Malga Glazzat Alta

L’idea di MALGA GLAZZAT ALTA era arrivata casualmente, a metà agosto “Googolavo” cercando in Maps zone montante isolate dove ipotizzare di trascorrere qualche notte senza luna, per provare a fare fotografie notturne. Nel 2016 avevo trovato la notte “perfettamente Inattesa” sul Monte Lussari, non avevo mai provato prima a fotografare il cielo notturno; ci ero tornato nell’agosto del 2017 ma le condizioni del cielo non erano ideali, ai primi di Luglio del 2019 ci avevo riprovato al passo Volaia ed anche in quella occasione il meteo non aveva aiutato.  Continuare ad andare sempre negli stessi posti sarebbe diventato noioso, mentre scoprire posti nuovi è una delle cose che mi affascinano di più.   Così cercai informazioni questo posto. Lo trovai dopo aver deciso di pernottare a Cason di Lanza, quindi, dopo essere ripartiti da lì, decidemmo, prima di rientrare di fare una passeggiata anche a Malga Glazzat Alta per conoscerla.

Era il 21 agosto del 2019: posteggiammo la macchina a Sella Cereschiatis, in uno spiazzo dove una stradina sterrata devia per risalire alle malghe Alta e Bassa, erano circa le 10.30. Non conoscevo il percorso: mai visto, mai sentito prima e, poiché stando alla mappa, non sembrava lungo ed il dislivello sembrava moderato decidemmo di provare a piedi. 

Ammetto che un breve tratto della strada sterrata mi avrebbe creato problemi dato il mio problema di “vertigini” la scelta di camminare da subito fu quindi provvidenziale. Con passo lento, procedemmo per un breve tratto in saliscendi prima di una ripida rampa con alcuni tornanti stretti alla fine dei quali, raggiunto un pianoro, alcune mucche applaudirono incitandoci a continuare.

Il sostegno dei tifosi è sempre una ottima motivazione. Proseguimmo quindi su un falsopiano che attraversava alcuni spazi erbosi, sulla destra Mucche, sulla sinistra alcune pecore, leggermente sopra, sulla destra la Malga Glazzat Bassa.

Alla deviazione che portava alla Malga Bassa terminava lo sterrato, sostituito da un ottimo e recente fondo asfaltato dapprima in leggera salita, per poi diventare più ripido, per fortuna la salita attraversava un bel bosco ombroso. L’attraversamento di questo bosco causò una notevole perdita di tempo causata da alcuni Scoiattoli che saltellando tra l’erba e risalendo gli alberi ci distrassero non poco.

Giunti ad un tornante sulla sinistra la strada saliva ancora di più, e dopo alcune centinaia di metri il bosco lasciava spazio ad una soleggiata radura, a quel punto mi trovai solo con la bottiglia d’acqua nel mio zaino e capii che era utile fermarmi per dare da bere all’assetata che, speravo, mi avrebbe raggiunto. La sentivo ansimare ma non la vedevo arrivare. Quando mi raggiunse obbedii ai suoi ordini e le passai la Bottiglia lasciandola a Lei. A quel punto, avevamo due opzioni, tagliare sulla Destra attraverso prati per salire direttamente alla Malga, oppure proseguire dritti sull’asfalto, rientrando nel bosco per un percorso più lungo ma meno ripido. Ricevetti l’ordine perentorio di “proseguire Dritto”. Mancavano circa 120m di dislivello, ma quasi un paio di km di percorso, salita fortunatamente terminò 800m dopo, per trasformarsi in un saliscendi, dapprima nel bosco, poi sulla cima del pianoro erboso da dove si scendeva lentamente per raggiungere MALGA GLAZZAT. Venimmo accolti dal saluto di due Asini che ci presero il tempo, 1h45′, considerando le pause e le distrazioni non era male. Dopo aver ammirato la struttura della malga ci accomodammo su nuo dei tavoli esterni coperti da teli ombreggianti, sistemazione che, dopo la salita, ci parve la più comoda mai provata. Ordinammo: Birra e poi vediamo!  Il “poi Vediamo” si trasformò nell’ordinazione di Frico e Gnocchi, che l’arietta fresca sulle schiene umide pur dopo il cambio di maglietta ci suggerirono di degustare all’interno. Buoni, anzi, ottimi, come sempre tutto ciò che si mangia in montagna dopo una salita.

Raccogliemmo qualche informazione sulla Malga e sulla gestione, ordinammo anche il dolce ed il caffè che prepararono con la locca mentre da “curioso impertinente” chiedevo informazioni anche sul Caseificio, quindi mi permisero di guardare le forme in stagionatura, cosa che per un amante di formaggi è quasi un’Istigazione. (Ma loro non conoscevano la mia indole).  Constatai come la Malga si trovasse presso il “dorso” di una “collina erbosa” con panorama quasi a 360° affacciati verso alcune creste di montagne circostanti ed una bella vista sulla valle che da Pontebba prosegue in direzione Tarvisio.  Rifocillati e “zavorrati” per la discesa ripartimmo con estrema calma, dapprima percorremmo il sentiero con le illustrazioni della fiaba di “Lumalga” posizionate lungo un percorso nel bosco, poi lungo la strada già percorsa in salita ammirando la valle del torrente che scende dal monte Chiavals.  Quando scorsi una Poiana predare un animale sul terreno e ripartire per posarsi su quello che ritenni essere il suo posatoio tentai di convincere Assunta a deviare lungo il sentiero che passava in quella direzione, non avevo portato con me l’obiettivo più lungo e dovevo avvicinarmi, ma lei non volle sentir ragioni anzi, si accordò con il temporale che, tuonando, mi convinse a procedere lungo la strada già nota a passo svelto. Raggiungemmo la macchina alle prime gocce di pioggia, ci cambiammo in macchina mentre le gocce aumentavano di numero e dimensione per poi partire in direzione Moggio. Lungo la strada la macchina approfittò del diluvio per risciacquarsi. Giunti a Moggio mi convinsi a trovare uno spiazzo e fermarmi alcuni minuti in attesa che la pioggia calasse d’intensità, prima di ripartire definitivamente verso casa.

L’avevamo fatto: avevamo fatto il sopralluogo a Malga Glazzat. Una sgambata di poco meno di 9km tra andata e ritorno, con un dislivello complessivo di 450m.   Eravamo pronti a tornare alla Laguna.

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