corso della giornata.

11.05 Lunedì   Anche oggi sveglia presto, alle 8.00 gustiamo l’ottima ed abbondante colazione. Sino a Casa sarebbero 1060km che abbiamo deciso di spezzare fermandoci anche Germania; pertanto, fino a questa sera guiderò 600km sino a Garching, un sobborgo a nord di Monaco di Baviera; pioverà per quasi tutto il tragitto. Percorreremo ancora 250km di strade ed autostrade Francesi prima di attraversare il confine, entrando in Germania, dove lo stile di guida, apparirà già più caotico se confrontato con quello francese.

Così termina la nostra lunga “avventura”: 5491 km da casa a casa, a cavallo della nostra Skoda, tentando di spiaccicare qualche parola nella lingua che l’inverno scorso ho cercato di conoscere. Siamo partiti preoccupati, siamo tornati entusiasti, pieni di voglia di ritentare l’esperienza. Non solo Bretagna e Normandia si sono rivelate meglio di quanto ci attendevamo, anche le altre zone visitate; Paesaggi, Storia ed Orrori della stupidità umana, Opere d’Ingegneria ed Architettura e Natura, ottima cucina, buone Birre Siidri, Strade scorrevoli e conducenti educati, Pioggia, Sole e… poco Vento purtroppo, ma molto ancora da vedere “Au revoir, à la prochaine fois !” … idee ne abbiamo!

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