Cason di Lanza

Da Pontebba o da Paularo? Dipende da dove si arriva e dalla percorribilità, sono i due accessi alla sella. Nel giugno 1999 sono salito da Paularo, non ricordo molto, solo una strada piuttosto stretta.  Nell’Agosto 2019 da Pontebba, il ricordo è più “fresco” la strada più “varia” ma soggetta a frane in un tratto di circa 3km. Entrambe le vie di accesso asfaltate.

Nel 1999 eravamo in Tre, due bipedi e Mida. Pernottammo per due notti alla Malga Cason di Lanza che era in fase di ristrutturazione, Mida in macchina.  L’escursione del 19 giugno, sulla carta era facile, priva di difficoltà e, dato il clima soleggiato ma ventilato anche gradevole; fu così per un tratto durante il quale procedevamo: io in avanscoperta, Mida a mie ore 6 ed Assunta che arrancava ammirando il panorama. Tutto andò per il meglio sino a quando, dopo aver visitato la “Grotta di Attila” proseguimmo diretti alla sella sino a quando una lingua “biforcuta” fiutò l’aria davanti ai miei piedi, usciva dalla testolina di un esserino lungo di color Marrone con chiazze scure sul dorso, ricordo bene l’impressione del color Marrone come il fondo del sentiero. Il serpentello stava arrotolato sul sentiero in un punto soleggiato e riparato dal vento. Alzò la testa esattamente nel momento in cui lo vidi a poco più di un metro di distanza davanti a me. Il battistrada dei miei scarponi era in ottimo stato quindi l’arresto fu immediato, forse lasciarono anche il segno della frenata e della brusca sterzata che feci, fermano Mida che allegramente mi stava sorpassando, per ripartire, sgommando, in direzione opposta.   Con il vento che soffiava dalle sue spalle Assunta non sentì il mio Urlo di Terrore e non comprese la mia repentina inversione di marcia sino a quando non le comunicai il cambiamento di programma.  La sella non era più la nostra meta e lei, probabilmente convinta da una faccia spaventata concordò.  Facemmo alcune variazioni su percorsi più “ampi” e sulla strada che dalla Malga scende in direzione di Pontebba. Incontrammo un’altra coppia che rientrava dal medesimo sentiero, con loro conversammo raccontandoci le nostre storie, apprendendo così come anche loro avevano avuto un incontro ma con un serpente diverso e più grande.  La mia “eroica” giornata si concluse con la cena ed il giorno dopo rientrammo. Per molti anni non pensammo più a questa bella destinazione.  Il Serpente?  Sul momento, istintivamente e senza conoscenze approfondite, pensai ad una Vipera, questa convinzione è durata nel tempo. A distanza di molti anni, tuttora senza esperienza diretta, ma dopo aver letto ed essermi informato meglio sull’argomento, non escluderei si trattasse di una Coronella Austriaca ……  d’altronde il confine era a poche decine di metri, forse aveva sconfinato 😊  😉

Tre settimane dopo durante un addestramento Mida mangiò un boccone, era stato lasciato da un Cogl..e! Questa però è un’altra storia

Nel 2019 come spesso ci capita in estate, desideravamo una pausa dalla calura ed umidità della laguna. Cercando ispirazioni per nuove destinazioni, ci ricordammo di quella Malga e di quella sella dove da 20 anni non eravamo più tornati. Anche questa volta ci fermammo 2 notti, dal 19 al 21 agosto, questa volta solo in 2, i Bipedi.  Arrivammo nel tardo pomeriggio, risalendo con l’Evalia dove avevo caricato anche la mia bicicletta per provarla in salita dopo aver sostituito Catena e Pignoni.  Il tempo di percorrere pochi km poi rientrammo sparati poco prima di uno scroscio di pioggia che termino per ora di cena permettendoci di uscire per una passeggiata nel bosco dopo le libagioni. Passeggiammo al crepuscolo in ambiente deserto frequentato da Salamandre e da una Cerva che vidi troppo tardi per riuscire a fotografarla.

La mattina del 20, dopo aver dormito benissimo e dopo la colazione, preparammo gli zaini nella speranza di riuscire in ciò che dieci anni prima la mia Ofidiofobia mi aveva fatto desistere.  Da allora le cose non sono migliorate, ma ho avuto diversi incontri in occasione dei quali ognuno è andato per la propria strada senza infierire sull’altro, mi rendo conto ora di essere talvolta più tranquillo, ancor di più quando sono certo che il rettile non sia velenoso.  Come in qualche occasione faccio, anche questa volta caricai lo zaino anche con attrezzatura fotografica per provare alcune “opzioni”.  Entrai nuovamente nella “Grotta D’Attila” e proseguimmo sino alla Sella. L’esserci arrivati velocemente ci convinse a continuare, optammo dapprima per il percorso sulla sinistra, lungo la cresta, per decidere poi di rientrare e “sconfinare” scendendo in Austria, fu la parte più piacevole. Scendemmo per alcuni minuti in mezzo a piante piene di Mirtilli che alcune persone stavano raccogliendo, attraversammo un’area fangosa e dopo un centinaio di metri anche un ruscello nei pressi di una baita, e da qui, avvistata una chiesetta in Legno decidemmo di raggiungerla, era la Scotti Kappelle. Dove pranzammo e provai alcune Fotografie prima di rientrare per fotografare ancora sul versante italiano. Alla partenza dalla Cappella, il mio immancabile “strillo” segnalo ad Assunta che avevo incontrato un “Esserino Lungo”, il mio immediato rilassamento precedette la spiegazione: era un Orbettino, ma mi era partito dall’erba su cui avevo posato lo scarpone e non lo avevo “identificato” immediatamente.     Il paesaggio attorno alla sella, su entrambi i versanti è splendido. Complessivamente camminammo per 11 km con un dislivello complessivo di circa 650m, non male per dei Lagunari “vecchietti e sovrappeso”. Ovviamente ci gratificammo a cena 😊, osservando una Femmina di Capriolo ed il piccolo che brucavano ai margini del Bosco dietro la Malga

Il Giorno seguente rischiai di mangiarmi le mani: mentre eravamo a colazione Assunta fissando oltre la finestra mi disse che c’era uno strano scoiattolo, mi alzai per guardate e lo “strano Scoiattolo” era diventato un Ermellino, a 3 metri dalla finestra;  la mia machina fotografica invece era ancora in Camera ☹.     Ripartimmo verso le 9.00 per ammirare meglio il percorso che scendeva in direzione di Pontebba, ma con una idea chiara, camminare ancora dopo aver imboccato la Val d’Aupa, per salire a a Malga Glazzat.

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